Un iniquo reddito di cittadinanza - G. Valditara

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redditocittadinanzaLa proposta del Movimento 5 Stelle di istituire un reddito di cittadinanza tiene banco nel dibattito politico ed è stata giudicata uno dei motivi che hanno determinato lo straordinario successo elettorale di questo Movimento alle consultazioni del 4 marzo. Il reddito di cittadinanza si applica innanzitutto a coloro che non hanno un lavoro e poi a seguire a coloro che non raggiungono i livelli considerati minimi per una esistenza dignitosa. Questi dovrebbero essere i parametri: 780 euro mensili per un singolo componente; alle famiglie di due componenti con un solo genitore 1.014 euro al mese; alle famiglie composte da due adulti: 1.170 euro mensili; famiglie con tre componenti di cui due adulti e un minore di anni 14: 1.404 euro; due adulti e due minori di anni 14: 1.638 euro; due adulti e tre minori: 1.872 euro; due adulti e quattro minori: 2.106 euro; sette persone tutte sopra i 14 anni: 3.120 euro.

Il costo per le casse dello Stato sarebbe di circa 20 miliardi per il M5S, di 30 miliardi per l'Inps. Ma vi è chi indica anche un costo maggiore.

Il M5S ha certamente toccato un punto dolente: in Italia c'è una povertà diffusa, e molti italiani sono sotto il livello di povertà. È anche vero che il reddito di cittadinanza è presente pure in diversi Stati europei. Va subito osservato, tuttavia, che pressoché ovunque è mediamente inferiore a quello proposto dai "grillini". Per esempio in Germania è di 391 euro per le persone sole e di 1005 euro per le famiglie. Inoltre sono esclusi gli stranieri che non abbiano mai lavorato. In Francia e in Gran Bretagna è di circa la metà di quanto proposto in Italia, in Francia dura peraltro soltanto tre mesi e dunque ha una modesta incidenza sull'erario.

Occorre poi rilevare che l'Italia a differenza degli altri Paesi europei ha un debito pubblico pari al 132% del Pil. Solo per fare un raffronto, la Germania ha un debito pubblico pari al 68.1%, la Francia pari al 96.5% e la Gran Bretagna all'88.3%. L'Italia ha il terzo debito pubblico più alto al mondo secondo in Europa solo alla Grecia, che non casualmente non si può permettere un reddito di cittadinanza.

Ma è la disoccupazione a costituire un ulteriore elemento di differenza. In Italia il tasso di disoccupazione è dell'11.2%, contro un tasso del 3.6% in Germania. È evidente, in proporzione, il numero enormemente superiore di assistiti che si avrebbe in Italia. Non solo. L'Italia sconta salari fra i più bassi d'Europa e un relativo potere d'acquisto che è in fondo alla classifica del Continente. I dati sono del 15 giugno 2015, ma i rapporti non sono certamente cambiati. In Germania lo stipendio medio risulta di 2.580 euro al mese a fronte di un costo della vita di 37.2 euro al giorno, in Svezia il salario è di 1.930 euro mensili con un costo della vita di 42 euro, in Italia è invece di 1.410 euro con un costo della vita di 39.4.

Questo è il punto vero: a parità di lavoro svolto un lavoratore italiano percepisce molto meno, in termini relativi, non solo in termini assoluti, di quanto riceve un lavoratore nella gran parte dei Paesi europei.

Più che di un sostegno al reddito, la proposta del M5S realizzerebbe dunque una grande redistribuzione di ricchezza a carico del contribuente.

Va detto innanzitutto che la gran parte dei contributi di cittadinanza andrebbe alle regioni del Sud. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione è del 19.4%, nel Centro del 10%, nel Nord del 6.9%. I salari dei dipendenti privati sono anche (apparentemente) inferiori nel Sud rispetto al Nord. E qui iniziano i problemi. Se è vero infatti che il Sud ha un tasso di disoccupazione triplo rispetto al Nord, è anche vero che nel Sud vi è un tasso di lavoro nero enormemente più elevato. Circa il 60% del lavoro nero è concentrato nelle regioni meridionali. In Calabria e Campania un lavoratore su cinque è irregolare, contro una media nazionale di uno su dieci. Più in generale in Italia metà dei disoccupati sono risucchiati nel lavoro illegale. Vi è poi un altro elemento che non viene considerato. Come si è più volte citato, uno studio di Andrea Ichino, Tito Boeri, Enrico Moretti per la Fondazione Rodolfo De Benedetti ha calcolato che un bancario milanese a parità di livello, per avere uno stipendio con eguale potere d'acquisto di un bancario di Ragusa, dovrebbe guadagnare il 37% in più. Così pure un insegnante che vive a Milano per avere eguale potere d'acquisto di un docente che vive a Ragusa suo pari grado, dovrebbe percepire il 48% in più.

È chiaro che la proposta del M5S finirebbe con l'accentuare ulteriormente questi divari. È evidente inoltre come a beneficiare del reddito di cittadinanzacosì come concepito, sarebbero, in proporzione, soprattutto cittadini extracomunitari che hanno famiglie assai numerose. Ci sarebbe poi una corsa a far venire in Italia famigliari, attraverso i ricongiungimenti, per raggiungere le "mitiche" sette unità che garantiscono un reddito mensile di 3.120 euro.

Per essere realizzato, l'investimento previsto dovrebbe bruciare gran parte delle risorse utilizzabili da una seria spending review: quella di Cottarelli, l'unica concretamente messa sul tavolo, puntava a ottenere risparmi per 33.9 miliardi in tre anni, peraltro con interventi sulla previdenza, e sulla assistenza sociale e tagli ingenti al pubblico impiego, che impatterebbero sulla stessa platea degli assistiti dal piano del M5S. Non vi sarebbe dunque nessuno spazio per ulteriori riduzioni delle imposte, e tantomeno per investimenti infrastrutturali.

Tutto questo senza contare che le tre offerte di lavoro che la proposta "grillina" prevede di offrire alla platea dei disoccupati appaiono una chimerache se fosse invece realizzabile basterebbe da sola già oggi a risolvere il problema della disoccupazione italiana. Essendo del tutto ipotetiche, "velleitarie", le "tre proposte di lavoro", il reddito di cittadinanza finirebbe piuttosto con l'incentivare la disoccupazione, garantendo un reddito senza che a ciò corrisponda in cambio il sacrificio che normalmente comporta il lavorare.

Le risorse ricavabili da una seria spending review devono essere invece destinate proprio ad un abbassamento della imposizione fiscale e ad investimenti infrastrutturali in particolare nelle regioni del Sud, per generare uno sviluppo sano, capace di moltiplicare la ricchezza e di diminuire in modo equo le differenze territoriali. Nel contempo va al più presto prevista una territorializzazione della contrattazione per consentire ai lavoratori delle aree dove il costo della vita è più elevato di incrementare i loro stipendi su parametri di tipo europeo.


valditarasmallGiuseppe Valditara

professore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma