Una sfida ambientale per le grandi metropoli (e per Milano, in particolare) – F. Cortiana

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milanocittametropolitanaA metà del secolo più del 70% della popolazione mondiale sarà inurbata, con l'aumento della alienazione sociale e della dissipazione energetica. Tanto la sicurezza, quanto la qualità dell'aria in relazione ai cicli energetici sono un prodotto sociale, influenzato dalla relazione biunivoca tra le politiche pubbliche e i costumi/consumi dei cittadini. Nel 1992, insieme agli ecologisti milanesi e ai comitati di quartiere portai in Piazza San Babila una 500 nella quale piantai un albero. L'”Albero della vivibilità” era una “scultura urbana” dedicata alla fine del mito dell’automobile, infatti dopo il referendum cittadino il centro storico era stato chiuso alle auto.
Non ho fatto questi richiami per nostalgia ma per evidenziare la crisi di ruolo, di funzione e d’identità che, ad esempio, oggi esprime Milano, una metropoli “content provider” che si propone come un supporto inerte di significato a chi in vario modo la utilizza. Milano è uno dei nodi del mercato globale, ma molti dei suoi cittadini assistono, come spettatori frastornati, all'evoluzione in atto, quando non ne sono travolti sul piano professionale o su quello della qualità sociale urbana. Nel 1988 la Conferenza Episcopale lombarda pubblicava: La questione ambientale, aspetti etico-religiosi. Nelle conclusioni il Card. Martini sosteneva che “il vero problema non è dunque, quello di difendere la natura dall’opera dell’uomo, ma quello di verificare la qualità di tale opera”. Ciò riguarda direttamente la Hybrys, la presunzione di un modello di sviluppo fondato sulla crescita quantitativa illimitata, sulla disponibilità infinita di risorse naturali e sulla capacità dell’uomo di trovare dentro questo modello gli espedienti in grado di ovviare ai problemi creati. La natura di questa sfida riguarda i modelli di partecipazione, organizzazione, valutazione e decisione. Le grandi metropoli regionali, non costituiscono solo un problema per ciò che concerne il consumo di territorio, il consumo energetico e le emissioni atmosferiche. Infatti dispongono al proprio interno delle competenze scientifiche e industriali che possono consentire loro di essere protagoniste nella soluzione di questi problemi. Per questo il variegato tessuto sociale metropolitano deve sentirsi protagonista dei processi/eventi che definiscono la città, riguardino la sua piantumazione o l’allocazione di funzioni e le modificazioni urbane, perché la partecipazione informata della comunità territoriale a un processo/evento che contribuirà in modo significativo a ridefinire l’identità, la funzione e il ruolo di Milano metropoli regionale lombarda, costituisce una delle condizioni per la sua piena realizzazione.
Attraverso un processo di partecipazione informata capace di avvalersi di tutte le potenzialità delle applicazioni digitali interconnesse, a partire dalle risoluzioni tridimensionali che consentono di vedere come potrebbero cambiare i contesti urbani, quindi la mobilità e la qualità sociale in città, non solo si relativizzerebbe l’effetto NIMBY-Not In My Back Yard (non nel mio giardino), ma i rilievi, le osservazioni e le proposte dei cittadini contribuirebbero a qualificare le proposte architettoniche, infrastrutturali, urbanistiche e dei servizi. Un’intera comunità, un’opinione pubblica avvertita, che consapevolmente prova a fare un salto nell’innovazione qualitativa: cosa è stata Milano nei momenti migliori della sua storia, dai Borromeo ai suoi sindaci, se non questo? La creatività milanese è un riferimento internazionale, a differenza della qualità dell’aria, delle politiche ambientali e del traffico. Milano deve fare la sua parte onorando gli impegni assunti dall’Italia in attuazione del Protocollo di Parigi COP 21 e del C40, il vertice delle metropoli mondiali tenutosi anch'esso a Parigi. Il sindaco Sala è giustamente convinto della necessità di interventi strutturali, ma questo proposito richiede visione e coerenza altrimenti i livelli di PM10 continueranno a superare per decine e decine di giorni i limiti previsti.
L’innovazione tecnologica per l’ambiente e l’energia costituiscono un asset decisivo per la ripresa nella competizione globale è una sfida che Milano deve e può giocare. Più trasporto pubblico, più informazioni in Rete invece di auto nelle strade, più videoconferenze che viaggi in aereo. Consumi e costumi sostenibili e amministrazioni locali e imprese coerenti, dai trasporti alla Banda Larga, dalle mense alle emissioni e al trattamento dei rifiuti prodotti. Meno costi e più salute. Uno dei luoghi che ha maggior impatto sul ciclo energetico, quindi sui consumi energetici e sulle emissioni di CO2 nell’atmosfera, è la casa, l’edificio, dove abitiamo. Non solo singoli edifici, ma interi quartieri possono essere realizzati in modo sostenibile e salubre. Il quartiere avrà gli edifici collegati a un sistema di teleriscaldamento da una centrale di cogenerazione di energia e calore, avrà il recupero dell’acqua piovana e un sistema d’irrigazione degli spazi verdi alimentato da energia rinnovabile, nonché un sistema parallelo per l’acqua dei rubinetti, che deve essere potabile, e quella degli sciacquoni, avrà un sistema d’illuminazione con lampade a risparmio energetico sia negli edifici che negli appartamenti, l’orientamento degli edifici sarà ottimale, l’alberatura delle strade e dei cortili consentirà un maggior equilibrio nelle temperature atmosferiche lungo le diverse stagioni, l’organizzazione degli spazi comuni permetterà un risparmio energetico e, ad esempio, la disponibilità protetta di rastrelliere per le biciclette.
Anche nel caso di interi quartieri potremmo pensare che un’ipotesi di sostenibilità e di qualità dell’abitare possa riguardare solo nuove politiche di urbanizzazione del territorio cittadino, piuttosto che il riuso di aree industriali dismesse. Non è così, anche i vecchi edifici possono essere ristrutturati tenendo conto di questi indirizzi. Proviamo a pensare se una delle funzioni del decentramento attraverso le circoscrizioni comunali fosse quella di favorire l’incontro e il confronto tra le diverse assemblee di condominio dei quartieri al fine di condividere gli interventi che hanno a che fare con il ciclo energetico. Proviamo a pensare che riduzione dei costi si avrebbe nel rapporto domanda/offerta con le imprese che si occupano di ristrutturazione degli edifici, piuttosto che di pannelli fotovoltaici, d’impianti d’illuminazione o di domotica. Proviamo a pensare a che potere di negoziazione può avere un quartiere così virtuoso in relazione all’acquisto di combustibili per il riscaldamento. Questa è una delle azioni di politica pubblica capace di rispondere agli interessi generali che le amministrazioni locali potrebbero attivare. Potrebbero altresì mettere nei regolamenti comunali legati all’edilizia criteri che riguardano la sostenibilità. Già 557 comuni italiani lo fanno per i materiali da costruzione, per l’orientamento degli edifici, per le fonti energetiche rinnovabili, per l’isolamento dei tetti e delle pareti, per l’illuminazione. Ad Aalborg, in Danimarca, 2000 città europee hanno approvato nel ’94 la Carta per un Modello Urbano Sostenibile, L’80% dei cittadini europei abita in città, l’Amministrazione di una metropoli come Milano, che ha goduto delle indicazioni referendarie sulla riduzione del traffico privato con l'aumento contestuale e decentrato del trasporto collettivo, cosa fa? Perché la linea M4 deve passare ancora una volta sotto il centro storico meno abitato e più servito d'Europa? Perché non attestarsi a Cadorna e in San Babila e proseguire all'esterno fino a Cesano Boscone e Paullo? Perché il trasporto pubblico dell'area milanese non conosce una tariffa metropolitana? Il blocco del traffico proposto da Milano e da alcuni sindaci della Città Metropolitana, sotto il profilo dell’efficacia ambientale, deroghe incluse, costituisce al più un palliativo per l’aria malata della metropoli milanese e della Valpadana. Questo nel migliore dei casi costituirebbe una grande simulazione di terapia ambientale e non una risposta efficace.
Dopo aver fatto da spettatori ai servizi del telegiornale che visivamente ci informa delle conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici, ora la qualità deteriorata dell'aria delle città del nord diventa ancor più velenosa a seguito degli incendi appiccati dalla logica emulativa di diversi dementi criminali.
Come specie umana su questa piccola Terra non ci salveremo finché un disastro ancora più grande di quelli che stanno attraversando i nostri paesi convincerà istituzioni e stakeholders a cambiare strada. Ci salveremo in virtù di una scelta di valore, convinti che la Terra ci è data in prestito dai nostri figli. Dialogo, confronto, informazione, esempi concreti, senza alcuna pretesa di esaustività ma con la ambizione di proporre una continuità di condivisione e di conoscenza che trova nella rete digitale un moltiplicatore virale. I nodi critici venuti al pettine all’inizio di questo terzo millennio sono in gran parte figli della separazione e anche della antinomia tra sapere e sapienza, cioè tra la dimensione calcolabile e codificata del lavoro cognitivo e quella legata a pratiche ed esperienze dell’attività umana la cui efficacia era verificata nella quotidianità di comunità.
Una consapevolezza collettiva sarebbe un prezioso alleato nella negoziazione dei comuni del Nord con il Governo centrale per politiche mirate, sostenute da fondi adeguati. Un Nord che negozia politiche del traffico, dei trasporti, delle emissioni e dei combustibili, come area di quasi 28 milioni di abitanti che dà il contributo preponderante al PIL nazionale, un’area con un comune denominatore ambientale e la salute della popolazione, con le affezioni alle vie respiratorie, come ragione sociale. Per fare ciò occorre superare l’argomentazione “benaltrista” per la quale l’inquinamento non dipende solo dal traffico automobilistico. E se si parlasse degli impianti di riscaldamento direbbero che le emissioni inquinanti in atmosfera non dipendono solo dalle caldaie? Eppure negli anni ai diversi livelli amministrativi, locali e nazionali, non abbiamo mai visto una proposta di sistema, capace di contemplare incentivazioni tariffarie per il trasporto pubblico e telelavoro, politiche degli orari degli uffici e dell’allocazione di funzioni nei piani territoriali, ecc. Il 'benaltrismo' è un fallimento che assolve i comportamenti e i costumi quotidiani dei cittadini e non implica nessuna sollecitazione sulle amministrazioni locali, a partire dalle regioni e dai programmi dei diversi candidati, e ancora meno fornisce potere negoziale con il Governo centrale. Sarebbe comunque sbagliato limitarsi a prendere atto delle divisioni, della miopia, del cinismo a rendita breve, che minano la possibilità di una proposta strutturale sistemica.
La questione centrale diviene il comune riconoscimento culturale della necessità del cambiamento. Ci sono condizioni urbanistiche, architettoniche, di design e di modelli amministrativi che permettono protagonismo, relazioni e contaminazioni anche nei condomini. Ci sono un’architettura e un design delle infrastrutture digitali che permettono disintermediazioni, condivisioni e possibili combinazioni. Ci sono modelli e modi logici che permettono di pensare come pensa la natura e di parlare con la natura costitutiva del vivente in modalità per lei comprensibili. Ci sono condizioni che creano ambienti fecondi e fertili per la produzione di valore sociale, culturale, economico, estetico e politico. Ci sono politiche pubbliche di accompagnamento e assistenza nella disposizione dei pannelli fotovoltaici che consentono di coprire i tetti degli edifici pubblici e di molti privati. Io credo che ogni cittadino e ogni associazione dovrebbe investire tempo ed energie per condividere buone pratiche. Come fa notare Ervin Laszlo “È impossibile dire, anche in linea teorica, quando un sistema complesso raggiungerà il suo limite – ci sono talmente tante retroazioni, talmente tanti meccanismi di auto-correzione all’opera. Ma se la sollecitazione continua ad aumentare, presto o tardi si giungerà sull’orlo del precipizio o a un punto di biforcazione, e tutto a un tratto il sistema semplicemente non sarà in grado di correggersi".
Non si sopravvive se l’umanità non trova il modo di riorganizzare, con la massima efficienza, il proprio sistema di vita sulla base dell’abbondanza delle risorse e non più sulla base di una penuria che richiede una mercantilizzazione esasperata, per poter distribuire i beni scarsi. La dimensione metropolitana del risiedere non costituisce solo un fatalistico destino, la Città Metropolitana si presenta come una straordinaria opportunità per contribuire alla definizione di un Sistema Territoriale Qualitativo: qualità dei servizi-qualità delle infrastrutture-qualità ambientale- qualità sociale- qualità della ricerca- qualità nella partecipazione informata alla cosa pubblica.
E’ possibile cogliere questa opportunità se sarà disponibile e diffusa la possibilità per tutti i cittadini e i residenti di partecipare alla sua definizione attraverso procedure e piattaforme interattive. Sono condizioni inquiete che richiedono e permettono a ognuno un protagonismo fondato sulla partecipazione informata e consapevole ai processi collettivi dentro un equilibrio dinamico. Sono condizioni che superano la divisione del lavoro e della produzione di valore tra produttore e consumatore di energia, di design come di paesaggio, di salute come di arredo, di format comunicativi come di informazioni. È il prosumer, sono i prosumers in connessione a ridefinire la relazione domanda/offerta, sono loro i protagonisti della rivoluzione gentile che parte dal cambiamento dei consumi e dei costumi e risignifica gli oggetti come gli spazi.
cortianaFiorello Cortiana
presidente Associazione Lombardia Sostenibile