Rigenerare il tessuto produttivo con start-up e innovazione delle PMI: proposte per la Lombardia - G. Bracchi

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ingranaggicoloratiDopo la lunga crisi, in Lombardia è necessario rigenerare il tessuto produttivo, accompagnando con interventi significativi le imprese nella direzione dell’innovazione digitale e della manifattura 4.0, e favorendo la creazione di start-up che rimpiazzino le tante aziende scomparse o senza prospettive future.

 

Interventi a livello regionale per supportare le PMI verso la manifattura 4.0

Il tessuto economico lombardo è notoriamente fatto soprattutto di aziende piccole. L’essere piccoli rende difficile acquisire ed adottare metodi e tecniche che richiedono investimenti iniziale significativi in capitale umano, formazione e tecnologie. Il nostro territorio non può competere se non innovando, anche nei settori più tradizionali. Il problema chiave dell’innovazione oggi per la Regione è sapere attivare e governare relazioni sinergiche fra gli attori chiave dell’ecosistema. Nessuna azienda ha al proprio interno le competenze e le capacità per innovare in modo totalmente autonomo. Occorre un coinvolgimento fattivo di filiere produttive, istituzioni universitarie operanti nella ricerca e nell’alta formazione, istituzioni finanziarie che rendano disponibile l’innovation capital. 

Anche le PMI lombarde che “ce la possono fare” e che esportano sono troppo dipendenti dal credito bancario (che va riducendosi per le piccole realtà anche a causa delle nuove regolamentazioni Basilea III e BCE), e quindi con poca capacità di investimento per l’innovazione digitale e soprattutto produttiva nella necessaria direzione “manifattura 4.0”; inoltre sono poco dotate di competenze interne per l’innovazione e anche con scarsa capacità di accesso alle complesse agevolazioni pubbliche comunitarie e nazionali per l’innovazione.

In Lombardia esistono peraltro valide competenze per i diversi argomenti dell’innovazione 4.0 (robot interconnessi, stampa 3D, software di simulazione processi e realtà aumentata, internet industriale e sensoristica, integrazione e comunicazione informazioni , cybersicurezza, big data e analytics) presso diverse università e centri di ricerca (ad es., Politecnico di Milano, Università di Brescia, Centri del CNR), ma rimane difficile e sporadica la loro collaborazione diretta con le PMI, anche per diversità di approccio e di meccanismi di carriera dei ricercatori. È necessario ripensare in Lombardia il ruolo della ricerca e dell’università non come luogo di spesa, ma come investimento per lo sviluppo in stretto collegamento con le imprese. 

Innanzitutto, in integrazione dei programmi nazionali, è importante rafforzare una rete regionale di centri di innovazione specializzati nella manifattura 4.0 e nel digitale (Digital Innovation Hub), nello spirito della L.R. 29/2016 della Lombardia. Va osservato che le passate esperienze regionali di costituzione di poli tecnologici hanno spesso incontrato seri problemi a causa della mancanza di reali competenze e di ragionevoli ricavi provenienti dalla fornitura di servizi. Appare inoltre opportuno creare gli Innovation Hub sotto forma di strutture autonome (consorzi, fondazioni, società di partecipazione, ecc.), ma accanto a centri di ricerca dotati di adeguate competenze, in modo da potersi appoggiare alle loro specializzazioni e strutture, ma gestendo il rapporto con le PMI con personale a tal scopo dedicato. 

L’iniziativa regionale proposta si articola in due direzioni sinergiche, rivolte la prima alla creazione/rafforzamento di Digital Innovation Hub, e la seconda agli incentivi mirati per le PMI.

 

Centri di innovazione consortili per manifattura 4.0 e digitale 

Sono necessarie più organiche e flessibili iniziative regionali mirate alle PMI nella direzione 4.0, che, ampliando finanziariamente i passati bandi “Nuove Tecnologie Digitali”, complementino organicamente quelle a livello nazionale e comunitario, a cui le PMI hanno più difficile accesso (queste ultime rivolte a grandi progetti di ricerca applicata, a incentivi fiscali per gli investimenti innovativi, a crediti di imposta per ricerca).

In particolare a livello regionale si attuano misure per favorire lo sviluppo e/o il rafforzamento di selezionati Innovation Hub (3-4 a livello regionale) specializzati nella manifattura 4.0 e nel digitale, realizzati in strutture autonome pubblico/private affiancate alle università e ai centri di ricerca più qualificati, che svolgano funzioni di:

. Technology Gatekeeper per l’esplorazione del mercato delle tecnologie, l’advisory tecnologico, l’analisi del fabbisogno innovativo su prodotti e processi;

. Coordinamento di progetti innovativi e sviluppo insieme alle PMI di proposte per l’accesso ai fondi e agli strumenti finanziari europei, nazionali e regionali per la ricerca applicata e gli investimenti innovativi;

. Assistenza nella industrializzazione di idee e nella brevettazione;

. Realizzazione, in collaborazione con aziende di mercato, fornitori di tecnologie/impianti/servizi e centri di ricerca/Università, di Living Lab, che sviluppano live demo e progetti pilota in vivo con evoluzione continua, dimostrando la fattibilità delle soluzioni tecnologiche;

. Collaborazione e accesso alle competenze di analoghe strutture europee, come il Fraunhofer Institute tedesco;

. Collaborazione con le scuole, e in particolare con gli ITIS, per la formazione in ambito digitale e manifattura 4.0.

 

Incentivi automatici per l’accesso delle PMI ai centri di ricerca 

Si propone un meccanismo automatico di contribuzione a fondo perduto al 50% per quelle PMI che attivano un contratto di ricerca con Università, Enti di ricerca, fondazioni universitarie, Innovation Hub 4.0, etc. con contratti di singolo importo compreso tra i 75 keuro e i 150 keuro (su collaborazioni di 12/18 mesi) e nel contempo assumono almeno 1 laureato con profili tecnico-scientifici in azienda (meglio PhD).

La misura, prevedibilmente in de minimis, consentirebbe alle PMI di usufruire anche del credito di imposta sulla ricerca come misura di fiscalità generale nazionale, sarebbe  praticamente un meccanismo automatico -quindi molto veloce e gradito dalle PMI- di contributo a fronte di fattura di parte terza (in genere Ente Pubblico) e consentirebbe di favorire le collaborazioni con l’università, gli enti pubblici di ricerca e gli Innovation Hub (che sarebbero comunque selezionati dalle imprese e quindi secondo merito e competenze). Nel contempo si favorirebbero le assunzioni di figure tecniche (che si immagina funzionali al progetto con l’università) e quindi la nuova occupazione qualificata, in direzioni market-driven. 

Gli incentivi previsti dalla misura, data la situazione attuale dei tassi di interesse, avranno la forma di contributi a fondo perduto, piuttosto che di credito agevolato. Le anticipazioni sui contributi a fondo perduto potranno consistere, senza prestazione di garanzie bancarie, in pagamenti diretti da parte della finanziaria regionale per l’acquisto (anche presso gli Innovation Hub) dei servizi previsti nei progetti. La misura prevede al contempo un incentivo per la diffusione presso la PMI del “Learning by hiring”, agevolando l’inserimento di risorse umane con skill chiave nella direzione 4.0.

  

Interventi per lo sviluppo di startup innovative

Oltre che salvaguardare e sviluppare l’esistente tramite l’innovazione, si deve anche puntare con decisione alle giovani imprese tecnologiche, proiettate nel futuro. Le startup innovative e il Venture Capital devono rivestire un ruolo centrale nelle politiche e negli investimenti regionali, per la necessità di rigenerare il sistema economico e industriale dopo la lunga crisi.

 

Le criticità esistenti

Anche la Lombardia, che costituisce nel Paese la regione dove si concentrano maggiormente le giovani imprese innovative (ormai 2.000 quelle registrate presso le camere di Commercio), si caratterizza ancora per un penalizzante gap di funding alle startup, che le banche e gli operatori specializzati coprono solo parzialmente e che è necessario colmare con nuovi ambiziosi e specifici interventi.

Le startup sono uno degli strumenti per generare e sviluppare innovazione, e anche un modo per valorizzare la nostra ricerca e i nostri giovani e per aggiungere nuovi attori imprenditoriali tech-based. Occorre rafforzare con interventi incisivi un processo dinamico di generazione e crescita di nuova imprenditorialità, facendola via via progredire, con il sostegno della finanza e del Venture Capital, fino a farne una componente organica del sistema economico e produttivo regionale. 

Gli interventi regionali si devono aggiungere alle molte norme speciali già introdotte a livello nazionale in termini di incentivi ed esenzioni fiscali, garanzie sui crediti, mitigazioni delle norme fallimentari e giuslavoristiche, semplificazioni degli adempimenti burocratici. Tali norme hanno sì prodotto un importante incremento nella nascita di startup innovative iscritte nell’apposito registro presso le Camere di Commercio, che hanno superato il numero di 8.000, delle quali ben un quarto in Lombardia, ma la dimensione di tali giovani imprese è troppo piccola (solo quattro addetti in media, dei quali uno solo assunto, e un fatturato medio inferiore ai 200 mila Euro). In definitiva, pur con il vantaggioso quadro normativo e fiscale che è stato realizzato per le giovani imprese, si è ottenuta solo la quantità, ma non ancora la qualità e il valore delle startup, e soprattutto non si è riusciti ad attivare un circolo virtuoso con la finanza per l’innovazione.

Le startup devono poter divenire aziende vere, perché riescono prima a svilupparsi come entità autonome grazie agli investimenti in capitale di rischio, e poi ad essere quotate in Borsa o acquisite da imprese più mature che puntano sulla “open innovation”. L’esperienza internazionale dimostra che per avere successo e crescere le startup necessitano soprattutto di due fattori: da un primo lato di un valido ecosistema tecnologico, e da un secondo lato di un facile accesso agli investimenti del Venture Capital, come si riscontra non solo in diverse zone d’America, ma anche, ad esempio, in Israele o nelle aree di Londra e di Berlino. 

Eppure anche Milano, capitale italiana della ricerca, della finanza, del Venture Capital e delle start up (il 15% del totale nazionale) non è neppure inserita fra i primi 10 poli europei delle startup, fra i quali figurano non solo Londra, Berlino e Parigi, ma anche città come Stoccolma, Barcellona, Dublino, Amsterdam, Vienna, Monaco e Madrid. 

L’anomalia italiana e anche lombarda non è nella ricerca, ma nella sua valorizzazione. Gli investimenti in ricerca in Italia sono notoriamente inferiori a quelli degli altri Paesi con cui ci confrontiamo, ma la produttività dei ricercatori in termini di risultati scientifici è buona. Ciò che è però critica è la capacità di tradurre la ricerca in valore economico: valorizzazione dei brevetti, innovazione, esportazioni tecnologiche, investimenti finanziari, collaborazione università-imprese. E’ necessario incrementare il numero di ricercatori e di dottori di ricerca, ripensando il ruolo della ricerca e dell’università non come luogo di spesa, ma come investimento per lo sviluppo, per la creazione di innovazioni e di progetti di nuove imprese basate su validi ritrovati scientifici e tecnologici. Ed inoltre incentivare le filiere produttive lombarde ad innovarsi e digitalizzarsi acquisendo startup tecnologiche: scarso è infatti il vantaggio per il Paese se le migliori startup lombarde vengono sempre acquisite da aziende straniere.

 

Intervento finanziario di importante dimensione sul Venture Capital

Il Venture Capital in Italia, nonostante i recenti interventi a livello nazionale di Cassa Depositi e Prestiti, e a livello lombardo di alcune misure dedicate, è ancora pesantemente sottodimensionato, con investimenti annui in Italia degli operatori domestici al di sotto dei 100 milioni di euro, a cui se ne aggiungono altri 150 da parte di operatori esteri e di investitori informali: nonostante alla Lombardia sia dedicato un quarto di questi investimenti, si tratta comunque di cifre inferiori di ben un ordine di grandezza rispetto a Gran Bretagna, Francia e Germania, molto più ridotte anche rispetto a Paesi minori ma più avanzati come Svezia, Olanda e Svizzera, e pari ad appena un quarto di quanto si riscontra nella stessa Spagna, Paese che dopo la grande crisi del 2009 si è dedicato con risorse e convinzione alle startup, soprattutto in Catalogna, nel tentativo di riconvertire la propria debole struttura economica. In Francia il presidente Macron ha annunciato un piano di investimenti dell’ordine di 10 miliardi sul tema dell’innovazione, delle startup e del Venture Capital, e già negli ultimi anni si è moltiplicato per 10 gli investimenti in startup, che sono passati da 200 a 2 miliardi all’anno. 

La Lombardia non può accettare una tale pericolosissimo divario, deve agire anche in assenza di un importante intervento concreto dello Stato. Una opportunità da non disperdere per l’attrazione nell’area milanese di startup anche dall’estero, fra l’altro, proverrà nel prossimo futuro dall’uscita dalla UE di Londra, di gran lunga il principale centro europeo di attrazione delle startup. 

Anche in Lombardia è necessario nella prossima legislatura dedicare con determinazione al Venture Capital fondi molto più importanti (di un ordine di grandezza di diverse centinaia di milioni), anche senza attendere lo Stato, per alleggerire questo assurdo e paralizzante divario, utilizzando la società finanziaria regionale come motore e gestore.

Un aiuto potrà anche venire dalla incentivazione dello sviluppo dell’Equity Crowfunding, per il quale l’Italia si è già dotata di una normativa d’avanguardia, e che raccoglie in Lombardia la metà dei fondi, ma che ora bisogna evitare di appesantire con rigidità regolamentari.

 

Anticipazioni finanziarie alle Startup

Il problema non è solo quello di aumentare a livello lombardo di un ordine di grandezza gli incentivi pubblici alle startup, rispetto a quanto previsto dai passati bandi “StartUp”, per allinearci almeno con la Catalogna ed avvicinare le situazioni di Francia e Germania, ma anche quello di sburocratizzare le misure di incentivo. Negli anni passati, anche in Lombardia, per le start up la finanza agevolata, al di là della scarsezza, è sempre stata un miraggio, a causa dei flussi di cassa (prima spendo poi ricevo.), e come è ben noto molte delle startup non hanno risorse economiche su cui far leva. Burocrazia e poca finanza frenano le startup lombarde.

Così come la Regione Lombardia finanzia bandi congiuntamente con altri soggetti (ad es. Fondazione Cariplo), allo stesso modo la Regione potrebbe cercare un modo per coinvolgere a garanzia/copertura iniziale soggetti esterni con accordi specifici per “anticipare” le necessità delle startup con meccanismi più rapidi ed idonei. Questi soggetti poi rientrerebbero con i tempi della finanza agevolata.  

 

Bridge USA e Cina per le startup tecnologiche

Per le startup tecnologiche in settori come il digitale, poi, molto spesso il mercato non è in Italia, ma soprattutto in California e sempre più in Cina: la Regione potrebbe lanciare una misura che si ispiri al concetto “il cervello in Lombardia e il mercato dove c’è”, portando le migliori startup presso gli incubatori tecnologici di questi mercati.

Alcuni dei 12 incubatori certificati di startup della Lombardia avrebbero il ruolo di fare da Mentor e da gestori del servizio, in supporto all’attuazione della misura.

 

bracchiGiampio Bracchi

presidente emerito Fondazione del Politecnico di Milano