Verso le elezioni politiche del 2018: un’occasione da non perdere – S. Sfrecola

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Nel 2006, a pochi mesi dalla fine della legislatura 2001-2006, a dicembre, fu presentato il mio libro “Un’occasione mancata”. A Palazzo Ferrajoli, di fronte a Palazzo Chigi dove avevo lavorato per cinque anni come Capo di Gabinetto di Gianfranco Fini Vice presidente del Consiglio, Gianni Alemanno, Roberto de Mattei, Carlo Giovanardi, Marcello Veneziani e Francesco Perfetti approfondirono con me le ragioni di quel libro e della mia esperienza nel Palazzo del Governo. Qualcuno osservò che, in realtà, forse l’ispirazione autentica del libro era nel sottotitolo “O una speranza mal riposta?” Insomma, come mi disse Francesco Storace dopo averlo letto, “il libro spiega perché abbiamo perso per circa 25mila voti quando avremmo potuto vincere per due milioni”. Come una maggioranza di proporzioni inusitate, che avrebbe potuto realizzare quanto promesso in campagna elettorale, la rivoluzione liberale delle semplificazioni e dell’efficienza, sia stata tradita da una gestione assolutamente inadeguata che non è riuscita a portare ad approvazione provvedimenti utili spesso in aule parlamentari semideserte. A causa della mancanza di esperienza politica ed amministrativa di baldi giovani e di leggiadre donzelle spesso di pochi studi e molta arroganza, proiettati in aree di responsabilità senza adeguata preparazione politica e professionale che nella Prima Repubblica era assicurata da un cursus honorum politico che prevedeva per gli incarichi parlamentari, salvo casi rarissimi, previe esperienze nelle amministrazioni locali. E per gli incarichi di ministeriali di essere stato parlamentare per alcune legislature. 

Dodici anni dopo l’area politica che, semplificando, possiamo definire di centro destra con le sue articolazioni nazionali e territoriali con storie diverse, ma con una base comune di valori di democrazia e libertà, con un’idea di Europa che ci riporti alle speranze che animarono i “padri fondatori”, si prepara a chiedere il consenso necessario per governare il Paese. Lo chiede a quanti hanno votato per i partiti della coalizione nelle regionali e nelle comunali, ma lo chiede anche a quanti non hanno votato mostrando quella disaffezione per la politica che ha alimentato il successo del Movimento 5 Stelle. Ed allora, ecco che, dopo un’occasione mancata, mi sembra necessario prospettare nell’attuale contesto politico un rinnovamento che vorrei definire “un’occasione da non perdere”, puntando su un risveglio morale che è diffusa aspettativa nel Paese. 

I partiti, a destra ed a sinistra, si preparano a chiedere il voto a quanti già in passato li hanno votati ma anche a quanti si sono astenuti nelle più recenti competizioni. Un ventaglio diversificato di proposte tra le quali spiccano quelle dirette a sovvenire alle esigenze delle fasce più disagiate della popolazione, le famiglie ed i pensionati, in particolare quelli di cui ci parlano spesso le cronache, con poche centinaia di euro al mese, assolutamente insufficienti per una vita dignitosa. Poi vi sono i temi che dividono, la ius soli, innanzitutto, e quello che viene definito il testamento biologico, che preoccupa molti, in particolare nel mondo cattolico. 

C’è, poi, la proposta culturale di Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti che con un libro dal titolo significativo, “Rinascimento”, puntano a risvegliare l’interesse degli italiani per quel che da sempre ci distingue e per il quale siamo riconosciuti nel mondo portatori dei valori che nel corso dei secoli hanno alimentato le forme più varie del sapere, dalla letteratura alle arti figurative, alla musica. Rinascimento, per far rivivere quella straordinaria esperienza che da ogni città d’Italia ha dato all’Europa ed al mondo intero il senso del rinnovamento della società alimentato dal pensiero e dall’opera di grandi uomini che costituiscono patrimonio dell’umanità. 

È anche un richiamo alla nostra identità, in varie forme condiviso a destra, tanto più necessario in un periodo nel quale, anche a causa di consistenti e crescenti flussi migratori, l’Italia e l’Europa sono messe a confronto con culture diverse con le quali è possibile convivere solamente se si ha piena consapevolezza della nostra storia e delle nostre radici. Posto che, comunque, come scrive Tremonti con riferimento ai migranti non solo “aiutiamoli a casa loro”, ma anche “lasciamoli a casa loro”. Anche per evitare che, con l’esodo dei migliori, i più desiderosi di crescere, quelle terre s’impoveriscano ulteriormente, aggravando la povertà e l’arretratezza di nazioni che avendo spesso straordinarie risorse minerarie e ambientali, potrebbero ambire ad un futuro più prospero. 

Concorre a questo rinnovamento, che possiamo definire anche “Nuovo Risorgimento”, perché come ha scritto Andrea Carandini, “il nuovo dell’Italia è nel passato”, la consapevolezza di ciò che siamo stati nei secoli d’oro in modo da delineare un futuro che si basi sulla cultura, che significa scuola idonea a fornire a quanti si formano come cittadini e futuri professionisti gli strumenti per essere all’altezza della richieste del mondo del lavoro. Perché se è vero, come è certamente vero, quanto hanno rilevato nei mesi scorsi oltre 600 docenti universitari i quali hanno segnalato a livello di tesi di laurea errori di grammatica e di sintassi non giustificabili neppure in una terza elementare, vuol dire che l’istruzione è inadeguata rispetto agli obiettivi che si deve porre una scuola pubblica. Perché conoscere l’italiano non è un fatto culturale autonomo: è la base per esprimersi, per far riconoscere la propria professionalità, qualunque sia l’attività svolta. Perché un ingegnere, un medico, come un astronomo o un matematico deve sapersi esprimere in italiano. E se l’italiano manca, vengono meno anche la conoscenza che fa cultura ed è la base degli altri saperi che non si sanno apprendere e trasmettere. 

La scuola, dunque, di ogni ordine a grado, a cominciare dalle elementari, laddove al giovane si dovrebbe insegnare la curiosità per il nuovo, il gusto di apprendere e capire anche come si possono sviluppare gli interessi individuali. 

Scuola da riformare, dunque, anche nelle arti che sono un patrimonio che ovunque ci è riconosciuto. Da questa base nasce il recupero della fruizione del nostro straordinario patrimonio storico artistico e musicale, per noi e per quanti vengono in Italia per visitare i nostri musei, le nostre biblioteche, le nostre aree archeologiche che si dispiegano in un territorio meraviglioso, il bel Paese, che la natura ci ha consegnato e che noi dovremmo essere capaci di salvaguardare e valorizzare. Per ascoltare la nostra musica nei teatri storici e nei siti archeologici straordinari che i nostri maggiori ci hanno consegnato, dalle Terme di Caracalla all’Arena di Verona. Anche perché se si abusa dell’espressione secondo la quale arte e natura sono “il nostro petrolio” appare evidente che non si passa dalle declamazione ai fatti se è vero, come è vero, che abbiamo perduto negli anni rilevanti quote di turismo in una graduatoria che un tempo ci vedeva indiscussi protagonisti sul mercato internazionale. Un settore che significa imprenditoria qualificata e posti di lavoro in gran numero. Il turismo per il quale occorrono infrastrutture viarie e recettive, musei ed aree archeologiche ristrutturate ai fini della migliore fruizione delle opere esposte o dei siti. Tutti i partiti ne dicono nei loro programmi ma nulla di significativo si è visto nell’azione di governo. 

Ebbene, se vogliamo che le prossime elezioni siano effettivamente “un’occasione da non perdere” occorre un impegno forte sul territorio e negli ambienti di lavoro per risvegliare, con l’orgoglio dell’identità, il desiderio di partecipare, di scegliere, di portare al governo del Paese una classe politica rinnovata nella quale la responsabilità della gestione delle politiche pubbliche sia assegnata a personalità dotate di sensibilità politica e di capacità di gestione delle risorse, per recuperarne da assegnazioni scarsamente produttive o inattuali e destinarle ad obiettivi di sviluppo economico e sociale e di occupazione. Assicurando tutela alle famiglie, quella società naturale, come la definisce la Costituzione, che è costituita da lavoratori ed aspiranti lavoratori, risparmiatori ed aspiranti lavoratori, consumatori ed aspiranti consumatori, esemplificativa delle condizioni reali del Paese. Se si percepisce questo ruolo della famiglia si delineano immediatamente le politiche necessarie per sostenerla sotto il profilo fiscale e dei servizi. Come avviene, del resto, negli stati più attenti al futuro della società, dalla Francia alla Svezia, alla Norvegia dove la famiglia è tutelata, la natalità incentivata con sovvenzioni e servizi scolastici, del tempo libero e dello sport, perché lo Stato ritiene che i giovani siano un investimento prezioso per il futuro della società. Del resto l’aiuto, in particolare alle famiglie numerose è un impegno della Repubblica, come ci ricorda ancora una volta la Costituzione. Ma la politica non ha finora recepito il messaggio. 

Un programma che, ad esempio, ridefinisca l’ordinamento dello Stato in rapporto agli altri enti territoriali e delimiti il campo dell’intervento pubblico rispetto alla regola della libertà per tutto quanto non sia vietato. Meno leggi e procedure più snelle e trasparenti che annullino l’effetto perverso delle lobby che gravano sui cittadini e le imprese con lacci e lacciuoli. Disboscare la selva oscura di una legislazione inutilmente sovrabbondante e caotica, difficile da interpretare, che nega il valore del tempo richiesto dagli adempimenti burocratici, un costo spesso insopportabile, sempre ingiusto. 

Dobbiamo guardare con fiducia l’impegno di tanti uomini e donne di tutte le età che sotto varie bandiere sono scesi in campo per questo desiderio di rinnovamento che con baldanzosa fiducia si apprestano a portare ovunque, nelle città e nei borghi che sono la ricchezza di questo Paese perché è lì che si sono sviluppate le storie ed hanno maturato le esperienze di vita civile e sociale che attendono risposte alle esigenze più urgenti della società.

 

sfrecolaSalvatore Sfrecola

avvocato patrocinante in Cassazione

già presidente di Sezione della Corte dei Conti

presidente dell’Associazione Italiana Giuristi di Amministrazione