La Birmania, una opportunità di sviluppo - S. Devecchi Bellini

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birmaniaIl Myanmar oltre ad essere un paese dell’Indocina in cui gradualmente il regime militare è sempre meno invasivo, nonostante sia ancora presente, è una concreta opportunità da un punto di vista turistico ed economico. Risulta infatti essere sia una meta di destinazione turistica per chi cerca ancora la cultura asiatica “di una volta” sia un paese in cui dirottare investimenti per raccogliere ottimi frutti negli anni a venire. A testimonianza di ciò si è voluta organizzare, in grande stile, quella che ho soprannominato la “Myanmar Economic Week”.

Farnesina e ISPI  sono stati protagonisti con due convegni tra Roma e Milano. La Country Presentation dedicata alle opportunità di collaborazione e di investimento nell’Unione del Myanmar, uno dei nuovi mercati del Sud-Est asiatico che offre grandi prospettive di crescita e ampi spazi per le imprese straniere, è stata presentata in grande stile nella Capitale. La rimozione delle sanzioni americane, l’approvazione di una nuova legge sugli investimenti e una politica che privilegia l’attrazione dei capitali stranieri sono solo alcuni dei segnali della trasformazione in atto nel Paese. Tutti questi fattori devono essere sommati alla grande ricchezza di materie prime e alla posizione geografica in un’area strategica come quella del sud-est asiatico che fanno del Myanmar un paese dalle grandi potenzialità anche per le aziende italiane. 

Una prima utile considerazione per le forze politiche italiane è la possibilità di poter considerare “aperto” un importante accreditamento rispetto al dialogo politico e commerciale con questo paese che confina a Nord-Ovest con il Bangladesh e l’India, a Nord-Est con la Cina, a Est con il Laos e a Sud-Est con la Thailandia, mentre a Ovest e a Sud si affaccia per circa 2500 km sull’Oceano Indiano. Il Myanmar prosegue con gli sforzi volti a facilitare l’accesso al mercato alle aziende e agli investitori. Un esempio molto concreto da parte del Directorate of Investment and Company Administration è stata la creazione di uno sportello unico a Yangon per ottimizzare ogni procedura burocratica che permetta ed assista l’arrivo di investimenti esteri. 

Il Myanmar, ex Birmania, ha deciso infatti di continuare nell’apertura sia in ambito politico che economico. Tale opportunità consente la nascita di un nuovo mercato senza termini di paragone visti la sua dimensione, la necessità di recupero e il potenziale di sviluppo. Ho potuto verificare questa ferrea volontà da parte di quella piccolissima porzione della società, presente solo nella capitale economica Yangon, che si può definire classe media. Essendoci già stato diverse volte ho potuto notare come i primi segnali siano per esempio la voglia di imitare comportamenti e abitudini occidentali, europei o americani che siano. L’interesse della comunità internazionale ad investire in questo paese è talmente forte che la liberalizzazione continua e le infrastrutture vengono accuratamente rinnovate.

Ho potuto seguire, su quotidiani internazionali, i relativi progressi d’investimento che attori stranieri hanno deciso di riservare nel corso degli anni scorsi a seguito dei quali sono già state fatte iniziative all’avanguardia. Una di queste è la costruzione di un’indipendente ed efficiente Free Trade Zone proprio nella municipalità di Yangon, unico vero centro di interessi economici del paese. Si tratta quindi di un processo dinamico che è destinato ad accelerare e che le aziende italiane esportatrici dovrebbero seguire con grande attenzione.

Mentre la Cina evidenzia un deciso rallentamento del PIL, altri paesi asiatici guardano al mercato occidentale offrendo opportunità di scambi economico-commerciali. Si tratta dell’area Asean. L’Asean, Association of Southeast Asian Nations, nata per promuovere la pace e la sicurezza tra i Pesi membri (Vietnam, Cambogia, Tailandia, Singapore, Filippine, Myanmar, Malesia, Laos, Indonesia e Brunei) ha come obiettivo primario quello di accelerarne la crescita economica ed il progresso socio-culturale.

Nell'Asean il Myanmar è un paese che sta attualmente attraversando una fase di transizione geopolitica. Il Myanmar è tuttora accentuatamente rurale, con un tasso di urbanizzazione che molto probabilmente si aggira intorno al 30%. Le città si sono sviluppate solo recentemente intorno a centri politico-religiosi. In seguito ad un periodo di isolamento che lo ha visto in partnership quasi esclusiva con la vicina Cina, il governo militare che guida il Myanmar ultimamente sta cercando nuovi legami a livello internazionale. L'Italia è tra i Paesi dell'eurozona più appetibile con il quale già si registrano scambi commerciali che negli anni scorsi sono stati più che modesti. Le esportazioni dell'Italia verso il Myanmar riguardano sostanzialmente macchinari, apparecchiature e prodotti tessili.

Il Myanmar è orientato a stabilire sinergie con la nostra industria e imprenditoria soprattutto in questo periodo in cui si avverte l'esigenza di cambiamento. È dunque probabile che nei prossimi anni ci sia uno sviluppo dell’urbanizzazione, infrastrutturale e dei servizi, con l'intervento delle PMI italiane. Nel paese si iniziano a riscontrare innumerevoli occasioni di riorganizzazione e ristrutturazione. Vi è un’oggettiva mancanza però di competenze, rispetto ad un’abbondanza di manodopera, che penso rallenterà non poco lo sviluppo commerciale.

La figura attualmente più carismatica è sicuramente Aung San Suu Kyi, politica birmana nata nel 1945 e cresciuta fuori del suo paese, che nel 1988 è tornata in Birmania per impegnarsi nel processo di democratizzazione nazionale.

Il Myanmar è uno Stato ricco di materie prime situato in una posizione strategica tra Cina, India e il Sud-Est Asiatico, in prossimità delle maggiori rotte commerciali dell’Oceano Indiano. L’economia del paese è, al momento, una delle più arretrate al mondo. Questo è dovuto ai quasi 50 anni di controllo opprimente da parte di varie dittature militari, politiche economiche disastrose e corruzione dilagante. Di fatto, il 32% della popolazione birmana vive oggi sotto la soglia di povertà. Ciò nonostante, la situazione della Birmania ha cominciato ad evolvere rapidamente dalle ultime elezioni politiche del 2010. Molte aziende pubbliche sono state privatizzate e settori in cui lo Stato deteneva il monopolio sono stati aperti alla competizione. Il Myanmar intrattiene buone relazioni commerciali con i suoi vicini asiatici mentre con quelli occidentali quali Stati Uniti, Unione Europea, Canada e Australia è in fase di avvicinamento nonostante siano state imposte al paese sanzioni economiche e finanziarie che hanno notevolmente limitato lo sviluppo dell’industria locale. Di recente, però, queste sanzioni sono state ridotte in seguito al cambio di rotta attuato dal nuovo esecutivo birmano, e si prospetta anche una loro prossima rimozione nel caso in cui le riforme continuino nella stessa direzione. Per questa ragione ci si aspetta nel paese un boom di investimenti occidentali nei prossimi anni in settori quali quello dell’energia, della manifattura e delle infrastrutture.

L’imprenditore italiano che ha intenzione di avviare la sua attività in Myanmar è molto incentivato tanto più che il governo locale, con un disegno di legge apparso nel marzo del 2012, ha deciso di rimuovere l’obbligo per gli stranieri di avere un partner birmano per iniziare un’attività economica. La nuova politica ha dato un forte impulso allo sviluppo dell’economia locale. L’industria birmana è però molto arretrata, utilizza tecniche e macchinari obsoleti e non ha il know-how necessario per recuperare con i propri mezzi il gap tecnologico verso i paesi occidentali e anche asiatici. L’unica soluzione che le aziende birmane hanno per guadagnare competitività è importare macchinari dall’estero. Molti produttori di macchinari (in particolare cinesi) si stanno muovendo per assicurarsi contratti con i principali enti pubblici.

Il settore delle costruzioni birmano è visto in rapida espansione nei prossimi anni data la grande carenza di infrastrutture. Basti pensare che le linee ferroviarie sono ancora le stesse costruite dagli inglesi a fine ‘800 e la maggior parte delle strade non è asfaltata. In effetti, grazie anche all’aiuto della Banca di Sviluppo Asiatica, il Myanmar sta investendo molto su programmi di sviluppo del territorio, affidandosi soprattutto a partner stranieri, vista la mancanza di un’industria moderna locale.

L’industria tessile birmana è una delle più sviluppate del paese in quanto offre manodopera qualificata a costi che restano molto bassi quand’anche rapportati a quelli degli altri paesi della regione. Questo settore è visto in forte crescita negli anni a venire; dovrebbe infatti raggiungere il secondo posto come valore dei prodotti esportati dal Myanmar, dietro il gas naturale.

Oggi il Myanmar vive una transizione verso la democrazia seppur nella costituzione del 2008 ci sia scritto che le forze armate hanno il diritto e il dovere di intervenire qualora l'ordinamento venisse minacciato da rivolgimenti interni. Fino al 2017 le politiche economiche sono state trascurate da Aung San Suu Kyi; non c’è stata quindi una vera e propria spinta economica. Il Myanmar si deve dare un’identità chiara e ben definita agli occhi soprattutto degli investitori esteri. Quale paese vuole essere? Quello che attrae investimenti manifatturieri? Quello che punta all’espansione delle sue materie prime? Sarà un vero snodo epocale per il paese che è il secondo produttore al mondo di riso.

Gli investimenti maggiori esteri presenti in Myanmar sono inglesi sia perché è stata in passato una loro colonia sia perché Aung San Suu Kyi ha sposato un inglese ed è per questo motivo che non potrà mai essere Presidente. Infatti una legge ha sancito come quella carica sia solo per birmani sposati con cittadini birmani. Il Giappone ha sempre giocato, subito dopo gli inglesi, un ruolo fondamentale nella fase di transizione. L’Italia sta cercando di avviare un piano di sviluppo molto importante essendo il Myanmar uno dei tre paesi in Asia prioritari per investimenti. Le opportunità per gli investitori italiani sono numerose: turismo, arte e cultura, sicurezza sanitaria e molte altre. La Camera di Commercio italiana a Singapore ha aperto da poco un desk a Yangon in collaborazione con l’Ambasciata italiana e la Camera di Commercio Italia-Myanmar. L’operazione, ottimamente riuscita, ha lo scopo di aiutare le aziende associate alla Camera a lavorare nel mercato birmano ultimamente cresciuto con ritmi superiori all’8%.

Come febbraio è il mese del Myanmar in Italia, grazie ai due prestigiosi convegni, dicembre è stato il mese dell’Italia in Myanmar. Tale presenza è stata caratterizzata da due fiere molto ben riuscite. La prima, “Food and Wine” (per gli alimentari) e “Foodtec” (per i macchinari riguardanti la trasformazione e la conservazione), si svolge da anni; la seconda, “Home and Office” (per arredo casa e ufficio), è stata una novità.  A questo proposito va detto che i prodotti importati nel campo del food and beverage, per ora ancora di medio-basso livello, sono molto apprezzati e richiesti.

Entrambi gli eventi fieristici sono la reale “messa a terra” di un quadro generale economico più globale che connota le economie emergenti asiatiche come attori che non cedono terreno e hanno concluso il 2016 con un tasso di crescita consolidato del 5,7% complessivo. Il tema sicuramente di maggiore priorità del governo birmano è creare un vero e proprio ceto medio oggi del tutto assente che potrà essere l'asse portante del futuro sviluppo.

devecchibelliniStefano Devecchi Bellini

imprenditore