Le due condizioni per poter approfittare dei nuovi scenari europei – G. Valditara

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bandieraue3A distanza di una sola settimana l'Europa è stata scossa dai risultati delle elezioni tedesche e dal referendum catalano. Si è detto che "la storia si è rimessa in moto". Ne esce certamente indebolito l'attuale modello "conservatore" di Europa. L'inaspettato successo dell'Fdp, i liberali tedeschi, e il crollo socialdemocratico costringono Angela Merkel a ripensare la formula governativa e verosimilmente ad assegnare un ministero finanziario al partito di Christian Lindner. Se manterrà le promesse fatte in campagna elettorale c'è da aspettarsi una politica più euroscettica che accrescerà lo scontro con i Paesi fortemente indebitati dell'area mediterranea. Una delle frasi ricorrenti di Lindner è stata infatti: "perché l'operaio tedesco deve pagare le tasse all'operaio italiano?". La spinta nazionalista di AfD, l'altro partito uscito vincitore dalle elezioni tedesche, contribuirà ad accentuare una tendenza - peraltro già propria della Merkel, ancorché in forme politicamente più ipocrite - a privilegiare gli interessi germanici. Occorrerà comprendere a questo punto che fine farà l'asse del Reno, vale a dire la rinnovata collaborazione fra Francia e Germania che sembrava essere l'obiettivo privilegiato del neo presidente francese Macron. È indubbio che un siffatto asse, a cui si aggiungerebbero di contorno i tradizionali alleati tedeschi (Olanda, Austria, Finlandia, come pure lo stesso Belgio, la Danimarca ed i Paesi baltici), lascerebbe un assai limitato spazio di manovra all'Italia, che rischierebbe una ulteriore marginalizzazione. D'altro canto l'Italia ha ancora troppi problemi strutturali, a iniziare da un debito pubblico che, dopo gli sforzi dei vari governi di centro-destra, è tornato ad aumentare vertiginosamente negli ultimi anni, con una spesa pubblica statale che nell'ultimo biennio è cresciuta di circa 100 miliardi di euro. Questi problemi strutturali le rendono certamente più difficile svolgere un ruolo da protagonista in Europa.

La situazione spagnola ha evidenziato la debolezza di una Unione europea che appare incapace di recitare un qualsiasi ruolo politico, che non sia espressione delle logiche legate alla gestione della moneta e alla disciplina della concorrenza. Tutti i commentatori hanno evidenziato il silenzio assordante di Bruxelles. Dopo il fallimento nella gestione della questione immigrazione è questa l'ennesima dimostrazione che l'Europa va ripensata.

L'esito del confronto in atto nella penisola iberica è oggi imprevedibile, appare improbabile tuttavia che si possa tornare ai precedenti equilibri istituzionali.

In questo contesto si aprono prospettive ed opportunità per l'Italia a condizione che si realizzino due condizioni. Occorre innanzitutto rendere più moderno e competitivo il modello Paese. Il vero problema italiano è il profondo divario di sviluppo fra Nord e Sud. L'unico rimedio, finora peraltro mai tentato, sta nella responsabilizzazione dei territori. Nonostante tante chiacchiere, il principio dei trasferimenti assistenzialistici è ancora il cardine nella gestione dei rapporti Nord Sud. La domanda di Lindner ben potrebbe farsela pure l'operaio lombardo o l'operaio veneto o quello emiliano che con le loro tasse contribuiscono a mantenere una parte significativa del Paese. Il secondo passaggio deve necessariamente contemplare una revisione dei trattati europei e l'ottenimento di condizioni simili a quelle concordate dal governo Cameron prima della Brexit. L'Italia potrebbe a quel punto diventare il riferimento di tutte quelle nazioni che, pur credendo nell'Europa, auspicano un modello confederale attento alle diversità, piuttosto che un modello centralizzato che finisca con il ruotare attorno agli interessi e agli obiettivi di Berlino.

Giuseppe Valditara


beppevaldilogosprofessore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma