Lotta all’evasione fiscale e gestione delle risorse idriche - S. Tafaro

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emergenzaacqua1Volendo immettere nuovo slancio per nuove prospettive nella realtà contemporanea ed italiana in particolare, mi pare necessario battere strade diverse e innovative, rispetto a quelle attualmente battute da una politica spesso ripetitiva e lontana dagli interessi dei cittadini. In primo luogo occorrerebbe rendere effettiva l’appartenenza della sovranità al popolo e non, come di fatto oggi è, alle oligarchie e potentati partitici e d’altro genere. Del punto mi sono occupato più volte ed anche in questa stessa Rivista. Qui vorrei avanzare qualche modesta proposta, che, tuttavia, mi pare in grado di consentire una svolta significativa.

Da almeno mezzo secolo ho sentito parlare di ‘lotta incisiva all’evasione’, che, atteso l’enorme ammontare di essa (circa 270 miliardi di Euro), potrebbe assicurare le risorse necessarie sia alle auspicate riforme sia al futuro del Paese. Di fatto ogni misura si è dimostrata inefficace a combatterla e pare invocata più come un ripetitivo mantra che come eventualità possibile.

In verità, in Italia i pagamenti ‘in nero’ si sono dimostrati ineliminabili. Essi trovano linfa sul fatto che chi paga non ha un proprio interesse ad avere l’attestato di pagamento, tanto più che è sottoposto ad una sorta di ‘ricatto economico’, perché, ad esempio, gli si dice “o paghi X senza ricevuta o fattura oppure paghi X+Y (poniamo ‘o mi dai 100 oppure, se vuoi la ricevuta, me ne dai 150)”, sicché normalmente chi deve pagare preferisce non chiedere la ricevuta. Questa situazione è diffusissima ed è difficilmente contrastabile; né finora sono valse le sanzioni previste per il caso che vengano scoperti gli illeciti.

Si può combattere? Penso di sì. Come? Introducendo il contro-interesse, cioè la semplice possibilità (esistente in altri Paesi, compresi gli USA) di consentire a chi paghi di dedurre l’importo pagato dalla propria base imponibile, indicando chi ha incassato la somma ed il suo CF (ora esiste soltanto per pochi casi e con un tetto).

In tal modo se so che poi su quelle somme non pagherò alcuna imposta, sono spinto a pretendere la ricevuta dell’effettivo pagamento. Inoltre chi riceve il pagamento e sa che non potrà sfuggire al Fisco non ha più neanche interesse ad aumentare molto la cifra, perché poi su di essa, che va a sommarsi al suo reddito, pagherà in misura progressiva, sicché se dichiara molto pagherà in base ad un’aliquota maggiorata.

Da ciò lo Stato non potrebbe che avvantaggiarsi, perché chi riceve il pagamento (normalmente una ditta industriale o commerciale) quasi sicuramente ha una base imponibile superiore a quella del committente e quindi sulla somma versatagli pagherà con un’aliquota superiore.

Tutto semplice? Non tanto. Ma non per difficoltà tecniche, che si possono facilmente superare, bensì per l’ostinata opposizione dei ‘potentati economici’. Tant’è che nessuno ne parla, sebbene in passato la propose il Ministro delle Finanze del tempo, Reviglio; ma fu messo subito a tacere e poi … nulla più.

Eppure il prevedibile ricorso ai Bitcoin (che la Corea del sud ha già ufficializzato e pare siano allo studio di altri Stati) da parte dei gruppi economici può rendere assolutamente non rintracciabile il denaro e la ricchezza. Di modo che l’unica possibilità di evitare evasioni ancora più colossali potrebbe essere quella di incentivare chi paga a richiedere attestazione del pagamento, indicando a chi ha corrisposto il proprio denaro.

Altra proposta avanzerei riguardo all’acqua. Essa costituisce un’emergenza che sarà sempre più grave. Eppure nessuno se ne preoccupa. Ad Istanbul si possono ancora visitare le ‘cisterne’ che permisero a Costantinopoli di resistere (fino al tradimento dei Genovesi) all’assedio musulmano. In Italia, compreso l’assetatissimo Sud, la pioggia c’è, ma le acque, vuoi per la natura carsica del terreno vuoi per gli effetti dell’inarrestabile cementificazione, vanno perse. Perché non torniamo a dotarci di adeguate cisterne? Le quali, peraltro, erano diffusissime e consentivano adeguata irrigazione dei campi e per i servizi igienici, prima della costruzione degli acquedotti (in primis l’acquedotto pugliese, che peraltro ora perde quasi il 40% di un’acqua comunque insufficiente). Perché non reintrodurle?

Ma per l’acqua vi è una ulteriore e rivoluzionaria possibilità. All’Università di Manchester già da un po’ hanno sperimentato un sistema di desalinizzazione dell’acqua marina e l’anno scorso hanno dichiarato di avere ottenuto acqua dolce dal mare attraverso lastre di grafene. Sarebbe un mezzo economicissimo e alla portata di tutti con potenzialità illimitate! Ci sarà qualcuno che, andando contro chi vuole monopolizzare l’acqua del futuro, approfondisca e realizzi queste nuove tecniche?

Inoltre in tutto il mondo, comunque, si tentano forme innovative e redditizie di desalinizzazione. Emblematica, ad esempio, è quella realizzata da oltre un decennio da Israele: sulla base degli studi dello scienziato americano Sidney Loeb, gli Israeliani hanno messo a punto un nuovo tipo di impianto di desalinizzazione applicando il metodo dell’osmosi inversa, che ha un minor impatto ambientale rispetto alle tecniche utilizzate negli altri impianti. Inoltre, Israele ha trovato il modo di produrre acqua a un costo basso, cioè a 58 centesimi di dollaro per metro cubo, cioè 50 centesimi di euro al metro cubo, che significano secondo le stime, dai 300 ai 500 dollari all’anno per nucleo familiare! Vogliamo pensarci anche in Italia?

In conclusione mi pare arrivato il momento di pensare e progettare forme innovative, anziché tormentarci in un’interminabile partita a dama con spostamento di pedine, ma senza profonda e reale soluzione dei problemi e delle prospettive per il futuro.

 

tafarosebSebastiano Tafaro

professore ordinario di diritto romano

già preside della facoltà di giurisprudenza - Università di Taranto