Elezioni politiche del 4 marzo: il Rosatellum ve lo spieghiamo noi - P. Becchi / G. Palma

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ELEZIONI2018Alcuni noti sondaggisti italiani continuano ad affermare che all’indomani delle elezioni nessuna lista o coalizione di liste avrà la maggioranza per governare. Visto il sistema elettorale “ibrido” possiamo comprendere le difficoltà degli istituti di statistica, ma noi abbiamo dimostrato che - al verificarsi di determinate condizioni - non è affatto così.

Si consideri che il Rosatellum non è una legge elettorale proporzionale, o quantomeno non lo è di fronte ad un sistema politico con tre o addirittura 4 poli. È vero che quasi i 2/3 dei seggi sono attribuiti col sistema proporzionale (tanti seggi quanti sono in proporzione i voti ottenuti da ciascuna lista), ma è anche vero che manca il voto disgiunto con conseguente estensione automatica del voto dai collegi plurinominali a quelli uninominali e viceversa. Ciò produce effetti in gran parte maggioritari.

Ci spieghiamo meglio. La legge elettorale con la quale andremo a votare il 4 marzo prevede che poco più di 1/3 dei parlamentari siano eletti col sistema maggioritario dei collegi uninominali a turno unico (sistema all’inglese detto anche first-past-the-post), mentre poco meno di 2/3 col sistema proporzionale. L’elettore avrà una sola scheda elettorale per ciascuna delle due Camere e potrà barrare il nominativo del candidato dell’uninominale o scegliere la lista o le liste (in caso di coalizione) ad egli collegate, ovvero entrambe le cose. Non potrà tuttavia esprimere voto disgiunto, cioè non avrà la possibilità di scegliere una lista del proporzionale e un candidato dell’uninominale che non siano tra loro collegati. Ciò determina un “effetto-traino” che rende il Rosatellum una legge sostanzialmente maggioritaria. Cosa vuol dire? È molto semplice. La lista o la coalizione di liste che nei collegi plurinominali otterrà all’incirca il 38-40% dei voti vedrà estendere tale percentuale anche ai candidati collegati nei collegi uninominali, nei quali ottiene il seggio quello che prende un solo voto in più degli altri (è sufficiente la maggioranza relativa). Ciò determina un effetto largamente maggioritario della legge, con la conseguenza che la lista o la coalizione di liste che avrà raggiunto il 38-40% dei voti nei collegi plurinominali si vedrà attribuire circa il 70% dei seggi assegnati dai collegi uninominali.

Facciamo due conti limitandoci all’esempio della Camera dei deputati: col 38-40% dei voti ottenuti nei collegi plurinominali si conquistano circa 154 seggi su 386 della quota proporzionale e circa 161 su 232 di quelli attribuiti col sistema dei collegi uninominali. In totale 315, ai quali vanno aggiunti i seggi attribuiti col sistema proporzionale puro della circoscrizione Estero più un residuo numero di seggi (attribuiti pro-quota) che scaturiscono dai voti ottenuti da quelle liste che non supereranno la soglia di sbarramento del 3% su base nazionale (se non coalizzate) oppure dell’1% se coalizzate. Ragionevolmente, siamo nell’orbita di circa 325 seggi, quindi oltre quota 316 che è la maggioranza assoluta a Montecitorio. Per il Senato la situazione è pressoché similare. Nonostante l’evidenza dei numeri, alcuni sondaggisti – tra cui il rinomato Nando Pagnoncelli – continuano ad affermare che dalle urne non uscirà alcuna maggioranza, senza tener conto delle nostre critiche circonstanziate.       

Detto questo, occorre spiegare meglio il funzionamento del Rosatellum. Particolarmente interessante è il meccanismo d’elezione dei candidati dei collegi plurinominali (circa i 2/3 della nuova composizione parlamentare). Non sono ammesse le preferenze, quindi l’elettore troverà i nominativi dei candidati indicati sulla scheda elettorale (da un minimo di due ad un massimo di quattro per ciascuna lista e per ciascun collegio) ma non potrà scegliere il candidato dal quale intende essere rappresentato in Parlamento. La loro elezione avverrà in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna lista e in ordine decrescente a seconda di come sono stati posizionati sulla scheda elettorale dalle segreterie di partito, con la conseguenza che risulteranno eletti quelli posizionati al primo e – al massimo - al secondo posto. Un meccanismo che collide con l’orientamento delineato dalla Corte costituzionale con la sua sentenza sul Porcellum (la num. 1/2014): la Consulta ha infatti dichiarato l’incostituzionalità di quella legge anche in ordine all’impossibilità di esprimere preferenze. I sostenitori del Rosatellum sostengono d’altro canto  che la successiva sentenza della Corte, quella sull’Italicum (la num. 35/2017), non abbia dichiarato l’incostituzionalità di questa legge elettorale in ordine ai capi-lista bloccati. È vero, ma l’Italicum consentiva  all’elettore la facoltà di esprimere fino a due preferenze per i candidati (fatto salvo il capo-lista bloccato), facoltà che il Rosatellum esclude. La differenza, come si può facilmente notare, è abissale.

schedarosatellum

(fac simile scheda elettorale – Rosatellum)

Gli aspetti critici del Rosatellum si estendono anche all’elezione dei candidati dei collegi uninominali. Ferma restando la violazione del principio  del “voto libero” stante l’assenza in capo all’elettore della facoltà di esprimere voto disgiunto, l’elezione dei candidati dei collegi uninominali rispetta il principio del “voto diretto” previsto dalla Costituzione, ma con una particolarità quantomeno bizzarra rappresentata da un ampio paracadute nei plurinominali per gli sconfitti dell’uninominale. In pratica ciascun candidato dei collegi uninominali potrà candidarsi fino ad un massimo di 5 collegi plurinominali, con la conseguenza che chi subirà sonore bocciature nel voto diretto degli uninominali potrà risultare eletto grazie al “ripescaggio” dai collegi plurinominali, vanificando in tal modo la scelta  dell’elettore espressa negli uninominali. Il  “paracadute” ha un senso  solo se previsto nei limiti fissati dal  Mattarellum originario del 1993, quando i candidati dei collegi uninominali si potevano candidare al massimo in un solo collegio plurinominale, in modo tale da porre un argine agli effetti eccessivamente maggioritari del sistema first-past-the-post. Le cinque pluricandidature previste dal Rosatellum vanno invece nella direzione opposta, cioè quella di vanificare il “voto diretto” espresso dall’elettore per i candidati dell’uninominale.

Di questo e di tanto altro ancora, compresa un’analisi dettagliata dei profili di incostituzionalità della nuova legge elettorale, ce ne siamo occupati nel nostro ultimo libro dal titolo: “I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi. Dal proporzionale puro della Prima Repubblica al Rosatellum”, edito a dicembre da Key editore.


becchiPaolo Becchi

professore ordinario di filosofia del diritto

Facoltà di Giurisprudenza

Università di Genova

 


palmagiuseppeGiuseppe Palma

avvocato