Aggressioni ai docenti: un grave fenomeno sociale in continuo aumento - F. Fuso

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professoriviolenzaLe cronache recenti attestano il grave e preoccupante proliferare di violenze ai danni di docenti di scuole di diverso ordine e grado, con una diffusione che prescinde dalla collocazione territoriale ed investe tutta la Penisola. In questi giorni, due casi, uno a Palermo e l’altro a Torino - che hanno seguito di poco le cinque aggressioni avvenute in soli quindici giorni tra Piacenza, Avola, Santa Maria a Vico e Foggia - hanno riproposto il tema del progressivo deterioramento del ruolo sociale dell’insegnante e della continua erosione del principio di autorità, con la conseguente perdita di autorevolezza degli educatori.

L’occasione che scatena la violenza è sempre un rimprovero allo studente per la violazione di una regola, per una valutazione negativa del suo comportamento o del suo rendimento che, invece di essere esaminata e risolta attraverso un confronto civile e costruttivo con coloro che hanno la responsabilità genitoriale, si trasforma in un pesante attacco, a volte verbale ed a volte fisico, contro il docente.

Se unanime è la condanna della pubblica opinione, dei rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati e delle organizzazioni della scuola (sia quelle composte da docenti che quelle dei genitori e degli studenti), l’individuazione delle ragioni che, negli anni, hanno mutato e fatto degenerare il rapporto tra il corpo insegnante ed i genitori degli allievi è quanto mai diversa o comunque rappresentativa di uno solo dei fattori che, se unito agli altri, compone il quadro destabilizzante nel quale è caduta la scuola italiana.

Certamente in questo progressivo degrado possono aver contribuito anche le scelte operate dalla politica che, secondo Rino Di Meglio (coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti), hanno trasformato la scuola da istituzione a servizio socio-assistenziale ed alunni e famiglie in consumatori da soddisfare e che, con la Legge 107/2015, hanno dato l’ultimo colpo ad una deriva inesorabile, attribuendo sempre maggiori poteri ai dirigenti scolastici e sminuendo quelli degli insegnanti. Anche la rappresentante dei dirigenti scolastici, Roberta Fanfarillo, ha descritto un rapporto che si sarebbe rovesciato, perché le famiglie sono sempre più protettive nei confronti dei figli e pretendono che siano le scuole ad adattarsi alle personali esigenze degli alunni mentre, un tempo, era l’alunno a doversi adeguare alle regole della scuola.

Ma ciò che tutti gli insegnanti lamentano e che può essere terreno fertile per le aggressioni nei loro confronti - dal clima di violenza e di tensione che si respira nelle scuole, ai comportamenti scorretti e maleducati, al linguaggio volgare, alle regole mal sopportate e non più rispettate - è solo la punta di un iceberg che trova la parte più grande e sommersa nel decadimento dei valori che fondavano la società civile e che non vengono più trasmessi dai genitori ai propri figli perché essi stessi non riconoscono più quei valori.

La latitanza delle istituzioni nel prevenire, controllare e reprimere fatti illeciti di minor rilevanza e comportamenti antisociali ha, via via, sgretolato sia il concetto stesso di autorità in genere che il senso civico, inteso questo come osservanza delle regole finalizzate alla pacifica convivenza di una comunità.

Ai doveri ed ai diritti di ciascun cittadino, alla concezione della collaborazione e delle responsabilità come impegno personale di ciascuno di partecipare al bene comune con azioni positive, si sono sostituiti solo diritti e pretese e l’insofferenza verso qualunque richiamo o censura del proprio operato contrario alle regole. Il risultato è un crescente imbarbarimento, espressione di un diffuso malessere sociale che, secondo il prof. Francesco Greco (Presidente dell’associazione Nazionale Docenti) pare trovare nella scuola il luogo privilegiato di sfogo.

Infatti, la società che nelle sue varie attività doveva rispettare delle regole, che comportavano conseguenze di varia natura per il contravventore, si sta sempre di più trasformando, modificando la concezione che la reggeva ed elidendo, giorno per giorno, la valenza di quelle regole: una società che non rispetta le regole diventa, così, una società senza regole, dove tutto e il contrario di tutto è permesso, dove non può esserci il rispetto dell’autorità che deve fare osservare le regole e dove la risposta all’autorità, non più riconosciuta, può scadere nell’intolleranza anche violenta.

Trasportando queste mutazioni nella scuola, il corollario che ne discende è composto dal disconoscimento della centralità della funzione educativa e, quindi, dalla negazione del valore sociale dell’insegnante come educatore e, di conseguenza, dalla scomparsa del dovuto rispetto verso la funzione e verso chi la esercita.

Lo svilimento della figura dell’educatore, dunque, è una conseguenza che diventa sempre più tangibile nella pretesa di voler sostituire il proprio giudizio a quello dell’insegnante, incuranti del fatto che ciò provoca, nel migliore dei casi, il disorientamento in un giovane che deve formarsi, fino a forgiare un essere animato solo dalla prepotenza e dall’arroganza perché sicuro di avere dalla sua parte un genitore pronto a contrastare, anche con la violenza, l’insegnante per un rimprovero o per un voto negativo.

A tal proposito, il Presidente Mattarella ha sottolineato che quando i genitori si permettono un atteggiamento di contrapposizione alla scuola, vanno anche contro l’interesse dei propri figli perché sono la collaborazione, il dialogo, lo scambio di opinioni tra famiglia e scuola che consentono a ciascun ragazzo e ragazzo di esprimersi con pienezza. La scuola, infatti, è l’elemento più dirompente contro l’ingiustizia sociale e l’immobilità.  

Secondo i dati raccolti dal sito Skuola.net, tra i genitori che hanno partecipato ai colloqui con gli insegnanti, il 7% ha avuto un litigio con i docenti e, inoltre, dai documenti di autovalutazione delle scuole, emerge un disagio sempre più diffuso nel rapporto tra genitori ed insegnanti che delegittima ed ostacola la funzione delle scuole. La perdita di autorevolezza dei docenti è stata sostenuta anche da Gianmarco Meda, coordinatore nazionale della rete degli studenti medi, che ha riconosciuto il fenomeno dei genitori aggressivi verso gli insegnanti.

Se gli insegnanti sono educatori ed hanno il dovere di contribuire al processo educativo dei giovani, anche come sostegno alla loro libertà personale e di crescita di futuri cittadini, i genitori hanno un dovere di uguale peso nel rispettare la scuola e coloro che vi operano, non ostacolando ma anzi contribuendo al lavoro dei docenti. Perciò, il ruolo ed il valore sociale degli insegnanti esige la massima collaborazione da parte dei genitori e non deve essere messo in discussione ergendosi a strenui difensori dei propri figli, sempre e comunque.

Occorrono regole chiare e precise e la ferma volontà di farle rispettare. Coloro che non le osservano devono essere fermamente ammoniti e, nei casi più gravi, espulsi qualora non frequentino la scuola dell’obbligo.

Quanto ai genitori che si rendano responsabili di reati ai danni di docenti devono essere puniti severamente e, nei casi più gravi, deve essere loro tolta la responsabilità genitoriale.

 

fusoFrancesca Fuso

avvocato in Milano