La questione lombarda - G. Valditara

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bandieralombardia1Si avvicina il voto del 4 marzo. Logos ha organizzato un confronto a Milano con il candidato della coalizione di centrodestra Attilio Fontana sviluppando una serie di proposte per il buon governo della Lombardia. In questo numero si darà sommariamente conto di alcune. Riassumerò qui alcune riflessioni fatte nel convegno del 14 febbraio.

Intanto una considerazione. Ho scritto nel mio recente libro "Sovranismo" che la politica ha bisogno di messaggi positivi, di "sogni", di qualcosa per cui impegnarsi. Fontana ha azzeccato lo slogan della campagna elettorale. Una frase, pronunciata fin dai primi giorni della sua candidatura, ritengo riassuma il senso del suo progetto: "Voglio una Lombardia più forte della Germania, più efficiente della Svizzera, bella e creativa come solo la Lombardia sa essere". Dunque non solo un atto di amore verso la propria terra, ma anche un progetto chiaro, positivo, che affonda le radici nella storia e nella identità lombarda.

Potremmo riassumere le vicende di questa regione, parlando di una terra da sempre all'avanguardia.

All'epoca dell'antica Roma i territori che erano stati degli Insubri e dei Cenomani erano considerati il "fiore dell'Italia". Il celebre poeta Ausonio così celebrava la capitale Milano, al cospetto della decadente Roma o delle più cupe terre nordiche: "qui tutto è meraviglioso: l'abbondanza di ogni cosa, il numero e l'eleganza dei palazzi, il talento della gente, il carattere allegro delle persone; poi la bellezza del luogo...Tutte cose che gareggiano ed eccellono in bellezza e grandiosità".

Nota Paolo Grillo in un bel libro dal titolo "Legnano 1176. Una battaglia per la libertà" che mentre in Germania nel dodicesimo secolo il possesso di terre e di contadini rappresentava ancora la quasi unica forma di ricchezza, nelle terre "lombarde" da oltre un secolo fiorivano le città, la servitù andava scomparendo, "la circolazione monetaria era intensissima, i commerci e la produzione artigianale rappresentavano un potentissimo motore di prosperità collettiva e di mobilità sociale". Nel Tafelgüterverzeichnis, l'elenco delle proprietà della Corona, chiamate curie, appare una impressionante differenza fra il progresso dei comuni lombardi e l'arretratezza delle terre germaniche: le curie tedesche fornivano infatti solo beni e servizi in natura: pollame, maiali, uova, formaggi, birra, ospitalità ai rappresentanti imperiali. Le curie "lombarde" pagavano invece alle casse imperiali somme imponenti in marchi d'argento.

Osserva Michele D'Amico in un interessante libro intitolato "Alle radici della scuola milanese" come proprio nel medioevo, mentre altrove vi era spesso immobilità e talvolta ancora barbarie, nel cuore della Lombardia una nuova borghesia "attiva e responsabile" si rese conto che il progresso economico dipendeva dal grado di istruzione della popolazione. E fu così tutto un fiorire di scuole comunali laiche e gratuite e di scuole professionali che insegnavano l'eccellenza nei mestieri.

Scrive Carlile Macartney, ne "L'impero degli Asburgo. 1790-1918", che all'epoca del dominio austriaco la Lombardia, insieme con l'area di Vienna, era la terra più ricca, più civile e più avanzata dell'Impero.

Del resto, come ho ricordato nel mio volume "La questione lombarda", citando dati di Carlo Cattaneo, ancora nel 1800 la sanità lombarda era più efficiente di quella inglese, e di quella belga, due fra le nazioni più avanzate d'Europa, la produttività dell'agricoltura lombarda era, in termini relativi, due volte quella francese. Per solidarietà la Lombardia era da sempre all'avanguardia in Europa. Già Gabriele Verri, in polemica con i tentativi di "dirigismo legislativo", celebrava nei suoi scritti "Sull'origine e il progresso del diritto milanese" l'ampia autonomia decisionale che i vari governi centrali dei diversi imperi avevano da sempre lasciato alle autorità cittadine lombarde. E per converso notava Giuseppe Sacchi sugli Annali Universali di Statistica, agli inizi del 1860, che la Lombardia "ordinò i suoi comuni dando ad essi un'autonomia tutta loro propria da poter essere imitata da qualsivoglia nazione civile".

Infine sempre D'Amico, ricorda come a Milano agli inizi del '900 il comune si ingegnasse su come reperire risorse per valorizzare scuole e insegnanti, laddove pochi anni prima i notabili siciliani convenuti a Palermo chiedevano a Roma la chiusura delle scuole elementari "fonte di corruzione dei giovani".

Questo spiega perché nei decenni a cavallo tra la fine dell'800 e la Prima Guerra Mondiale l'immigrazione a Milano fosse rappresentata prima di tutto da svizzeri, che svolgevano lavori umili, come oggi gli extracomunitari: venivano nella capitale della Lombardia, e non solo, muratori e marronai, spazzacamini e marmisti, camerieri e cuochi, ramai e carbonai, osti e lattai, mercanti di legna e di bestiame.

Oggi le cose sono cambiate. In termini relativi, mentre in Canton Ticino un referendum ha fissato lo stipendio minimo che ciascun lavoratore può prendere in 3.000 franchi al mese (circa 2.600 euro), il salario dei lavoratori lombardi è, in termini relativi, fra i più bassi d'Europa, e probabilmente il più basso in Italia.

I dati del sistema Italia sono già di per sé penalizzanti. Se infatti, stando a dati Eurostat, il salario medio orario italiano è di 12.5 euro, con un potere di acquisto pari a 12.3 euro, contro una media europea di 13.2, e uno stipendio medio giornaliero in Francia equivale a 14.9 euro, colpisce la differenza con la Germania: lo stipendio medio del lavoratore tedesco è di 2.580 euro con un costo della vita di 37.2 euro al giorno, lo stipendio medio mensile del lavoratore italiano è di 1.410 euro, con un costo della vita di 39.4 euro giornalieri.

La situazione precipita se si considera specificamente la situazione italiana: uno studio di Boeri, Ichino, Moretti pubblicato dalla Fondazione Rodolfo De Benedetti, ha chiarito che un bancario milanese per avere uno stipendio con lo stesso potere d'acquisto di un bancario di Ragusa dovrebbe prendere il 37% in più in busta paga; un insegnante che vive a Milano per avere lo stesso potere d'acquisto del suo collega che vive a Ragusa dovrebbe guadagnare il 48% in più.

A fronte di questo oggettivo impoverimento della classe lavoratrice lombarda, lo Stato centrale spreca risorse ingenti. Uno studio di Confcommercio del 2014 ha calcolato che se la spesa media italiana per l'acquisto di beni e servizi fosse efficiente come quella lombarda si risparmierebbero oltre 82 miliardi di euro. Una relazione della Corte dei Conti del maggio 2015 (la situazione è rimasta nel frattempo sostanzialmente invariata) ha del resto accertato che mentre la regione Lombardia ha solo 3.146 dipendenti, la Campania, con poco più della metà della popolazione ne ha ben 6.199. Secondo dati della Ragioneria dello Stato, la spesa statale è in Lombardia pari a 2.556 euro per abitante, nel Lazio è di 5.369 e in Calabria di 4.176. Tutto questo senza contare il residuo fiscale (la differenza fra quanto si versa al Centro e quanto ritorna sul territorio, al netto degli interessi sul debito pubblico) che, secondo dati della CGIA di Mestre, è a svantaggio della Lombardia per ben 53.9 miliardi di euro.

Come ho ricordato nel libro "La questione lombarda", i dati sull'efficienza della giustizia (che pure è di competenza statale) testimoniano che in Lombardia e a Milano in particolare i tempi delle sentenze, in specie nelle cause di lavoro, sono in linea con quelli medi europei e hanno un grado di efficienza doppia rispetto alla gran parte del resto d'Italia; così è nella sanità, che diversi indicatori danno ai vertici in Italia (pur con i non pochi problemi che caratterizzano la sanità italiana nel suo complesso); e anche dai risultati dei test internazionali PISA sull'apprendimento degli studenti risulta che gli studenti lombardi battono quelli tedeschi e svizzeri in matematica, competenze linguistiche, scienze. In compenso, sempre secondo uno studio di Confcommercio la qualità dei servizi resi al cittadino, è la più alta in Italia (Dati in Valditara, "La questione lombarda", pagg.40-41).

Le competenze gestite in Lombardia danno dunque risultati migliori in termini di efficienza dei servizi e di risparmi.

La globalizzazione ha portato a far sì che i mercati siano sempre più mondiali, sempre meno rilievo hanno i mercati nazionali. La competizione è dunque globale. La Lombardia deve poter competere alla pari con il Baden, la Baviera, l'area del lionese, con la Catalogna. Occorre far conoscere nel mondo la qualità lombarda, che è elevata.

Da tutto questo diventa decisiva la sfida lanciata con il referendum di Ottobre. Non è pensabile, per esempio, che la Lombardia non possa gestire in proprio istruzione professionale e istruzione tecnica, ricerca e innovazione, grandi reti infrastrutturali, sistema del credito locale, giustizia minore in campo civile, governo del territorio, tutela dell'ambiente e dei beni culturali. Non è pensabile che ci siano minimi salariali definiti a livello nazionale e non invece a livello territoriale. Non è pensabile che la Lombardia non possa trattenersi le risorse risparmiate da una gestione regionale più efficiente di quella statale per fare investimenti infrastrutturali, per avere più medici e infermieri (è la regione che in termini relativi ne ha di meno in Italia e in compenso ha un credito di 700 milioni di euro per prestazioni erogate a cittadini di altre regioni), per diminuire le imposte regionali e locali e per pagare di più i propri dipendenti. Non è pensabile che un maestro elementare in Trentino Alto Adige, anche grazie, seppur in piccola parte, ai soldi dei lombardi prendesse nel 2009 2.400 euro al mese contro uno stipendio di un maestro che insegna in Lombardia di 1.600 euro e nel frattempo la forbice è aumentata calcolando l'aumento dell'1.35% del 2012 in Trentino Alto Adige e l'aumento medio di 1.800/2.100 euro annui concesso dalle province autonome nel 2016. Nè è pensabile che lo stipendio medio di un medico lombardo sia di 76.518 euro contro una media di 110.491 euro di un medico altoatesino (dati Sindacato Medici Italiani, ripresi ne "La questione lombarda").

Il percorso di autonomia particolare iniziato il 22 ottobre 2017 è dunque un passaggio fondamentale per consentire alla Lombardia di diventare "più ricca della Germania e più efficiente della Svizzera", come è stato quasi sempre nella sua storia. L'impegno di Attilio Fontana in questa direzione è certamente una premessa di successo importante.


valditarasmallGiuseppe Valditara

professore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma