Tradizione, innovazione, sovranismo: l’esperienza della CSU – M. Paolino

  • PDF

csuseehoferL’attenzione prestata in Italia alle vicende politiche tedesche non ha adeguatamente sottolineato il fatto che fin dal 1945 una particolare forma di sovranismo è alla base delle posizioni politiche della CSU, il partito cristiano sociale bavarese. Si tratta dell’alleato della CDU, il partito cristiano democratico tedesco che esprime l’attuale Cancelliere Angela Merkel ed è davvero singolare che in Italia (sia nella storiografia sia nella produzione giornalistica) il binomio CDU/CSU venga dato per inscindibile, quasi una sorta di endiadi nella quale finiscono per perdersi le specificità e le differenze dei due partiti. L’errore nasce dal fatto che i due partiti hanno dato vita nel Bundestag ad un unico gruppo parlamentare, mentre in realtà la CSU esprime istanze e proposte diverse da quelle che caratterizzano la CDU e questo per un motivo fondamentale: essa è fortemente radicata in Baviera, dove è il vero partito di massa e rappresenta da sempre le posizioni conservatrici con una connotazione identitaria e con una impronta che possiamo definire sovranista. La riprova è costituita dal fatto che la partecipazione all’alleanza con la CDU e la stessa esperienza di governo vengono viste dalla CSU come un’occasione per affermare in primo luogo la sovranità della Baviera.

Ecco perché la CSU non si è mai fatta confinare sulla destra dello schieramento politico: essa rappresenta l’identità bavarese, vale a dire quell’interessante milieu di tradizione e di sviluppo, di difesa dei valori cristiani e di modernizzazione che ha consentito alla Baviera di diventare dopo la Seconda Guerra Mondiale una delle regioni più avanzate dal punto di vista economico dell’intera Europa. Nel corso degli anni la CSU si è opposta con vigore al processo di demolizione dell’identità bavarese, fatta di cultura e di tradizione che affondano le proprie radici in una storia secolare. Ciò non le ha impedito al contempo di essere aperta nei confronti dei processi di innovazione economica e sociale: il dato interessante dell’esperienza politica della CSU a partire dal 1945 è stato quello di aver saputo conciliare in maniera intelligente la tradizione con una visione positiva del futuro e questo le ha permesso di conquistare i consensi della maggioranza dell’elettorato bavarese, soprattutto dei ceti medi moderati. Non solo: la CSU ha dimostrato che è possibile per una forza conservatrice che fa della tradizione un punto di forza disegnare una proposta politica innovativa, consentendole in questo modo di rimodellare la propria identità.

Da questo punto di vista, estremamente interessante è stata la figura di Franz Josef Strauss: principale protagonista della trasformazione della Baviera da regione prevalentemente agricola in una delle aree più sviluppate dal punto di vista industriale dell’intero continente europeo, egli concepì la difesa dei valori e della specificità della Baviera come una sfida per la costruzione europea e per il tradizionale europeismo democristiano, assegnando uno spazio considerevole alle identità regionali. Un’Europa federata quindi, che sapesse contrapporsi come modello virtuoso (e vincente) all’Unione Sovietica e ai Paesi del socialismo reale, la cui organizzazione statuale era fondata sul centralismo e sulla negazione delle identità locali: ecco perché nel periodo della Guerra Fredda la CSU è sempre stata critica nei confronti delle politiche di distensione con la Repubblica Democratica Tedesca e con l’Unione Sovietica, in nome non solo dell’adesione ai valori liberali e occidentali, ma anche della difesa dei valori identitari della Baviera.

Possiamo quindi giungere ad una conclusione: l’esperienza pluridecennale della CSU dimostra che è profondamente sbagliato contrappore sovranismo ed europeismo, anzi proprio l’orgogliosa rivendicazione dei valori della tradizione e la difesa puntuale della propria sovranità (anche in campo economico) ha permesso al governo bavarese di saper sfruttare al meglio i processi di integrazione europea, consentendo alla Baviera di porsi all’avanguardia in Germania e in Europa. Proprio in tema di rivendicazione della propria sovranità nell’ambito della politica economica europea, è illuminante quello che accadde 20 anni fa, nel 1998. L’allora presidente del governo della Baviera Edmund Stoiber ebbe uno scontro estremamente duro con il governo federale guidato da Helmut Kohl: Stoiber nutriva e manifestava apertamente profonde perplessità nei confronti dell’adozione dell’euro come moneta europea, forte del fatto che la Baviera aveva accettato di farsi carico di grossi sacrifici per finanziare la ricostruzione dei Länder tedeschi orientali e non voleva in nessun caso che vi fossero degli sconti per chi non fosse in regola con i parametri fissati a Maastricht. Quindi non semplicemente una polemica contro l’Italia e gli stati mediterranei (come all’epoca si disse), accusati di non essere pronti all’ingresso nell’area euro, ma una vigorosa difesa della propria sovranità in campo economico, forte del peso che l’economia bavarese aveva in Germania e in Europa.

In questi mesi che precedono le elezioni per il rinnovo del Landtag che si terranno domenica 14 ottobre forte è l’attenzione della CSU per i temi della sicurezza e dell’immigrazione, con la relativa richiesta di controllo delle frontiere e di regolamentazione degli afflussi degli immigrati. Il governo bavarese ha fatto mostra di voler rivendicare in prima persona le competenze in tema di immigrazione e di riprendere possesso dei propri confini, in quanto teme di subire un’emorragia di voti a favore di Alternative für Deutschland. Le posizioni dei due leaders Seehehofer e Söder si inquadrano in questo contesto e hanno lo scopo di togliere spazio all’estrema destra, la quale potrebbe raccogliere consensi nella piccola borghesia bavarese dove sono diffusi i timori per i flussi immigratori incontrollati.

 

paolino1Marco Paolino

professore associato di storia contemporanea

Università della Tuscia