La storia si è rimessa in moto - G. Savoini

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trumpcubo"L'Unione europea così come è strutturata non può durare. Così come cadde l'Unione sovietica, cadrà anche l'Ue. La Brexit è solo l'inizio e l'euro non arriverà al 2019. Le prossime elezioni in Olanda, Francia e Germania potrebbero accelerare il percorso di dissolvimento, oppure l'inizio della fine dell'Ue arriverà dalla Grecia, che non può più stare in piedi se ancorata all'euro".

Parole e musica (marcia funebre per i seguaci dell'Ue) del professor Ted Malloch, economista americano designato dal presidente Donald Trump a diventare ambasciatore Usa proprio presso l'Ue. Le parole di Malloch, raccolte da alcune importanti televisioni anglo-americane, hanno seminato il terrore tra i burocrati di Bruxelles e i cultori di un'Unione europea fallimentare e sostanzialmente fallita, in quanto incapace di rispondere alle grandi sfide di questo inizio millennio.

Malloch esprime in maniera accademica ciò che Trump sta dicendo a modo suo dalla Casa Bianca. Ecco i veri motivi che stanno dietro alle proteste, in moltissimi casi finanziate e sponsorizzate dai magnati globalisti (George Soros in primis), che utilizzano il risentimento dei democratici per la sconfitta elettorale e masse di disadattati sociali che cercano solo pretesti per darsi ad atti violenti e vandalici, mettendo nel mirino soprattutto le forze dell'ordine americane.

I miliardari anti-Trump hanno chiamato a raccolta il mondo di Holywood e della musica leggera, e persino dello sport, per propagandare ovunque l'idea di un presidente americano avulso dalla stessa America e incanalare le proteste verso un nuovo Watergate, con conseguente impeachment e destituzione di The Donald. Eppure l'economia americana va a gonfie vele, la Borsa di Wall Street ha raggiunto i massimi storici, i potenti sindacati dei lavoratori sono stati ricevuti dopo decenni alla casa Bianca e ne sono usciti con una dichiarazione di stima nei confronti del nuovo presidente; nonostante la propaganda Trump ha incassato la visita del premier "liberal" canadese e un patto di non belligeranza politica con quello del Messico (e il famigerato Muro, già iniziato da Clinton, viene ora esteso e rafforzato). Per non parlare delle amichevoli telefonate intercorse tra Washington e Mosca e Pechino.

Ma per le cosiddette grandi testate televisive e della carta stampata, non solo americane, Trump va messo sotto accusa per il decreto che vieta l'ingresso dei cittadini di sette paesi a rischio terrorismo islamico. Un falso problema che serve a distogliere l'attenzione delle masse dalla "rivoluzione geopolitica" trumpiana. Che vuole farla finita con una Ue incapace e avere come interlocutori stati sovrani: e infatti Trump ha ricevuto immediatamente "Miss Brexit" Theresa May.  Un Trump che parla della necessità di riaprire rapporti amichevoli con Vladimir Putin e unirsi con la Russia nella lotta all'Isis e al terrorismo internazionale.

Il neopresidente Usa sta, insomma, colpendo il cuore del sistema globalista e di quel Nuovo Ordine Mondiale innalzato dopo la fine del Muro di Berlino e del comunismo. A dimostrazione che la storia, alla faccia dei Fukuyama, non è affatto finita con la vittoria mondialista, ma si è rimessa in moto nel nome del recupero della sovranità statuale, dell'identità culturale e della tradizione cristiana euro-occidentale.

savoiniGianluca Savoini

Direttore Responsabile