A proposito di identità. Una iniziativa scientifica – D. Mattiangeli

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identita3L’8 settembre si è svolta all’università di Roma 3 un’iniziativa, organizzata dal Prof. Valditara, per promuovere la creazione di un gruppo di attività e studi su un tema quanto mai attuale sia nel passato che nel presente: l’identità. Che cosa è questa identità? L’identità nazionale, quella europea, quella internazionale, quella del singolo o di una comunità di persone? Molti sono i significati e le sfumature che la “categoria” identità può assumere. Ci piace in questa sede ricordare un fil rouge, esposto dall’organizzatore Valditara sin dall’inizio con il suo intervento di apertura della mattinata di riflessione: “l'identità è innanzitutto un valore in sé”.  Si, perché sia per una persona che per una comunità politica valgono le stesse regole: se non si ha un senso di sé, cioè della propria identità come essere singolo o come gruppo di individui (e cioè collettiva), si produrrà un’alienazione, una crisi di identità, che porta a fenomeni dissociativi dal proprio io singolo o comune. Proprio la contrapposizione tra coscienza di se (singola o collettiva che sia) e l’alienazione da se, tipica del disturbo dissociativo della personalità, è la chiave di lettura per l’interpretazione di quest’iniziativa.

Viviamo, infatti, come giustamente espresso da Valditara, in un momento storico, sociale e politico, come quello attuale, in cui ci chiediamo cosa sia la “nostra” identità e soprattutto se si riferisca non più al singolo, ma ad una comunità politica. Uno stile di vita comune, dei valori di riferimento base, delle strutture sociali, economiche e giuridiche proprie a tutti? Tante sono qui le sfumature che potrebbe prendere l’identità. Per Valditara addirittura un “diritto umano strettamente legato al concetto di sovranità popolare e dunque a quello di democrazia”. Un pensiero che per Lui innesta le sue radici negli esempi all’interno della storia politica e giuridica romana, che va dalle mura di Romolo alla constitutio Antoniniana, passando per l’integrazione del popolo albano e di quelli d’oltralpe, ma sempre sulla base del concetto dell’utilitas. È questo concetto di utilità politica e sociale, infatti, quello che contraddistingue i diversi rapporti dei romani con l’identità nella sua evoluzione storica. Un utilitas dei romani, sia ben inteso, e non degli stranieri da assimilare. Un concetto di assimilazione integratrice per arricchire Roma stessa e non gli altri.

L’esperienza romana è però per Valditara stravolta dall’attuale bipolarismo dei due grandi indirizzi politici e sociali dell’attuale politica migratoria, che incide inevitabilmente sull’identità del popolo “integratore”. Da un lato quell’universalismo cosmopolita, che non vuole confini e differenze tra individui e che vuol permettere a tutti di “professare” il proprio diritto e i propri costumi indifferentemente dal dove e dal quando. A questo si contrappone l’identitarismo, se così vogliamo definirlo, di quelle persone che credono, come già avevano fatto i romani all’apice della loro cultura, nella propria civitas e nei suoi valori. Un insieme di fattori “identitari” e “fondanti” che non a caso contraddistinguono la civitas da altre realtà.

Questi fattori fondanti, nell’Europa moderno, possono essere plurimi: vi è un’identità locale, nazionale, europea, e occidentale. Importante è però individuare, come conclude Valditara, proprio questi valori fondanti la comunità politica del nostro popolo. Per individuare questi valori fondanti la nostra identità, al fine di non perderci in una alienazione di noi stessi, si da vita a questo progetto. Per cercare di capire una via, insomma.

Sulla base di questo importante e complesso impulso si sono susseguite diverse opinioni delle molte persone, circa 40 presenti in sala, provenienti da tutta Italia e da diversi paesi stranieri, tra cui l’Austria e gli Stati Uniti d’America. Quasi tutti professori universitari, molti di diritto romano, altri economisti, storici, linguisti e civilisti, ma anche esponenti della vita politica e giuridica. Un primo importante intervento della Prof. Laura Solidoro (Università di Salerno), ha subito posto il problema del destinatario di questi studi e cioè le persone a cui questi studi vogliono essere indirizzati: accademici o anche persone al di fuori della rete universitaria? Insomma un’iniziativa solo scientifica o anche di divulgazione? Una domanda che è stata ripresa da diverse persone in successivi interventi e infine sintetizzata da Valditara nelle sue conclusioni, in cui si è proposto di realizzare uno studio da un lato divulgativo, certo, perché si vuole che il più amplio numero di soggetti possano comprenderlo, e dall’altro però con solide basi scientifiche che supportino i risultati dello studio. Altro intervento di grande importanza programmatica è stato quello del professore di economia della University of Minnesota Rustichini, che non solo ha fatto notare come questo progetto da una parte debba essere di carattere scientifico, e dall’altra essere in grado di condizionare la politica, intesa in senso alto, ma anche come vi sia la necessità di una sorta di “manifesto” che sintetizzi le posizioni del gruppo e gli intenti del progetto. Un intervento molto apprezzato, che ha portato all’accoglienza da parte dell’organizzatore e dei presenti della stesura di un manifesto del progetto.

Diversi sono stati gli interventi successivi, di diversi ospiti. C’è chi ha parlato del problema della cosiddetta “sostituzione” dell’identità e della sua pericolosità per la struttura sociale e giuridica di uno stato, se contrapposta ad un modello di integrazione assimilante come quello romano. Chi poi ha messo in luce gli interessantissimi aspetti storici del concetto di civitas e di civis. Come anche chi ha parlato dell’importanza della lingua “storica” di un popolo e della pericolosità di una nuova lingua franca internazionale per l’identità di questo popolo stesso. In particolare è stato interessante lo spunto della Prof. Andreoni Fontecedro di Roma Tre sulla necessità della valorizzazione della cultura classica, e in special modo latina, in qualsiasi progetto relativo all’identità italiana o europea. Allo stesso modo notevole l’intervento del Prof. Antonio Palma con la sua riflessione sulla cittadinanza romana come processo dinamico fra inclusione e assimilazione.

Interessantissima anche la nota del Prof. Tafaro sulla sfida della soggettività giuridica dei robot e del suo eventuale impatto sulla cittadinanza e sull’identità di una comunità politica. Un argomento futuristico, ma che potrebbe avere senza dubbio un grandissimo riverbero sui concetti di identità e cittadinanza stessi. Molto apprezzato poi l’intervento dell’ospite americano Thomas Williams della Notre Dame University (Indiana) che ci ha ricordato quanto sia bella e invidiata la possibilità della coesistenza di identità diverse e così ricche di cultura all’interno della nostra Europa. Da meditare le parole del Prof. Corbino, che ha ricordato in maniera sistematica come la cittadinanza e l’identità siano due categorie giuridiche difficili da inquadrare nel loro divenire storico e come sia ben necessario avere un concetto preciso di quale direzione si voglia prendere in questo cammino di ricerca.

Nonostante i numerosi ed intensi interventi, si notava in aula una grande attenzione da parte di tutti. Un buon segno che questo incontro sia stato veramente sentito da ogni presente. E piace ricordare, inoltre, che molti assenti (tutti per importanti motivi) abbiano mandato diverse lettere di adesione e supporto per l’iniziativa. Proprio a volerne dimostrare la sensibilità e l’importanza.

Alla fine si è arrivati celermente, quasi come se il tempo fosse volato, proprio per il piacere delle parole dette, alle due conclusioni dell’ospite-ospitante Prof. Mannino e dell’organizzatore Valditara. Mannino ha ricordato come oltre all’importanza scientifica di questa iniziativa non sia da trascurare anche la possibilità per un network così esteso e valevole di poter anche concorrere, sulla base di un progetto comune, ad un finanziamento europeo per l’intera iniziativa. Opzione che ha riscontrato un consenso totale della sala.

Le parole finali sono rimaste al Prof. Valditara, che ha inizialmente fatto una sintesi dei suoi pensieri sull’identità e di tutto quello che era stato detto in sala nella mattinata. Dopo questo breve riassunto l’organizzatore si è spostato dal terreno teorico a quello pratico, illustrando gli strumenti che secondo lui saranno necessari alla realizzazione del progetto. In particolare spiccano la creazione di un manifesto, come quella di una rivista scientifica e divulgativa al tempo stesso dal nome “Identità”, che potrà portare alla luce i lavori dei singoli e del gruppo. Pragmaticamente Valditara ha anche fatto sapere di avere già l’appoggio di una nota casa editrice. Cosa al tempo d’oggi necessaria e indispensabile.

La platea ha accolto questa chiusura e le importanti indicazioni pratiche con unanime plauso e gradimento.

Si è così chiusa una giornata breve ma intensa in cui ha visto la luce un nuovo progetto, ambizioso e al tempo stesso pragmaticamente realizzabile, che sicuramente contribuirà a dare uno spiraglio alla presa di coscienza della nostra identità di comunità politica italiana ed europea, opponendosi a quell’oblio e ombra in cui rischia di cadere chi dimentica se stesso, il proprio essere, la propria storia e i propri valori.

 

mattiangeliDaniele Mattiangeli

professore associato di diritto romano

Università di Salisburgo