Proposte per un fisco liberale: Flat Tax e Negative Income – D. Peirone

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tassesoldiFisco, crescita, occupazione e disuguaglianze. Sono i temi più discussi nel contesto del cambiamento economico globale. Diverse politiche sono state proposte ed applicate dai governi delle nazioni occidentali, poichè trovare misure appropriate che siano in grado di avviare un circolo virtuoso tra questi quattro indicatori fondamentali di un sistema economico, significa vincere un’importante sfida politica nei confronti dei propri cittadini. In particolare, uno dei punti deboli anche in economie che spesso appaiono in brillante crescita (vedi gli Stati Uniti) è la mancanza di progressi economici significativi per le famiglie a reddito medio-basso.

Questo problema appare anche più grave in Italia, caratterizzata dalla stagnazione e dalla disoccupazione. La crescita economica nel nostro paese è ostacolata dalle gravi carenze e dall’eccessivo peso del sistema fiscale, un sistema che grava sui cittadini sia a causa dell’elevatissimo prelievo che dell’eccessiva burocrazia. In questo modo il vero volano dello sviluppo rimane bloccato, costringendo a politiche di “sopravvivenza” attraverso un’austerità che non taglia i reali sprechi e non sblocca le risorse produttive. La Lega di Matteo Salvini ha quindi proposto una ricetta definita “shock”, ovvero l’applicazione di una flat tax su imprese e famiglie.

L’Istituto Milton Friedman Institute, così chiamato in onore del grande economista Premio Nobel e campione del pensiero liberale, ha sostenuto questa proposta e fornito spunti anche per il suo inserimento all’interno del programma di Forza Italia per le ultime elezioni.

Ho avuto il piacere di scrivere una breve introduzione per il loro ultimo rapporto “TRA RIFORMA DEL FISCO E FLAT TAX: PROSPETTIVE DI APPLICAZIONE IN ITALIA” (http://www.friedman.it/).

L’Istituto Friedman, diretto dal prof. Andrea Maria Villotti e da Alessandro Bertoldi, parte da un vecchio adagio: «Dove c’è poca chiarezza c’è tanta menzogna». Per questo, sottolinea Bertoldi, “secondo noi l’obiettivo di una riforma del fisco italiano deve essere quello di rivoluzionare l’attuale sistema rendendolo il più trasparente possibile. Il fisco italiano, che formalmente si autodefinisce progressivo, preleva in realtà la maggior parte delle risorse dalla classe media. La fascia di reddito compresa tra i 20.000 e i 55.000 euro in Italia versa più del 51% dei contributi, nonostante rappresenti solo il 34% dei contribuenti”. Villotti sottolinea come lo scopo dello studio sia spiegare in termini semplici e acomprensibili a tutti “come il nostro Paese potrebbe beneficiare da un’importante e significativa riforma del Fisco, in grado di riequilibrare l’attuale peso della tassazione e garantire proporzionalità ed equità nella redistribuzione delle ricchezze”. 

Un’ulteriore proposta di grande interesse, che fu avanzata per la prima volta da Milton Friedman e che viene ripresa nel rapporto, è la Negative Income Tax (NIT), o imposta negativa sul reddito. La NIT è uno strumento di politica economica teorizzato per sostenere le famiglie con un reddito inferiore a una determinata soglia. La differenza tra il reddito minimo garantito e il reddito percepito verrebbe di fatto coperta con un sussidio stanziato dallo Stato, in modo tale da consentire a tutti i cittadini di percepire un reddito. Il meccanismo del sussidio “tradizionale” funziona come segue: c'è una soglia G, il reddito minimo garantito. Se il proprio reddito (lordo) Y scende al di sotto di G, si riceve un sussidio pari a G - Y. Se il proprio reddito è maggiore di G, non si riceve alcun trasferimento e si pagano le tasse su Y - G. 

Il principio della tassazione negativa sviluppato dal professor Friedman si articola in modo diverso e si fonda sulle cosiddette “deduzioni” . Il concetto è relativamente semplice: se durante l’anno un cittadino ha un reddito superiore alla soglia minima dovrà pagare le tasse sulla differenza, se invece il suo reddito è inferiore alla soglia sarà lo Stato a versare al cittadino una percentuale della differenza. Nel caso della tassazione negativa, quindi, c’è reciprocità tra i cittadini e lo Stato, ed è costruito in modo da non disincentivare la ricerca di un’occupazione e il superamento della soglia minima. 

L’esempio più importante di applicazione della NIT, per numero di persone coinvolte e di investimento pubblico, e allo stesso tempo il più studiato dagli economisti, è l’Earned Income Tax Credit (EITC) negli Stati Uniti (Hoynes, Rothstein and Ruffini, 2017). Il programma è in vigore dal 1975 e proprio per via degli ottimi risultati ottenuti è stato ampliato più volte, dai Presidenti Reagan, Bush e Clinton, ricevendo un ampio supporto bipartisan (Figura 1).

 

Figura 1: Evoluzione normativa e soglie dell’EITC negli USA, 1975-2017

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Se l'EITC di una famiglia è maggiore delle imposte sul reddito dovute dal nucleo familiare, la famiglia riceve un assegno dall'Internal Revenue Service per la differenza; questo è il motivo per cui è definito un credito d'imposta "rimborsabile". Questa caratteristica è essenziale per i lavoratori a basso reddito, dato che in genere non hanno tasse sul reddito federali (per i lavoratori a basso reddito, le imposte sui salari costituiscono il loro più grande onere fiscale.) L'EITC fornisce anche un'assistenza sostanziale, sotto forma di compensazione delle imposte e di un supplemento salariale, agli adulti che trovano lavoro e lasciano il welfare, ma continuano ad avere redditi modesti. Solo le famiglie con figli possono ricevere l' EITC familiare. I genitori che non vivono con i loro figli non hanno diritto al credito familiare, sebbene possano avere diritto al piccolo EITC per i lavoratori senza un figlio in casa se il loro reddito è inferiore a una certa soglia. Inoltre, solo chi lavora può qualificarsi per l'EITC e, per le famiglie con redditi molto bassi, il valore del credito aumenta con l'aumentare dei redditi. Questo è l'opposto di come funzionano la maggior parte dei programmi assistenziali, in cui i benefici diminuiscono con l'aumentare dei redditi. Questo aspetto dell'EITC funziona efficacemente come incentivo al lavoro per coloro che hanno guadagni nulli o molto bassi (Figura 2).

 

Figura 2 Funzionamento dell’EITC nel 2017 (reddito e credito d’imposta collegato)

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Gli effetti prodotti nel tempo dall’EITC sono ben documentati ed esiste un largo consenso tra gli economisti sulla bontà dello strumento (Figura 3).

 

Figura 3 Effetti dell’EITC nel combattere la povertà, dati CBPP 2016

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Alcuni dei risultati più rilevanti riportati negli studi del National Bureau of Economic Research americano sono quelli che riguardano la lotta alla povertà e al divario tra i ricchi e i poveri. Soprattutto nelle zone più povere del Paese, le famiglie americane a basso reddito lo hanno visto crescere sostanzialmente grazie a questo strumento (CBPP Center on Budget, Policy Priorities, 2016).

L'opposizione all'EITC si concentra su due questioni: il costo per il bilancio pubblico e l'alta incidenza di richieste fraudolente. Se però si confronta l’EITC con altri strumenti, come ad esempio il salario minimo o il reddito minimo di sussistenza, la sua superiorità viene confermata in diverse ricerche economiche (Sabia, 2014). Il salario minimo, ad esempio, si concentra sul guadagno degli individui, mentre l'EITC si concentra sul reddito totale delle famiglie, un indicatore molto più preciso del benessere finanziario. L'EITC è mirato verso la fascia bassa della distribuzione del reddito poiché l'ammissibilità dipende dal reddito familiare, non dai guadagni individuali. Un lavoratore a basso reddito in una famiglia benestante non potrebbe beneficiare di questo credito. L'EITC aumenta, anche se in misura modesta, l'occupazione piuttosto che diminuirla, un effetto indesiderato molto frequente del salario minimo (Quinn e Cahill, 2017).

Ricerche documentano che l’EITC, dando più disponibilità finanziaria alle famiglie, migliora la salute materna e infantile e porta a migliorare il rendimento scolastico tra i giovani nelle famiglie a basso reddito (Marr et al 2015; Hoynes 2014). L'EITC funge anche da rete temporanea di sicurezza durante i periodi di stress finanziario; ad esempio, in seguito alla perdita del lavoro di un coniuge o alla nascita di un figlio. Per molti analisti, l'EITC “potrebbe essere giudicato una delle innovazioni più riuscite del mercato del lavoro nella storia degli Stati Uniti” (Hoynes, 2014). 

Una possibile applicazione della Negative Income Tax anche in Italia viene ipotizzata nel rapporto dell’Istituto Friedman, a cui hanno collaborato Giovanni Salvador Di Frisco e Alessandro d’Amico, della Friedman Society dell’Università Bocconi di Milano. La prima applicazione riguarderebbe uno dei segmenti più critici della popolazione da un punto di vista economico, ovvero i giovani senza lavoro. Oggi nel nostro Paese milioni di giovani non riescono ad accedere al mercato del lavoro ed iniziare ad accumulare esperienza poiché la fase iniziale si dimostra particolarmente difficile, le condizioni lavorative sono poco accomodanti, gli stipendi bassi e le offerte poco allettanti.

L’esempio di NIT proposto nel rapporto mira a facilitare l’accesso al mondo del lavoro per chiunque si trovi al momento tra gli inattivi, siano essi giovani o lavoratori scoraggiati. Vengono ipotizzate due soglie: la prima a 500€ sarà quella entro la quale il contributo aggiuntivo viene calcolato come percentuale del reddito percepito, in modo da garantire subito unallineamento degli incentivi per i lavoratori. La seconda soglia invece, chiamata soglia minima di dignità, sarà quella fino alla quale i lavoratori avranno diritto a richiedere il contributo, fissata a 1,000€ al mese (ovvero 12,000€ all’anno). La NIT (Negative Income Tax) viene ipotizzata al 30% e con l’obiettivo “politico” di supportare e accompagnare i lavoratori appena entrati nel mercato del lavoro fino ad un livello in cui questi possano essere considerati sufficientemente indipendenti.

Immaginando un ipotetico giovane “scoraggiato” che riceve una proposta di lavoro part time per 400€/mese, secondo questo modello, dopo un mese egli riceverà dal datore di lavoro i 400€ accordati, e in più avrà da parte dello Stato 120€ di contributi, calcolati nel modo seguente:
400 € * 30% = 120 

In questo modo il reddito effettivamente percepito sarà uguale a 400 + 120 ovvero 520 €.
A
ndando avanti con lesempio supponiamo che dopo un mese il reddito del giovane venga aumentato e questa volta a fine mese riceva dal datore di lavoro 500€ anziché 400€, il suo reddito ora sarà di 650€ (500€ * 30% = 150€ e 500 + 150 = 650€).

Sopra la soglia dei 500€ il contributo verrà calcolato come la differenza tra la soglia dei 500€ e quella dei 1000€. Per capire meglio il cambiamento immaginiamo che nel terzo mese il lavoratore venga retribuito con 600, il contributo ricevuto dallo Stato sarà:

(1000  600) * 30% = 120

con un reddito percepito di 600 + 120 ovvero 720€. Il supporto quindi decresce progressivamente quando il lavoratore si avvicina alla soglia, ma senza avere mai una perdita di stipendio in termini netti. Raggiunti i 1000€/mese i contributi sono uguali a zero e quindi il giovane si può considerare pienamente inserito nel mercato del lavoro (Figura 4).

 

Figura 4 Il Reddito Percepito con la proposta NIT dell’Istituto Milton Friedman Institute

Figura4peirone

Come si può notare dalla Figura 4, leffetto della tassa negativa sui redditi più bassi è un aumento del reddito netto percepito. L’Istituto Friedman sottolinea che, sebbene possa sembrare piccola la differenza in termini nominali, gli effetti sono molto più evidenti poiché concentrati sulle fasce basse di reddito: lo stesso esito menzionato sopra riguardo all’EITC statunitense.   

Un interessante working paper del centro studi internazionale ECINEQ (Islam e Colombino, 2018), presenta un modello di tassazione ottimale per un campione di paesi europei preso da tre aree: meridionale, centrale e settentrionale. Per ogni paese, viene stimato un modello microeconometrico di offerta di lavoro per coppie e singoli. Una procedura che simula le scelte delle famiglie in base a determinate regole di trasferimento fiscale viene quindi incorporata in un programma di ottimizzazione vincolata, al fine di identificare le regole ottimali sotto il vincolo di finanza pubblica. Un ulteriore elemento di interesse di questa ricerca è che, ai fini del modello, si considera presente una Flat Tax come modello di imposizione fiscale. Le regole di trasferimento analizzate e confrontate sono: reddito minimo condizionale (ovvero condizionato alla mancata crescita del reddito da lavoro), reddito minimo incondizionato (lo si prende in qualunque caso o situazione), salario minimo e Negative Income Tax.

La ricerca mostra che, nella maggior parte dei casi, la NIT è il mezzo fiscale più efficace e superiore alle altre misure, incluse quelle attualmente in vigore nei paesi considerati; inoltre risulta che la politica del reddito minimo condizionale (quello che viene proposto dal Movimento 5 stelle come reddito di cittadinanza) presenta il rischio di una significativa riduzione dell'offerta di lavoro e può risultare in una “trappola della povertà”. 

In maniera per ora preliminare e teorica, tale analisi suggerisce che potrebbe esserci fondamento economico per sostenere una riforma fiscale basata sul binomio NIT e Flat Tax, nella prospettiva di implementare un modello comune europeo di taxtransfer.

La messa in opera di queste nuove politiche potrebbe realmente rappresentare una radicale semplificazione del sistema fiscale e cominciare a “sbloccare” risorse importanti per rilanciare la crescita del sistema economico.


peironeDario Peirone

ricercatore di economia e gestione delle imprese

idoneo seconda fascia

Università degli Studi di Torino