USA, bambini separati sul confine e fake news – C. Taddei

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bambini1Nel giugno 2018 le fotografie sui media, americani ed europei, di bambini piangenti vicino ad agenti le cui fondine con la pistola vengono fotografate in primo piano, e di altri bambini dietro reti metalliche in quelle che sembrano gabbie per cani randagi, e le didascalie secondo cui le fotografie arrivano dal confine con il Messico e gli uomini armati sono gli agenti di confine “di Trump”, scuotono l’opinione pubblica in America e in Europa. Che cosa sta accadendo? Una ben sostenuta campagna mediatica afferma che su quel confine i “bambini” dei nuovi immigrati vengono “separati” dai genitori. Benché vi siano stati realmente un certo numero di bambini e minorenni (circa 2300) separati dagli adulti con cui erano stati fermati per l’attraversamento illegale del confine, la campagna mediatica è una truffa, gestita per manipolare la percezione del pubblico in funzione anti-Trump e, in America, per occultare la contemporanea rivelazione di illeciti nella giustizia e nell’FBI usciti dall’epoca obamiana. La demagogia fotogenica dei bambini separati dai genitori (che, in molti casi, genitori non sono) si accompagna a indegni e malvagi paragoni di quanto accade sul confine messicano con i campi di sterminio nazisti o con l’internamento dei cittadini giapponesi negli USA durante la guerra mondiale. Alla malafede, o allo sballo mentale, del distorcere la storia per calunniare il governo Trump aderiscono leader Democratici, ex dirigenti dell’intelligence obamiana, noti giornalisti un tempo vicini al GOP. Al festival delle proteste, condizionato dalla disinformazione, si uniscono le voci degli evangelici. Persino Laura Bush, da sempre silenziosa, dice la sua, “come madre”. Affermazioni orrende, come sempre, arrivano da attori hollywoodiani. Sul piano ideologico, al fondo della campagna mediatica vi è la negazione che i confini siano necessari per definire una nazione e che uno Stato sovrano abbia il dovere e l’esigenza di difendere la propria identità. Ovviamente, ciò si può e si deve fare senza recare danno, in alcun modo, ai bambini, di qualsiasi estrazione o colore della pelle.

Dunque che cosa è accaduto? Il contesto della vicenda è il seguente: nella primavera 2018 il numero degli illegali che attraversano il confine messicano sale; ne vengono fermati oltre 50 mila al mese; sicuramente molti altri passano. In aprile il governo Trump decide di “perseguire a norma di legge” coloro che vengono fermati, anche se arrivano con minori sotto i 18 anni: cioè di detenerli fino a quando un giudice abbia deciso se devono essere espulsi oppure lasciati passare (in quest’ultimo caso, assegnando a ciascuno una data per una successiva udienza). I gruppi familiari da due decenni, con le presidenze Clinton, Bush, Obama, passavano senza detenzione, solo con un foglio di carta su cui era segnata una data e un luogo per un’udienza, alla quale il 90% di essi non si presentava, di fatto scomparendo nel paese, anche a cura dei gruppi immigrazionisti. Era la politica dei confini aperti, a cui il governo Trump prova ad opporsi. Ora, una sentenza del 1997 impedisce alle autorità di confine di imprigionare i minori e di fermarli per oltre 20 giorni. Poi è venuta una legge, durante la presidenza Bush, che impedisce di rimandare indietro i minori in arrivo da paesi non confinanti, per esempio dai paesi centroamericani, per non consegnarli di nuovo a pericoli e corruzione. Dunque non si possono arrestare i minori, né rimandarli indietro. Di conseguenza, negli anni di Obama, il numero dei minori arrivati sul confine è aumentato del 400% (secondo dati della Homeland Security); poi ci sono quelli sfuggiti ai controlli. L’amnistia implicita nelle leggi invita a maggiore immigrazione illegale. Dichiarandosi minorenni sono entrate future reclute della banda criminale MS-13, composta di giovani centroamericani, e di altre.

A inizio estate 2018, una realtà che gran parte dei media nasconde è che, nel paurosamente permissivo sistema di immigrazione USA, se i gruppi familiari si presentano a una stazione di confine (port of entry: ve ne sono moltissimi sul confine messicano, circa 25) con una richiesta di “asilo”, di solito formulata in dichiarazioni precompilate, essi non vengono separati o detenuti: passano, con una data per l’udienza che dovrà valutare la loro richiesta. Come in Europa, l’abuso delle richieste di asilo (per “persecuzione politica”, o per fuga da “guerre”) è di proporzioni sconcertanti. Negli USA, esso sfrutta abilmente la tradizione di accoglienza dei dissidenti politici o religiosi. La realtà accuratamente travisata è che non siamo più nell’epoca delle guerre europee di religione, quando calvinisti o puritani fuggivano nel nuovo mondo. Il 95% degli immigrati sono in cerca di migliori condizioni economiche e di servizi sociali. Sul confine messicano, essi si presentano spesso con dichiarazioni formulate da avvocati di ONG residenti negli USA o da funzionari del loro paese, ben contenti di esportare povertà e senza dubbio, in alcuni casi, crimine. Dal 2012 in poi, tre milioni di persone sono entrate negli USA dichiarandosi rifugiati politici: è un’assurdità non sostenibile. Molte di loro arrivano con minori che non sono loro figli e che usano come lasciapassare. Vi sono stati bambini rapiti e venduti dai trafficanti di droga. L’arretrato delle richieste di asilo da analizzare è di 600 mila casi. Il governo Trump vuole fermare, interrogare e, se la richiesta viene giudicata indebita (però è un giudice a doverlo stabilire, quindi passano giorni), rimandare indietro. E poiché i minori non possono essere detenuti, tra aprile e giugno 2018 vi sono stati casi in cui essi sono stati separati dagli adulti.

Una delle falle più vistose dell’immigrazione USA durante le presidenze Bush e Obama, e ancora oggi, è il cosiddetto catch and release: gli illegali vengono fermati sul confine, e poi rilasciati, dopo aver sottoscritto l’impegno a presentarsi a un’udienza. Il rilascio avviene perché né gli agenti di confine (Border Patrol), né l’agenzia di governo delegata ad applicare le leggi sull’immigrazione (ICE), né il sistema giudiziario, hanno le strutture per detenere e processare i grandi numeri. Quanto ai minori, ne arrivano 250 ogni giorno. Per quelli che arrivano insieme ad adulti che si dichiarano genitori, vi è la necessità di determinare se la relazione familiare è autentica, poiché in Messico i traffici di minori sono diffusi. Anche nel caso vi sia separazione dai genitori (a cui ha comunque messo fine il decreto esecutivo di Trump del 20/6), essa si prolunga soltanto se per gli adulti viene aperta un’azione giudiziaria per reati diversi dal passaggio illecito del confine, che è tuttora considerato un reato minore. Peraltro, che l’accusato di un crimine sia separato dai familiari non è un concetto contestato, negli USA o altrove. Di fatto, la pratica del catch and release ha convinto milioni di persone che è sufficiente arrivare sul confine per entrare in un paradiso in cui il governo USA si prenderà cura di loro.

Riguardo alla separazione, in alcuni casi, dei minori dagli adulti, nel 2018 non vi è stato un cambiamento di politica. Essa accade, in numero limitato, dal 1997. Durante la presidenza Obama, con la crisi sul confine nel 2014 e gli arrivi di massa, è accaduto che i minori fossero separati, nessuno ha protestato e i media non se ne sono occupati. Alcune delle fotografie pubblicate nel giugno 2018 risalgono al 2014 (altre a situazioni verificatesi lontano dal confine, come l’immagine di un bambino dietro una grata, scattata durante una manifestazione a Austin, Texas). La “tolleranza zero” cercata dal governo Trump, anch’essa accuratamente travisata, significa soltanto che per i presunti genitori, anziché iniziare una pratica amministrativa (un foglio con un nome e una data di udienza), si vuole verificare che essi non siano ricercati o affiliati a gang, e che la parentela sia reale. Mentre ciò avviene, per alcune settimane i minori andavano, nel periodo che ho indicato, in centri di accoglienza federali. Chi ha sollevato e diffuso le accuse al governo Trump, non vuole che gli illegali vengano fermati sul confine e non vuole che siano mandati indietro (non vi sono stati casi, riferisce la Homeland Security, di genitori mandati indietro senza i figli). Chi accusa il governo Trump, finge di ignorare che i minori sono usati dal crimine organizzato e che esiste un’industria del traffico di persone verso gli USA: un’industria alimentata dal denaro della droga e dalla corruzione di autorità messicane. Davanti alle prove di minori che vengono raccolti per strada e che subiscono soprusi, il tentativo di dissuadere dai traffici illegali andrebbe sostenuto, non demonizzato. Davanti alle prove di minori mandati avanti in un viaggio pericoloso verso il confine, per rendere possibile il successivo ingresso negli USA ai genitori, l’ipocrita indignazione dei media dovrebbe rivolgersi altrove. Che cosa è più pericoloso per un bambino, un soggiorno in un rifugio federale, oppure il viaggio in regioni infestate dal crimine e da traffici pedofili?

Riguardo poi ai rifugi federali, in cui per alcune settimane sono stati alloggiati i minori separati e in cui adesso, dopo il decreto di Trump, alloggiano alcuni gruppi familiari, è vergognoso che la sinistra americana e i suoi epigoni europei abbiano parlato di campi di concentramento. Le autorità di confine non dispongono di una suite d’hotel per ogni auto-dichiarata famiglia. Ma chi ha visitato i rifugi li definisce puliti, con medici, assistenti, attrezzature sportive, ambienti per vedere TV o video, cuochi. Il San Diego Tribune, dopo averli visitati, li ha definiti “convitti estivi”. Quelli in Texas sono funzionali e dignitosi. La gran parte dei minori che vi soggiornano sono arrivati sul confine non accompagnati da adulti; di solito vengono assegnati a famiglie, che accettano di averne cura. Per il bilancio USA, l’assistenza ai rifugiati è costosa: per ciascuno, 35 mila dollari l’anno. Da sempre nelle zone povere degli USA vi sono minori che crescono in famiglie “sotto il livello di povertà” (24 mila dollari l’anno per due genitori e un figlio). Nelle strade di alcune città americane vi sono ex militari che vivono con assai meno di 35 mila dollari l’anno. Sì, i bambini e i minori dovrebbero restare uniti ai genitori: nei loro paesi di origine, salvo eccezioni.

Poi vi è il problema ingestibile del Messico, dove chi arriva dal Centro America o dai Caraibi dovrebbe presentare la richiesta di asilo. Non è così, perché il Messico, che ha dure leggi sull’immigrazione, respinge oltre il 90% delle richieste. Da molti anni il Messico è uno stato al collasso: è una cleptocrazia e un regno della droga. Nella misura ridotta in cui controllano le regioni di confine, di fatto in mano ai cartelli della droga, i governanti messicani usano il confine USA come una valvola di sfogo e un fastidio per i vicini del nord. Ciò accade benché il Messico sia il beneficiario di circa 30 miliardi di dollari l’anno per rimesse da emigrati negli USA, legali o illegali, e di oltre 70 miliardi di dollari l’anno per attivo commerciale, per lo più a seguito di grosse società USA che vi hanno costruito impianti (alcune, come Fiat Chrysler, Ford e Intel, stanno riportando le attività negli USA).

Il quadro complessivo in cui si inserisce l’episodio dei minori separati dagli adulti a inizio estate 2018 è quello di un sistema dell’immigrazione USA che è anacronistico, insostenibile e distruttivo per la società, in modo analogo a quanto accade in Europa. Negli USA, basterebbe l’esistenza di decine di “città-santuario”, che danno accoglienza a illegali e piccoli criminali, a indicare che il sistema richiede cambiamenti radicali, pena la distruzione della nazione. O basterebbe il passaggio della droga pesante a giustificare il più stretto controllo del confine e la costruzione di un muro: si ritiene che dal confine con il Messico arrivi l’80% della droga pesante, che negli USA uccide più delle armi da fuoco. Ma con falsi argomenti la sinistra americana, i vertici del partito Democratico, il ben finanziato mondo del globalismo e dell’immigrazionismo, che condiziona metà della società americana, respingono i cambiamenti. L’unico cambiamento che i Democratici in Congresso sono disposti ad approvare è l’amnistia per gli 800 mila ex illegali del programma obamiano DACA, e le future amnistie per i nuovi arrivi.

Una parola di esecrazione è necessario dire riguardo agli spregevoli richiami ai campi di concentramento o ai metodi nazisti. Non si tratta soltanto di un’offesa alle vittime di quei crimini. Si tratta anche di un vile coltivare la disponibilità all’ignoranza da parte del pubblico e le lacune di conoscenza storica delle giovani generazioni, con una forma di orrendo revisionismo: perché, se l’alloggio temporaneo, in rifugi funzionali, di minori separati da genitori che hanno violato la legge, è paragonabile a Treblinka, allora Treblinka non è poi così grave.

I senatori e i sindaci di sinistra, e chi controlla il partito Democratico, vogliono i confini aperti e lo status quo. Negli immigrati essi vedono futuri elettori. Ogni immigrato che attraversa il confine può divenire un voto, anche se non conosce la lingua inglese né la Costituzione, e anche prima di aver ottenuto la residenza legale. Così, se accade che sul confine dei bambini siano separati dai genitori, a fingere virtuosa indignazione sono gli stessi gruppi e gli stessi politici che finanziano e sostengono l’aborto facile. Intanto i Democratici in Congresso avanzano una assurda proposta di legge, che proibisce alle autorità federali “di separare un minore dal genitore o legittimo guardiano, nelle stazioni di confine o entro 100 miglia dal confine USA”. Circa due terzi della popolazione USA vive entro 100 miglia da un confine di terra o di mare, e molti altri vivono in città dell’interno che hanno aeroporti internazionali considerati “stazioni di confine”. Quella legge impedirebbe a un agente dell’FBI di arrestare, per esempio, un trafficante di droga, per non separarlo da un minore. Senatori, sindaci e politicanti di sinistra vogliono che grandi parti degli USA siano accampamenti per emigranti. E quando in Congresso giungono al voto proposte di correzione dell’immigrazione, i leader Democratici minacciano di togliere il sostegno (cioè di tagliare i fondi per le elezioni) a chi, nelle loro fila, è disposto ad approvarle. Nelle ultime settimane, mentre su media e social media compaiono minacce agli agenti della Border Patrol (di cui vengono resi noti identità e indirizzi di residenza), la sinistra è arrivata a chiedere l’abolizione dell’agenzia federale ICE, cioè l’agenzia incaricata di investigare e punire, oltre ai traffici di esseri umani e di droga, gli eventuali crimini compiuti da immigrati illegali, ed eseguire la loro espulsione dal paese. L’ICE è l’agenzia che di recente ha condotto una retata a Long Island (New York) contro la banda MS-13, arrestando e avviando l’espulsione di decine di criminali. Eppure brutte figure di Hollywood (il turpe Moore, lo squilibrato De Niro, la stolta Meryl Streep) e brutte figure di politici (i senatori Durbin e Gillibrand, o l’indecente deputata nera Waters), divenuti la voce del partito Democratico, ne chiedono l’abolizione.

Nella crisi sul confine di inizio estate 2018 è intervenuto il decreto esecutivo di Trump che chiede alla Homeland Security di “tenere uniti i gruppi familiari nella misura consentita dalla legge e dalla disponibilità di strutture”. Quest’ultima è limitata: non ci sono gli ambienti sufficienti. Dunque è di nuovo catch and release, perché molte famiglie vengono fatte passare. Poi ci sono le cause legali avviate per contestare il decreto di Trump. L’unica soluzione è che il Congresso agisca per cambiare la legge che proibisce di mandare indietro gli immigrati da paesi non confinanti. Gli agenti di confine dovrebbero, grazie a una nuova legge, poter respingere individui o famiglie di qualsiasi paese, anche centro americani. L’ostacolo a un cambiamento delle leggi è l’ostruzionismo dei Democratici e di alcuni Repubblicani, i quali sanno che le limitate strutture di detenzione significano rilascio di chi arriva. Che vi sia un’industria del traffico di minori e di droga, sembra non riguardarli. Peraltro, quando qualcuno propone di raccogliere i nuovi arrivi, in attesa della delibera di un giudice, in campus universitari in estate poco abitati (che sono di fatto “campus-santuario” in “città-santuario”), essi rifiutano. E le marce o dimostrazioni di massa contro il cattivo Trump che separa i bambini dai genitori, anche dopo il decreto che ha messo fine alle separazioni, proseguono in decine di città americane, perché le capacità organizzative della sinistra sono alimentate da milioni di dollari forniti dal potere immigrazionista. Rimane che gli USA non hanno le risorse, né finanziarie né ambientali, per continuare ad accogliere le masse di nuovi arrivi. La soluzione “umanitaria” (termine molto usato durante la crisi) è quella di non incoraggiare gli arrivi con la politica dei confini aperti, che consegna i “bambini” a chi avvelena la società americana con l’eroina e con la droga dell’immigrazione facile.

Il compendio negativo dell’impostura mediatica che ha circondato la crisi sul confine messicano è l’immagine di copertina, divenuta molto nota in America, della rivista Time, in cui un grosso e torreggiante Trump guarda dall’alto una piccola bambina piangente ai suoi piedi. L’immagine vuole suggerire che si tratta di una piccola migrante separata dalla madre. È poi divenuto noto, a seguito di dichiarazioni fatte dal padre, che si trova in Honduras, che la bambina non è mai stata separata dalla madre, la quale aveva già in passato cercato di attraversare il confine USA. I bambini piangono, se la loro madre viene fermata e perquisita, senza che ciò sia la premessa di Auschwitz.

L’informazione è gestita dall’elite globalista e di sinistra. Nella sinistra americana vi sono editori, giudici, personaggi dello spettacolo, e in generale centri di potere, che odiano l’America. Calunniare la nazione americana, è la loro perversione. Gioiscono nel sapere che le loro spregevoli, disoneste affermazioni sono ascoltate e riprese nel mondo intero. Essi vogliono i confini aperti perché vogliono distruggere la nazione con la bandiera a stelle e strisce. Le campagne mediatiche e la diffusione dell’ideologia che guida organismi falsamente umanitari (a cominciare dal sindacato delle libertà civili, ACLU, un tempo rispettato) sono finanziate da miliardari globalisti e da figure facinorose di Hollywood e del mondo mediatico. Costoro non hanno remore nel favorire, con l’immigrazionismo, il traffico di bambini e di neo-schiavi. Nell’ideologia falsa che essi hanno imposto, i confini sono una violazione dei diritti umani. Nella realtà, come ci sono 100 milioni di africani che vogliono entrare in Europa, così ci sono (secondo un’inchiesta Gallup) 160 milioni di persone a sud del confine messicano che vogliono entrare negli USA. Per impedire che ciò accada – distruggendo la società e la nazione fondata da George Washington e Thomas Jefferson –, sono necessari i confini. E perché vi siano confini, è necessario vigilare su di essi. La crisi sul confine messicano dell’estate 2018 è il risultato di oltre due decenni di fallimentare politica dei confini aperti. È la conseguenza di mancati cambiamenti a un sistema permissivo, che il governo Trump non è riuscito finora a modificare, a causa dell’esigua maggioranza del GOP in Congresso. È la conseguenza dei sotterfugi e dell’invadenza di avvocati e attivisti dell’immigrazione. Della debolezza, inadeguatezza delle leggi esistenti. Di un assurdo accettare, sempre e comunque, l’immigrazione, anche quando alimenta l’industria dei bambini piangenti.

 

taddeiClaudio Taddei

scrittore