Un federalismo per tutta Italia – A. Ferrari Nasi

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italiamappaUn partito che in pochi anni triplica i propri consensi ed arriva quasi al 15% può aspirare a molto. Ad occupare cariche, a governare regioni, a guidare una coalizione nazionale, ma non ad andare al governo, perché per vincere, con alleati che non forniscono una spinta sufficiente, occorre valere molto di più. Gli attuali alleati della Lega rappresentano questo, perché Forza Italia vale meno della metà di quanto valeva qualche anno fa e Fdi rappresenta solo un terzo di quello che era Alleanza Nazionale. Gli attuali avversari politici della coalizione di centrodestra, il Pd ed il Movimento 5 Stelle, sono decisamente in una posizione migliore. Il primo, per quanto scosso da fortissime tensioni, mantiene una forma-partito solida; anzi, agli occhi dell'elettorato, non degli addetti ai lavori, la scissione di quello che è, in ultimo, la "vecchia guardia perdente" sarà probabilmente salutare ed il partito potrebbe esserne premiato. Il secondo è ancora oggi il vincitore in pectore delle prossime elezioni politiche. La classe politica non è infatti ancora riuscita a ridimensionare il voto di protesta che si indirizza verso il M5S, e per converso il movimento di Grillo, attanagliato nella trappola romana, sembra disposto a non fare nulla piuttosto di fare qualcosa di sbagliato cioè controproducente.

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Non servono vacui scenari e simulazioni di voto di estemporanei sondaggi: sono inutili e spesso fuorvianti; occorre invece comprendere il contesto politico-elettorale e questo non lascia scampo: la Lega Nord, se vuole portare il centrodestra alla vittoria ed esserne leader, ha bisogno di fare un passo ulteriore. L'articolo 1 dello statuto definisce le finalità della Lega Nord nel "conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana". L'articolo 2 spiega che il Lazio e le regioni del Sud non fanno parte della Padania. Sono circa 21.000.000 di elettori, che in caso di voto difficilmente potrebbero scegliere il simbolo che fu di Bossi, ma neanche quello d’appoggio Noi Con Salvini, come anche oggi dimostrato dalle rilevazioni degli istituti demoscopici.

Ora che è forte, che nell'area non ha grossi avversari ad impensierirlo, Salvini dovrebbe imprimere un’accelerazione e sorprendere, creando un nuovo contenitore, un nuovo movimento nazionale, potendo così accogliere nella nuova casa quella gran parte di centrodestra in attesa di ricollocazione. Una sfida che permetterebbe immediatamente di portare alla ribalta in maniera decisa e credibile quella che è "la questione settentrionale" e riproporre un federalismo nazionale declinato sulle reali e diverse esigenze delle regioni. Un argomento molto sentito, anche al Sud, che però non può essere accettato, come la storia politica del Paese ha dimostrato, nei termini in cui la Lega lo ha proposto in passato. Una sfida che permetterebbe alla Lega di far perdere l'iniziativa politica agli avversari, che su un tema solido e appassionato come questo non hanno storicamente argomenti politici e si troverebbero a dover inseguire.

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La maggior parte dell'elettorato della Lega non sarebbe in disaccordo: da una mia ricerca di poco tempo fa, quasi due su tre; mentre un consistente 34% non rinuncerebbe allo storico simbolo. Ovviamente, diventerebbe un imperativo categorico per il partito non perdere quel terzo di elettori fortemente identitari, storici e sicuri. Metodologie partitiche conosciute e, ancora una volta, la storia politica degli ultimi anni, ricordano tuttavia come non sia difficoltoso minimizzare, fino a quasi rendere politicamente indolori, evoluzioni politiche di questo tipo. Occorre scegliere modalità organizzative "federali" e un adeguato messaggio politico capaci di intercettare nuovi voti senza perdere quote consistenti di elettorato tradizionale. La stessa ricerca dice che un partito nuovo potrebbe avere un bacino molto ampio a cui attingere: il centrodestra non "padano", pur escludendo quelli di Lega e anche Fdi, vale circa 4 milioni di voti; gli indecisi, non "padani" e non di centrodestra ne valgono 3.5000.000: in tutto circa 7.500.000 di voti. Un corpo elettorale cui sarebbe un peccato rinunciare.


ferrarinasiArnaldo Ferrari Nasi

sociologo e analista politico

professore a contratto di analisi della pubblica opinione

membro della Società Italiana di Scienza Politica