Per una politica “sovranista” – G. Valditara

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politicascarabeoSi avvicinano le prossime elezioni, la coalizione di centrodestra gode di buona salute, si affaccia l'ipotesi della conquista della maggioranza assoluta dei seggi, un risultato fino a qualche mese fa giudicato impossibile. Al di là del risultato sarà tuttavia importante la presenza in Parlamento di una componente "sovranista" con le idee chiare e la ferma volontà di cambiare innanzitutto il funzionamento dei poteri dello Stato, e il ruolo del popolo da una parte, la politica estera del Paese dall'altra.

Il problema della sovranità attiene alla qualità della democrazia. Ovviamente, come ho avuto già occasione di precisare anche su queste pagine, con "sovranità" alludo alla sovranità popolare, messa sempre più in crisi dalla ideologia globalista che ha in una certa concezione dell'Europa, della giurisprudenza, delle istituzioni internazionali e dei diritti umani il cavallo di Troia per disgregare le identità nazionali e diminuire gli spazi di democrazia.

Tutto questo tocca da vicino la vita dei cittadini. Facciamo qualche esempio concreto. Se non si ricontratta la nostra posizione in Europa difficilmente si potrà garantire una tutela del risparmio e difficilmente si riuscirà ad abbandonare nel breve/medio periodo politiche recessive imposte da Bruxelles e da Berlino, al di là della sacrosanta necessità di ridurre il nostro debito pubblico, ma nelle modalità a noi più confacenti. Se non si riconducono i giudici al ruolo costituzionale di esecutori della legge (bouche de la loi) qualsiasi riforma della legittima difesa o qualsiasi legge che voglia riservare ai cittadini italiani (e comunitari) l'accesso al pubblico impiego, ovvero "bonus" per incentivare la natalità, rischia di infrangersi sulla "interpretazione costituzionalmente orientata" di giudici "progressisti". Se non si ricontratta il ruolo della Corte di giustizia europea, e la efficacia delle norme europee nel nostro ordinamento, si rischia di non poter attuare una politica di espulsioni rapide, senza possibilità di impugnazione, per chi sia entrato illegalmente in Italia, ovvero si rischia di doverci tenere tutti coloro che mettono piede in Italia finché non siano state espletate le procedure per la verifica dell'asilo. Se non si rivede il nostro rapporto (di sudditanza) con l'Onu sarà sempre difficile una politica di difesa a 360 gradi dei nostri interessi nazionali.

I cittadini devono potersi riappropriare della sovranità, la loro volontà deve essere rispettata non solo da partiti e uomini politici che non facciano promesse che sanno di non poter mantenere e che mantengano le promesse che possono fare; la volontà popolare non deve essere paralizzata da istituzioni nazionali ed internazionali non rappresentative.

L'unico limite alla volontà popolare deve trovarsi nella Costituzione, che - proprio in conformità al volere dei Costituenti - va applicata, nel vaglio della legittimità costituzionale delle leggi, soltanto dalla Corte costituzionale, a ciò esclusivamente deputata. E la Corte deve essere comunque espressione indiretta di sovranità, venendo eletta dai territori nel terzo dei componenti ora riservato alle supreme magistrature.

La democrazia e la garanzia della libertà e della eguaglianza dei cittadini presuppongono anche la certezza del diritto. Un diritto incerto è l'anticamera dell'arbitrio e della discriminazione. Proprio per questo è necessario non solo cambiare il modo di fare le leggi, rendendole chiare, comprensibili da chiunque, ma è di vitale importanza tornare ai codici, sfrondando gran parte della legislazione attuale. Nel contempo bisogna togliere ai Ministeri l'arma impropria dei regolamenti applicativi, riducendo il più possibile incidenza e dimensioni della attività regolamentare. La certezza del diritto deve accompagnarsi ad una riforma della giustizia che da una parte separi la carriera del pubblico ministero da quella del giudice, e dall'altra riformi il processo civile estendendo le caratteristiche di celerità e semplicità del rito del lavoro al processo ordinario.

Infine va rafforzato l'istituto del referendum, estendendolo fra l'altro anche alla legislazione fiscale: nei Paesi dove ciò avviene la pressione fiscale è costantemente bassa.

Per lanciare un programma cosi ambizioso occorre che il fronte "sovranista" sia il più ampio possibile, e soprattutto che sia aperto a intelligenze, e professionalità di primo piano. Ogni energia positiva che vada nella direzione di una riaffermazione degli spazi reali di democrazia deve essere coinvolta e valorizzata.


valditarasmallGiuseppe Valditara

professore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma