Serve più velocità alla crescita italiana – D. Peirone

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crescitaeconomica1La discussione sulle misure di politica economica del governo sta entrando nel vivo, assistiamo infatti allo schieramento sul campo “di battaglia” delle varie fazioni e gruppi di interesse. Quello che si deve sperare è che non si perda di vista l’obiettivo primario di questa manovra: la crescita. O meglio, un vero ritorno ad una vera crescita. Le misure molto specifiche implementate dal precedente governo (seppure non recessive) non hanno fatto la differenza. L’Italia è riuscita appena ad andare “al traino” di una ripresa mondiale, una volta messa al riparo dalle turbolenze della speculazione grazie al programma di Quantitative Easing (QE) della Banca Centrale Europea.

La fine di questo programma e l’incertezza sullo scenario internazionale rendono ormai ineludibile affrontare la questione crescita con una vera strategia a livello paese. La forza elettorale della maggioranza di governo ed il fatto che la legislatura sia all’inizio sono elementi importanti per sviluppare un’azione efficace.

Come affrontare il problema? Uno dei concetti migliori per spiegare la bassa crescita italiana è quello di “velocità di circolazione della moneta”, sviluppato dall’economista americano Milton Friedman. Normalmente tale nozione viene utilizzata nell’ambito della politica monetaria, per studiare la relazione tra quantità della moneta e inflazione. Nel contesto europeo, però, la quantità di moneta e il controllo dell’inflazione sono delegate alla BCE, la quale da anni non “crea” nuova moneta ma nell’ultimo periodo, attraverso il QE, ha fornito liquidità a garanzia delle transazioni finanziarie. La BCE emette moneta per acquistare titoli, non per effettuare azioni monetarie espansive, quindi la maggior moneta in circolazione rimane “chiusa” nello spazio dell’economia finanziaria, senza alimentare maggiori scambi di beni e servizi.

Se la colpa fosse solo della BCE, però, tutta l’Europa non dovrebbe crescere. L’Italia, invece, rimane agli ultimi posti anche nella UE per tasso di crescita. Vi sono quindi motivi “endogeni” che rallentano la velocità della moneta, ovvero la grande incertezza sul futuro che blocca gli investimenti di imprese e famiglie, l’elevata disoccupazione, il blocco del credito e i ritardi dei pagamenti delle istituzioni pubbliche nonché il crollo del mercato immobiliare, vera riserva di valore di molti italiani. Il paese si è fermato. Difficilmente potrà ripartire davvero senza incidere su questi vincoli che bloccano scambi e investimenti.

L’unico modo per rimettere la moneta in circolo è incrementare i redditi disponibili per famiglie e imprese. La flat tax può essere un elemento chiave di questa “liberazione di risorse”. In condizioni di piena capacità produttiva questo tipo di provvedimento avrebbe scarsi effetti. Al contrario, l’Italia si trova oggi (proprio perché da anni è “bloccata”) in presenza di significativo sottoutilizzo delle risorse produttive. In tale situazione, un incremento significativo di reddito disponibile innesca maggiore spesa, produzione, occupazione, e ulteriore aumento dei redditi. Ecco che la “velocità di circolazione” della moneta aumenta e l’economia può ricominciare a muoversi.

Le famiglie a reddito medio-basso sono i soggetti che hanno la più alta propensione marginale al consumo, quindi la flat tax sul reddito delle persone potrebbe partire da qui. Al contempo, una radicale diminuzione della pressione fiscale sulla proprietà immobiliare potrebbe invece dare benefici alle famiglie con reddito medio alto, sbloccando il mercato real estate con benefici per tutta l’economia.

Per le imprese, una flat tax sugli utili reinvestiti e l’estensione degli incentivi Industria 4.0 anche alle PMI potrebbero congiuntamente rilanciare gli investimenti d’impresa, stando alla larga dai suggerimenti di diversi analisti (comparsi sui quotidiani) che invitano a defiscalizzare solo gli investimenti in alcune tecnologie e non in altre. Per avere effetti positivi, lo sgravio fiscale deve essere generalizzato e sarà ciascun imprenditore a valutare quale innovazione portare all’interno del processo produttivo della sua impresa.

Una Negative Income Tax, inizialmente focalizzata sui giovani neoassunti (come delineata in un precedente articolo di LOGOS http://www.logos-rivista.it/index.php?option=com_content&;;view=article&id=1408:proposte-per-un-fisco-liberale-flat-tax-e-negative-income-d-peirone&catid=131:categoria-storico-giugno-2018&Itemid=1113potrebbe essere il terzo tassello di un programma fiscale espansivo che, attraverso un’aliquota piatta, funga da shock per spingere di nuovo la velocità di circolazione della moneta.

Molte altre misure potrebbero essere sviluppate, come ad esempio incentivi per attirare investimenti di capitali sulle imprese che vanno in quotazione sulla Borsa Italiana, ma il messaggio cruciale, al di là degli specifici provvedimenti, è quello di far ripartire scambi e investimenti di imprese e famiglie.

Non va dimenticato, infine, che flat tax non significa solo riduzione fiscale ma anche semplificazione della burocrazia e maggiore certezza dell’ammontare dovuto al fisco, con meno rischi di futuri controlli o “cartelle pazze”.


peironeDario Peirone

ricercatore di economia e gestione delle imprese

idoneo seconda fascia

Università degli Studi di Torino