Proposte per il nuovo Ministro dell’Ambiente – G. Vatinno

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ambientemondoIn questo articolo mi propongo di accennare brevemente ad alcuni dei dossier che il nuovo ministro dell’Ambiente si troverà ad affrontare.

Sergio Costa ha una laurea in scienze agrarie e un master in diritto ambientale ed è generale dei carabinieri ed ha avuto un ruolo primario nella lotta contro lo smaltimento dei rifiuti tossici tra Napoli e Caserta, nella cosiddetta Terra dei Fuochi, scoprendo le discariche abusive.

Infatti uno dei primi atti del ministro annunciati sarà proprio un decreto su tale argomento, insieme ad una revisione della pratica del gasdotto Tap in Puglia che avrebbe dovuto portare il gas dall’Azerbaijan; altro tema scottante è poi quello della riconversione dell’Ilva, che ha provocato già la reazione negativa dell’Eni.

Costa, a suo tempo, è stato molto critico nei confronti della riforma della pubblica amministrazione fatta da Marianna Madia (governo Renzi) che ha accorpato i forestali, di cui faceva parte, con le altre armi, perché riteneva che non avesse senso smantellare saperi costituiti e strutturati in tanti anni di attività contro le economafie.

La nomina di Costa giunge dopo l’assai grigio periodo di Gianfranco Galletti, di professione commercialista (e quindi con zero competenza nel campo), voluto da Pierferdinando Casini nel governo Renzi.

Galletti ha molto deluso per aver fatto ben poco per l’ambiente e le stesse organizzazioni ambientaliste lo hanno spesso e giustamente criticato: immobilità, supponenza, convinzioni nucleariste e pro caccia lo hanno quasi da subito reso inviso agli ecologisti.

E poi un agire confuso e senza una precisa strategia che ha dato l’idea di una navigazione alla giornata, democristianamente intesa, senza alcun vero obiettivo o programma se non il perpetuarsi al ministero.

La “perla” della sua gestione: la mancanza di rinnovo della fondamentale Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale, meglio conosciuta come Via, da cui passano tutte le grandi opere strategiche di energia ed infrastrutture.

La commissione è scaduta da anni ed è stata al centro di molte campagne di stampa a causa del conflitto di interessi dei suoi membri, tra cui uno anche arrestato.

Il ministro ha preso tempo, ha tergiversato e poi ne ha nominato un’altra piena zeppa di politici e persone dal CV inadatto come ha fatto notare la Corte dei Conti respingendo le nomine al mittente.

Richiesto di spiegazioni il Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, rispondeva che non ne sapeva nulla e si sarebbe informato…

Ci si aspetta quindi che il ministro Costa voglia rinnovare rapidamente la Commissione Via e non solo. Anche un’altra fondamentale Commissione, quella sull’inquinamento energetico, l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), è scaduta e attende da anni identico rinnovo.

Poi c’è il grande problema dei Cambiamenti climatici che il ministro precedente e il Pd ha colpevolmente trascurato andando a seguito del Presidente Obama, gran imbonitore ambientale che a chiacchiere era pro natura e nei fatti concreti non ha fatto niente, salvo ricordarsi dell’ecologia quando si votava, ma gli elettori Usa se ne sono accorti e lo hanno giustamente punito.

Occorre infatti riprendere la lotta ai cambiamenti climatici, ma facendolo in maniera intelligente, non come i “no tutto”, utilizzando, ad esempio, le più recenti tecnologie moderne, come le nanotecnologie nel fotovoltaico ad altissima efficienza, per abbattere le emissioni inquinanti da idrocarburi, l’eolico evoluto, i sistemi per lo sfruttamento energetico delle maree e per i piccoli salti dei corsi d’acqua (piccolo idroelettrico). 

Il ministro, anche per rispettare l’equilibrio politico della coalizione, deve trovare quel magico punto di convergenza tra la salvaguardia dell’ambiente e le infrastrutture, perché comunque l’Italia del fare, quella vera non quella di Renzi, deve ripartire per uscire dalla crisi che non è mai passata, nonostante le roboanti dichiarazioni del precedente governo.

Attualmente ci sono dossier infrastrutturali non condivisi tra Lega e M5S come la Pedemontana lombarda, la Tav in Val di Susa e quella della Brescia-Verona, il Passante e il Terzo valico di Genova, il Mose a Venezia, l’autostrada Valtrompia.

Di una proposta tecnologica evoluta per l’ambiente ne avevo già scritto su Logos qualche anno fa e le idee e le proposte sono ancora valide, tenendo naturalmente conto del miglioramento tecnico avvenuto nel frattempo:

http://www.logos-rivista.it/index.php?option=com_content&;;view=article&id=626:tecno-ecologia-del-qsacroq-la-sfida-di-un-futuro-dalle-radici-antiche-g-vatinno&catid=97:categoria-storico-dicembre-2015&Itemid=528

in cui proponevo la ricerca di un equilibrio tra ambiente e tecnologia rimandando ad un mio altro articolo sull’utilizzo di nanotecnologie in campo ambientale, scritto quando ero responsabile per l’innovazione tecnologica nella segreteria del ministro dell’Ambiente su Technology Review rivista del Massachusetts Institute of Technology:

http://www.technologyreview.it/_media/__old/pdf/180712051123_tr4-12web42-43.pdf

Dunque una “green economy” tecnologica ed evoluta, che produca Pil ed occupazione e sia rispettosa dell’ambiente, questo il vero sviluppo sostenibile per il futuro che ci mette in sintonia con i Paesi più avanzati.

Un altro punto che andrà adeguatamente affrontato è poi quello del dissesto idrogeologico che sotto il governo Renzi è stato un vero fallimento nonostante le roboanti affermazioni a riguardo e l’istituzione di una struttura di missione sotto la Presidenza del Consiglio che doveva essere finanziata con miliardi di euro mai visti o quasi.

L’Italia è un Paese ad alto rischio idrogeologico proprio per la sua particolare conformazione orografica e non dobbiamo aspettare i disastri autunnali provocati dalle piogge per ricordarcene.

Altro rischio strutturale molto noto per il nostro Paese è quello sismico che ci viene ricordato anch’esso con esasperante ciclicità. Per questo occorre mettere in campo tutte le risorse tecnologiche e scientifiche disponibili, in termini di uomini, mezzi e istituzioni e il Ministero dell’Ambiente potrebbe avere in tal senso un ruolo determinante.

Un altro dossier fondamentale da affrontare è quello energetico e che sotto il governo Renzi è stato trascurato, è quello delle fonti rinnovabili, in primis il solare di cui l’Italia è ricchissima e ne dovrebbe divenire un hub per l’Europa e poi l’eolico, l’idroelettrico, il geotermico e il gas come elemento di transizione e poi rafforzare il fondamentale concetto di efficienza energetica e cogenerazione.

Il Pd negli anni ha lasciato andare in malora l’argomento con un ministro Galletti, che non era molto amico di queste fonti non inquinanti forse anche per i suoi trascorsi nuclearisti.

Il settore del trasporto avrà bisogno di nuovi e potenti incentivi per le auto elettriche per una mobilità sostenibile e la fondamentale lotta agli inquinanti in plastica di cui ha già parlato il nuovo ministro durante la giornata mondiale dell’Ambiente.

Occorrerà poi rivedere il ruolo e la funzione di alcuni organi molto importanti vigilati dal Ministero dell’Ambiente, come l’Ispra che è guidato da Alessandro Bratti, una delle ultime nomine politiche targate Pd della scorsa legislatura che si è messo in mostra finora per aver fatto poco o nulla di significativo in un Ente dalle grandi potenzialità per la qualità dei suoi ricercatori.

All’attenzione mediatica di questi giorni, che coinvolge l’intera nostra economia nazionale, è poi quello dell’Ilva di Taranto, un dossier che si trascina da anni senza essere mai risolto tra indolenza e interessi.

Quando sono stato Deputato alla Camera in Commissione Ambiente ho presentato diverse proposte a tal riguardo.

Personalmente credo che data la natura professionale del ministro egli possa esplicare a pieno la sua attività soprattutto nel settore dei controlli di legge, grazie alla perfetta conoscenza di tali possibilità esplicitate quando era generale della forestale. Le eco-mafie devono combattersi in primis applicando le leggi esistenti in maniera intelligente e mirata al raggiungimento degli obiettivi e poi facendone di altre (poche), ma veramente utile a scardinare il sistema delinquenziale.

La sfida ambientale è la sfida del nuovo secolo che riguarda il destino dell’intera umanità. È semplice risolvere la questione tornando all’età della pietra, ma è anche evidente che questo non è possibile e non è utile. Quindi sarà necessario un grande sforzo in termini di risorse intellettuali, tecnologiche, materiali ed immateriali che facciano finalmente una buona politica ambientale, acquisendo il buono dal passato e gettando via la demagogia. Un altro futuro (verde) è possibile.

Auguri di buon lavoro, ministro Costa.

 

vatinnoGiuseppe Vatinno

fisico e scrittore

già membro della Commissione Ambiente alla Camera, della Commissione di Impatto Ambientale e della Segreteria del Ministro dell’Ambiente