Caleidoscopio Europa: il diritto di cittadinanza passa attraverso la scuola – E. Andreoni Fontecedro

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migrantineriLeggevo, riportata su una rivista di settore, un’intervista a un commissaire -  priseur, ovvero banditore d’aste, su Antenne 2, che metteva in rilievo come l’arte antecedente l’800 (e questo fuori dal mercato delle speculazioni esclusivamente finanziarie, che non hanno significato come sondaggio rivolto al sociale) non trovi interesse nel pubblico. La ragione sta nel fatto –  osservava - che per apprezzare opere di questi secoli è necessaria una cultura ’historique, biblique, mythologique’. L’assenza di questa cultura provoca l’estraneità e, di conseguenza, il rifiuto. Spiegazione razionale, concreta, comprovata. 

Credo che questa debba essere la stessa chiave di lettura con cui dovremmo guardare a questi flussi migratori nei nostri territori. Masse in movimento che ignorano tutto di dove si trovano: hanno solo il bagaglio dei loro ricordi, riti, spesso violenze subite, guerre, o solo fame. E una strada di mare.  Cosa significa per loro il ’giardino d’Europa’? Solo dove sfamarsi, sfuggire a soprusi, mantenere la vita, possibilmente gli affetti. Terra di conquista, sì. Nessun rispetto, nessuna legge. Istinti primari, d’accordo, ma quando questi non sono superati non si può tener conto di quelli che succedono sulla scala dei valori. Non mi occupo qui degli assassini del terrorismo che s’infiltrano nella fiumana che avanza senza controllo. Ma degli appartenenti ad altri popoli  che in tutti i sensi hanno altri dei. Essi sono estranei al contesto, non lo capiscono, non hanno interesse a comprenderlo, se non in relazione ai loro specifici fini, che sopra dicevamo. A prescindere gli irresponsabili giubili sul tipo: ‘ecco chi ci pagherà le pensioni’, o altre espressioni da ilarotragedia, ritengo che se si vuole veramente ’accogliere’ qualcuno in casa bisogna che il significato di ospitalità sia condiviso. Esso indica originariamente  un rapporto di reciprocità, tanto è vero che si chiama poi ospite nel linguaggio comune sia chi accoglie, sia colui che è  accolto. Momento di socialità evidentemente, di rispetto, di condivisione, di beneficio (bene- facere) e di animo grato in chi  riceve il buon gesto e di gioia del dare nel benefattore, come teorizzato nei millenni. Con ‘ospite‘ quindi si suole indicare il ‘convitato‘ e questo sta a significare  il momento in cui cadono le difese e lo spirito senza filtri con cui ci esponiamo, con fiducia.

Di qui la ’comprensione’. La comprensione  è un abbracciare con l’anima, con la mente e implica la conoscenza dell’altro. Anche attorno al tavolo ci ’raccontiamo’. Il racconto di me che tu devi conoscere  è la mia storia, e io voglio dirtela cosi come voglio sapere la tua. Se tu non hai i miei secoli, i miei millenni tu devi entrarci – perché sei tu che vieni a casa mia - e acquisterai milioni di vite, anche io entrero nelle tue conoscenze e tu sarai in rilievo, e nella luce. Dobbiamo comunicare, dobbiamo raccontarci.  Ti devo dare i miei libri di scuola, di devo dare i miei secoli. Non voglio ignorare che cosa mi narri, dammi i tuoi libri, la biblioteca vera o metaforica su cui ti sei formato. C’è una grande distanza tra noi, che è obbligo cercare di ridurre, se vogliamo, se dobbiamo convivere.

Noi Europei non  siamo stati sempre simbolo di civiltà  ma ci siamo nutriti   - e citiamo  nel tempo -  di Platone, Aristotele, Lucrezio Seneca, Michelangelo e Leonardo, Chaucer, Milton, Roman de la Rose, Dante, Shakespeare, Goethe, Hölderlin, corriamo fino ai poeti dei laghi, e a  Leopardi, Schopenhauer a Baudelaire, Ibsen, Proust. Immaginiamoci a caso, come capita, perché è tripudio della mente nei quadri di Rembrandt o di Monet o sotto un lampione di Magritte, dentro le pagine di Galileo, o Newton, o Einstein, afferriamo Marx, Dostoievski e Kafka, facciamoci intridere di  Mozart e di Beethoven  come dai cori che esaltano il palcoscenico. Ricordiamo gli dei del Vecchio e del Nuovo Testamento, io leggerò  le pagine che mi presenti, per conoscerti. Non dimentico che anche Al- Farabi,  Averroè, Avicenna esaltarono, corressero, commentarono Aristotele, inglobando Platone e Neoplatonismo e  che lo splendore di Siviglia ha anima tutta d’Oriente, come la poesia trobadorica ne include il respiro.  So che i nomi dei venti  uniscono il Mediterraneo.  

I libri di scuola: la scuola comune per tutti. Di qui passa il diritto di cittadinanza, per molti paesi, o comunque la agevola del tutto. E per gli adulti un esame  di storia e leggi e costumi del paese di cui si chiede la cittadinanza.  Questo è il ponte della comprensione, del dialogo.

Non si deve pretendere di appartenere a una comunitä che ignori, non puoi sedere al tavolo dell’ospite, che ti ha accolto e che tu  rifiuti, peggio, che tu condanni e con cui non ti interessa affatto instaurare un dialogo ma solo approfittarne.

I programmi della scuola dell’obbligo, almeno in Italia,  per quel che ci riguarda, necessitano di una attenta considerazione anche alla luce di questa realtà e delle impellenti esigenze che si sono create.

 

andreoniEmanuela Andreoni Fontecedro

professore ordinario di letteratura latina

Università Roma Tre