Alcuni dati su immigrazione e crescita economica in Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna - A. Lusiani

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crescitaeconomicaimmigrazioneEspongo nel seguito alcuni dati per confrontare l'Italia con altri 4 grandi Stati europei (Francia, Germania, Inghilterra e Spagna) su immigrazione, demografia e crescita economica. La fonte dei dati è Eurostat, aggiornato a luglio 2017.

Dal 2002 l'Italia accoglie molti immigrati

Eurostat pubblica dati sul numero netto annuale di immigrati, che corrisponde al numero di immigrati meno il numero di emigrati. Per l'Italia, il numero di emigrati all'anno corrisponde a circa 50mila persone all'anno, fino ad alcuni anni fa. Più recentemente, a causa della persistente crisi economica italiana, il numero di emigrati è salito fino a 250mila circa nel 2016. Il numero netto di immigrati viene stimato usando il numero di residenti, stimato dall'Italia, e i numeri dei morti e nuovi nati in Italia, ben conosciuti e rendicontati. Sia pure con qualche ritardo, il numero di residenti stimato dall'Italia tende ad includere tutti gli immigrati, inclusi quelli inizialmente irregolari, quindi il numero netto di immigrati riportato da Eurostat stima ragionevolmente il totale dell'immigrazione al netto dell'emigrazione, con qualche ritardo quando ci sono molti ingressi irregolari.

Scaricando dati Eurostat nel 2010, 2013 e 2017 ho constatato che le stime dei flussi di immigrazione netti in Italia sono stati revisionati per gli anni 2002-2008: le stime Eurostat del 2013 sono state abbassate nel 2017. Nei dati Eurostat del 2017 compare anche un picco molto elevato di immigrati bel 2013, che appare inconsistente con i dati Caritas/CNEL e che forse è conseguenza delle revisioni ISTAT sul numero di residenti in Italia che sono avvenute dopo il censimento del 2011. Ne deduco che le stime Eurostat dei flussi netti di immigrazione nel singolo anno hanno un'incertezza non piccola, specie per gli anni recenti non ancora revisionati. Tuttavia, il numero totale di immigrati netti che si ottiene sommando le stime annuali in un periodo medio-lungo dovrebbe avere un buon livello di affidabilità.

Il numero di immigrati netti in un anno è riportato nel primo grafico.

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Questi dati appaiono consistenti, sia pure con una certa approssimazione, con i dati dei rapporti Caritas/CNEL. Per meglio confrontare Paesi con diverso numero di abitanti è però opportuno considerare i flussi in rapporto alla popolazione residente, come fa il grafico che segue.

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In rapporto alla popolazione residente, l’immigrazione netta in Italia è aumentata drasticamente a partire dal 2002 e da quell’anno è rimasta ai vertici mondialiLa Spagna, ha accolto dal 2002 al 2008 un flusso di immigrati netti molto superiore all'Italia e veramente eccezionale, in corrispondenza di una altrettanto eccezionale crescita economica, crescita economica che invece non si è verificata in Italia. Negli stessi anni Francia, Germania ed Inghilterra hanno avuto flussi netti di immigrati notevolmente inferiori a quelli italiani.

Nei primi anni della recente grave crisi economica, a partire dal 2008, la Spagna ha velocemente portato a zero la sua immigrazione netta sia per effetto della crisi economica sia a causa di efficaci politiche governative di rimpatrio e di limitazione degli ingressi, iniziate durante il governo Zapatero. Specie negli ultimi anni è aumentata significativamente l’immigrazione netta in Germania, il Paese con economia relativamente più florida in Europa. Dal 2003 al 2009 circa l’immigrazione netta in Germania è stata vicina a zero, e anche in tutto il periodo considerato dal 1990 al 2016 è stata molto più modesta dell’immigrazione in Italia. A partire dal 2010 i dati Eurostat indicano un progressivo cospicuo aumento dell'immigrazione netta in Germania.

L'Eurostat raccoglie anche un altro dato utile a capire la consistenza accumulata dell'immigrazione negli ultimi decenni: la percentuale dei residenti nati all'estero sulla popolazione residente, esposta nel grafico che segue. Questi dati, disponibili solo a partire dal 2009, mostrano che l'immigrazione accumulata fino ad oggi in Italia è comparabile con l'immigrazione accumulata negli altri Paesi considerati negli ultimi 50-70 anni. Siccome circa il 90% degli immigrati in Italia risiede nel Centro-Nord, la percentuale di immigrati nel solo Centro-Nord Italia in particolare è simile a quella media degli altri Paesi europei qui considerati, e possiamo stimare anche arrivata in tempi più recenti rispetto a Francia, Germania e Inghilterra.

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Crescita economica e immigrazione

È plausibile che una forte crescita economica attragga un elevato numero di immigrati dai Paesi più poveri. Il grafico che segue mostra la crescita reale del PIL pro-capite dei Paesi considerati a partire dal 1995.

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Il grafico mostra la crescita economica impetuosa della Spagna dal 1993 fino all’inizio della crisi economica mondiale del 2007-2008. I flussi eccezionali di immigrazione in Spagna sono plausibilmente correlati con la crescita eccezionale del settore delle costruzioni di immobili, che ha prodotto infine una bolla immobiliare che è scoppiata con la crisi del 2007-2008. Allo scoppio della crisi il governo spagnolo è intervenuto riducendo praticamente a zero l’immigrazione netta nel corso del 2008 e 2009.

La Germania ha avuto dal 1997 al 2010 immigrazione netta praticamente zero, poi a partire dal 2010 il flusso di immigrazione netta aumenta significativamente. Questo aumento è plausibilmente collegato col fatto che la Germania ha avuto negli ultimi anni una crescita economica molto superiore alla media europea. In anni più recenti l'immigrazione in Germania è aumentata molto anche come conseguenze delle politiche di apertura all'ingresso dei profughi siriani. Non so in quale misura questi recenti immigrati siano presenti nei dati Eurostat attuali.

L’Italia a partire dal 1990 circa ad oggi ha la peggiore dinamica di crescita economica tra i Paesi considerati, e con buona probabilità la peggiore dinamica di tutto il mondo. L'immigrazione netta è elevata a partire dal 2002, rimane sostenuta anche dopo l'inizio della crisi economica mondiale del 2007-2008, diminuendo progressivamente negli anni successivi anche per l'aumento significativo dell'emigrazione dall'Italia.

L’Inghilterra ha avuto in tutto il periodo considerato una vigorosa crescita economica, ma il flusso di immigrazione, pur consistente, è rimasto nettamente inferiore a quello italiano.

La Francia ha avuto inizialmente flussi di immigrazione simili a quelli inglesi, che si sono progressivamente ridotti a partire dal 2006. Economicamente, la Francia è cresciuta significativamente meno di Spagna, Inghilterra e Germania, ma molto più dell'Italia, accogliendo molti meno immigrati.

In conclusione, in Spagna e Germania i flussi di immigrazione hanno andamenti che appaiono determinati da fattori economici e decisioni politicheIn Francia e Inghilterra, pur a fronte di tassi di crescita economica nettamente superiori all’Italia, il flusso di immigrazione rimane  molto inferiore all’Italia. Nel confronto con gli altri Paesi, l'Italia ha una posizione peculiare e difficile da spiegare: accoglie più immigrati di tutti eccetto la Spagna, ma ha di gran lunga la peggiore dinamica di crescita economica. L'Italia appare subire l'immigrazione, e non si vede nei dati alcuna traccia di intervento regolatore dello Stato. Personalmente concludo che l’Italia appare essere un Paese alla deriva, senza controllo, che subisce passivamente la pressione immigratoria che invece gli altri Stati appaiono capaci di governare.

Crescita economica e demografia

In Europa, l'Italia ha livelli di natalità simili a Germania e Spagna. Francia e Inghilterra hanno livelli significativamente superiori di natalità. Il grafico che segue descrive la situazione.

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Anche Giappone e Corea del Sud hanno livelli di natalità simili a quelli italiani. Se si eccettua la straordinaria immigrazione in Spagna del 2002-2008, nessuno dei Paesi con bassa natalità appena elencati appare perseguire una politica di elevata immigrazione organizzata o comunque tollerata dal governo nel periodo 1990-2016, eccetto molto recentemente la Germania con l'apertura illimitata a favore dei profughi siriani. L'apertura illimitata tedesca tuttavia è stata di fatto revocata dopo un anno circa, chiudendo la rotta balcanica anche grazie ad onerosi accordi con la Turchia, nonostante vengano reiterate fino ad oggi nei mezzi di comunicazione alcune declamazioni retoriche sull'accoglienza senza limiti.

Si potrebbe pensare che la crescita sostenuta della popolazione residente, se necessario anche grazie a massiccia immigrazione, sia una condizione indispensabile per la crescita economica. I dati disponibili però raccontano una storia diversa: si può avere crescita economica ai vertici mondiali pur con una popolazione stagnante, come la Germania, e si può avere una crescita economica ai minimi mondiali pur in presenza di un significativo aumento della popolazione, come in Italia.

Il grafico che segue mostra la crescita della popolazione dal 1995 per i Paesi considerati.

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Il grafico che segue mostra la crescita del PIL pro-capite dal 1995. Il PIL pro-capite è l'indicatore più utile a rappresentare le condizioni economiche delle famiglie. L'aumento del PIL pro-capite risulta, come ci si può aspettare, completamente scorrelato con l'aumento della popolazione.

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l grafico che segue mostra la crescita del PIL. L'aumento della popolazione, a parità di altri fattori come la percentuale di occupati e la produttività media, contribuisce alla crescita del PIL. È importante tuttavia sottolineare che la crescita del PIL non è l'indicatore adeguato per misurare il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, per le quali è rilevante invece il PIL pro-capite. Un aumento del PIL che si verifica solo mediante l'aumento della popolazione lascia invariate le condizioni economiche medie dei residenti.

È anche utile sottolineare che l'aumento del PIL dal 1990 ad oggi in Italia, Francia, Germania e Spagna è sostanzialmente indipendente e scorrelato con l'aumento della popolazione. Se un Paese cresce economicamente, sia esso Spagna, Germania o Inghilterra, il contributo demografico alla crescita del PIL è modesto: ciò che determina l'aumento del PIL di un Paese è primariamente l'aumento di produttività e di occupazione nella sua economia, non l'aumento della sua popolazione. Nel periodo 1995-2016 la crescita economica di Spagna, Germania e Inghilterra, incluso il periodo della grande recessione mondiale, è stata come media annua del 1.70%, 1.09%, 1.67%, rispettivamente.

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La loro popolazione è cresciuta invece del 0.61%, 0,06%, 0.47%. Il contributo demografico alla crescita economica è stato del 35%, 5%, 28%. Nello stesso periodo il PIL italiano è cresciuto dello 0.41% medio all'anno, e la popolazione è cresciuta dello 0.25% all'anno. Se si escludesse la grande recessione mondiale, che ha precedenti solo nella grande depressione del 1929, la scarsa rilevanza del contributo demografico alla crescita economica sarebbe ancora più evidente.

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Alberto Lusiani

ricercatore di fisica sperimentale

Scuola Normale Superiore