Il disordine sociale come causa dell’aumento della criminalità e della progressione criminosa: la “Teoria delle Finestre Rotte” - F. Fuso

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manettepoliziaLa “Teoria delle Finestre Rotte” è stata definita “una teoria epidemica della criminalità” secondo la quale la criminalità è un fenomeno contagioso, come è contagiosa una tendenza della moda e tende a dimostrare la capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti antisociali. Già nel 1969, il Prof. Philip Zimbardo dell’Università di Stanford condusse un esperimento di psicologia sociale nei quartieri del Bronx e di Palo Alto verificando che la dinamica di vandalismo provocata dall’abbandono di due auto uguali nei due quartieri era identica: l’unica differenza era rappresentata dal fatto che l’auto lasciata nel Bronx fu oggetto di vandalismo nel giro di poche ore mentre quella a Palo Alto subì gli stessi atti solo dopo la rottura di un vetro.

Successivamente, nel 2007 e 2008 Kees Keizer ed alcuni suoi colleghi dell’Università di Groningen condussero una serie esperimenti sociali controllati per verificare se l’effetto del disordine esistente (come la presenza di graffiti o di rifiuti) potessero aumentare l’incidenza di criminalità ulteriori e più gravi come il furto, il degrado o altri comportamenti antisociali: in un primo tempo (la fase del “controllo”), il luogo fu tenuto ordinato, libero da graffiti, finestre rotte, ecc. mentre, nella seconda fase (“l’esperimento”), lo stesso ambiente fu modificato in modo da farlo sembrare oggetto di incuria e carente di ogni tipo di controllo: solo in questa seconda fase furono rotte le finestre degli edifici, le pareti furono imbrattate con i graffiti e fu accumulata sporcizia. L’osservazione dei ricercatori portò alla conclusione che le persone si comportavano diversamente dopo che l’ambiente era stato reso volutamente disordinato (Keizer K, Lindeberg S., Steg L. “The spreading of disorder”, 2008).

La “Teoria delle Finestre Rotte” venne, poi, elaborata dai criminologi James Q. Wilson e George Kelling (George Kelling e James Q. Wilson, “Broken Windows: The police and nighborhood safety”, 1982) sulla base dei citati esperimenti. Essi sostenevano che la criminalità è l’inevitabile risultato del disordine: “Il mendicante che non viene controllato è, in effetti, la prima finestra rotta. Aggressori e rapinatori, sia opportunisti che di professione, pensano di ridurre il rischio di essere presi o identificati se agiscono nelle strade dove le potenziali vittime sono già intimidite dalle condizioni dominanti. Se il quartiere non è in grado di impedire a un mendicante inopportuno di dare fastidio ai passanti, potrebbe ragionare il delinquente, allora è ancor meno probabile che la polizia possa identificare un potenziale rapinatore o interrompere il crimine stesso”. In altre parole, se una finestra è rotta e non viene riparata, chi vi passa davanti concluderà che nessuno se ne preoccupa e che nessuno ha la responsabilità di provvedere. Ben presto ne verranno rotte molte altre e la sensazione di anarchia si diffonderà da quell’edificio alla via su cui si affaccia, dando il segnale che tutto è possibile. In una città, problemi di minore importanza, come i graffiti, il disordine pubblico, la mendicità aggressiva, l’incuria, la sporcizia, sarebbero l’equivalente delle finestre rotte, ossia inviti a crimini più gravi.

Un’applicazione pratica della citata teoria venne effettuata, negli anni ottanta, sulla metropolitana di New York, prima eliminando i graffiti e poi intervenendo drasticamente sulla questione dei biglietti non pagati. La stessa strategia venne attuata sull’intera città: il capo della Polizia della metropolitana, William Bratton, ordinò agli agenti la massima intransigenza nei confronti dei reati minori. Quando i reati iniziarono a diminuire anche in città, in modo veloce ed improvviso come già era avvenuto per la metropolitana, Bratton e Rudolph Giuliani (allora sindaco di New York) si convinsero che la causa era la medesima e cioè che i reati apparentemente insignificanti erano i punti critici della criminalità violenta.

La “Teoria delle Finestre Rotte” ha subito ed ancora oggi subisce alcune critiche che tendono a eliderne o ad annullarne la validità scientifica. In effetti, se da un lato bisogna riconoscere che non è sufficiente eliminare la sporcizia o il degrado o aumentare il controllo sociale perché spariscano i criminali, certo è che il senso civico ed il rispetto delle regole vengono influenzati anche da segnali ambientali più o meno subliminali. Violazioni minori e reati meno gravi vengono incoraggiati in un luogo dove sembra che tutti ignorino le regole. Il degrado, l’emulazione e la convinzione dell’impunità rappresentano fattori concorrenti che portano ad una sorta di “istigazione” a compiere atti poco edificanti e, persino, reati in una progressione criminosa che può giungere, poi, anche alla commissione di delitti efferati.

L’idea di fondo è che il reato sia interazione e che esso debba essere considerato…in stretto rapporto all’ambiente in cui ha luogo e al cui interno vi possono essere le vittime stesse…[per] mettere in luce i collegamenti che possono esservi tra le opportunità criminogene e i deficit che caratterizzano la vita di taluni individui e/o gruppi di individui. Se da una parte una carenza di freni e legami sociali, di socializzazione, di controllo, di reddito e di razionalità può dare luogo a un sovrappiù di definizioni favorevoli alla violazione delle norme sociali e giuridiche, dall’altra, affinché un individuo delinqua è necessario che egli abbia delle opportunità per farlo…Le opportunità hanno sempre un grande ruolo, così grande da indurre talvolta un soggetto a delinquere anche se non ne ha bisogno. Egli lo può fare, cioè, perché può trovarsi in una situazione particolarmente favorevole, di fronte a tentazioni troppo forti…” (Volpe, “La grammatica della devianza: situazioni, opportunità e scelte razionali).

Dunque, agire sull’ambiente e sul contesto sociale significa bloccare il disordine prima che esso si cronicizzi, vuol dire porre in essere azioni di prevenzione e di controllo che portino alla dissuasioneInoltre, perseguire i colpevoli anche di reati minori ed applicare sanzioni efficaci ridarebbe vigore alla certezza della pena ed eliminerebbe la convinzione dell’impunità, causa frequente della progressione criminosa e della ricaduta nel crimine.

fusoFrancesca Fuso

avvocato in Milano