Dateci un legislatore – M. Grasso

  • PDF

chirurghiAppare inquietante scrutare l’orizzonte del futuro sanitario degli italiani, ormai in balia di una classe politica comprovatamente incapace di produrre leggi con risvolti concreti. Si vuole qui considerare, liberandosi di ipocrisia e falso buonismo, che il buon livello del sistema sanitario e di conseguenza il raggiungimento di adeguati livelli di assistenza al cittadino dipendono in primo luogo da una positiva condizione lavorativa di chi ha in prima persona l’onere della gestione dei processi di diagnosi e cura. Cioè, i medici.

Può sembrare un’affermazione audace visto che da troppi anni condividiamo stucchevoli discorsi dei politici che indipendentemente dalla casacca indossata, ripetono sempre le stesse parole: “il paziente al centro”, “presa in carico”, “livelli assistenziali garantiti”, “riforma epocale”, etc. Ma analizzando il devastante status in cui versano oggi i medici italiani si ha contezza della incapacità dei legislatori che o con risorse, o con normative avrebbero potuto e potrebbero incidere su tale condizione.

Partiamo dai giovani medici: dopo 6 anni di corso di studi, un incredibile fermo di un anno (nessun riscontro in altri paesi del mondo!) hanno accesso alla lotteria delle scuole di specializzazione dove meno della metà dei laureati riesce ad inserirsi. Curioso, nessuno si è mai domandato quale sia il senso di far laureare dopo un corso di laurea oneroso per la nazione, il doppio dei medici che potranno realmente proseguire l’auspicato percorso professionale!

Chi ha la fortuna di accedere alla scuola di specializzazione percepisce, detratte le spese di iscrizione, circa 1500 € mensili con i quali, se ha accesso in una città diversa dalla propria, dovrà pagarsi vitto e alloggio. L’unico lavoro alternativo concesso agli specializzandi è la sostituzione di medici mutualisti, o la guardia medica a cui ben pochi riescono ad accedere. Per loro infatti come per i medici senior è attuata la legge “Rosi Bindi” con obbligo di esclusività di rapporto.

Tutti i politici ripetono l’odioso ritornello “fermiamo la fuga dei cervelli”. Si, perché in effetti molti fuggono da una nazione ingrata per andare, a volte a pochi chilometri, in paesi propensi a pagare adeguatamente un giovane professionista. Giusto per fare un esempio in Svizzera nel primo anno del percorso professionalizzante il medico viene retribuito con circa 6.000 franchi e tutti i diritti che il contratto di lavoro federale svizzero prevede. Prendiamo atto che una nazione ormai al collasso non può recuperare risorse economiche in questo momento ma perché non intervenire almeno sulle normative? Abolendo l’esclusività di rapporto per lo specializzando consentiremmo a questi giovani colleghi di svolgere fuori dall’orario di servizio, qualunque tipo di lavoro offra il mercato (case di cura, RSA, campi sportivi, etc.) arrotondando gli emolumenti.

Lo stesso identico discorso può essere considerato riferendoci ai medici senior. Per l’ennesima volta si sono sentiti dire che, stante la grave situazione economica, non c’è possibilità di un rinnovo contrattuale almeno utile ad adeguare gli stipendi all’aumentato costo della vita! Nel contempo però persiste la tagliola del tempo esclusivo a cui è lecito sottrarsi solo rinunciando ad una indennità che varia da 270 € a 1400 € svolgendo però lo stesso numero di ore lavorative! Questa norma (stipendi diversificati a parità di attività e orario) è chiaramente iniqua e non ha ovviamente riscontro in alcun Paese.

Ma come già fatto rilevare anche il centro destra, a parole critico di una legge vessatoria, in anni di governo non ha mai trovato il tempo di mettere mano ad un riordino. Attualmente nel territorio nazionale vige un’allegra anarchia in cui alcune regioni applicano le legge in modo rigoroso mentre altre consentono improbabili “convenzioni” per consentire di svolgere attività privata al di fuori dell’ospedale a medici che percepiscono l’indennità di tempo esclusivo.

A dire il vero l’attuale governo si è impegnato lungamente (sic) a costruire una legge molto importante per il settore sanitario, ovvero la legge Gelli che AVREBBE DOVUTO regolamentare meglio la responsabilità professionale dei medici nell’interesse di quest’ultimi e dei pazienti. A nessuno sfugge infatti che l’Italia ha il primato dei contenziosi medico – paziente pur essendo considerata una delle nazioni di miglior livello sanitario. Bene, un anno fa è stata partorita la legge con grande plauso di tutta l’abituale platea di disinformati o in malafede. Situazione attuale: si attendono da un anno circolari applicative che chiariscano i numerosi punti controversi contenuti nel provvedimento. Intanto le compagnie assicurative hanno, nel migliore dei casi, RADDOPPIATO le polizze.

È arrivato il momento di ristrutturare il sistema politico garantendo ai cittadini Legislatori in grado di intervenire con provvedimenti chiari ed attuabili laddove occorra. È inoltre indispensabile che venga presa in seria considerazione l’opportunità di intervenire ALMENO CON NORMATIVE LIBERALI a sostegno di categorie stremate da anni di sacrifici per le quali non è possibile prevedere i giusti adeguamenti economici.

Insomma, dateci un legislatore.

 

grasso smMarco Grasso

direttore UO urologia, Ospedale San Gerardo di Monza

professore a contratto di urologia

Università Milano Bicocca