Una svolta decisiva per arginare il dilagante fenomeno delle case occupate abusivamente – F. Fuso

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casaoccupata1In varie occasioni ci siamo occupati, su questa Rivista, della sempre maggiore diffusione del reato di invasione di terreni o edifici al fine di occupazione e sulle difficoltà dei proprietari di rientrare in possesso dei loro beni. Ora, tre recenti provvedimenti, seppure di diversa natura, restituiscono tutela al diritto di proprietà che, finalmente, non resterà solo scritto sulla carta costituzionale.

In ordine di tempo ma egualmente importanti, perché forieri di distinte e diverse finalità, l’una anche preventiva, l’altra risarcitoria ed accomunati da un effetto che potrà rappresentare un deterrente per gli autori dei reati di cui all’articolo 633 del codice penale, deve essere segnalato, innanzitutto, il Decreto Legge sulla Sicurezza del Ministero dell’Interno - firmato dal Capo dello Stato il 4 ottobre scorso - che fa seguito alla Circolare ai Prefetti, dello stesso Ministero, del 1 settembre e la sentenza n. 24198 depositata il 4 ottobre 2018 dalla Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione che - ritenendo illegittimo il ritardo, da parte delle Forze dell’Ordine, nello sgombero di immobili occupati - ha stabilito il principio della sussistenza dell’obbligo, per il Viminale, di risarcire i proprietari di immobili occupati.

Il Decreto Legge - il cui contenuto è in sintonia con i programmi espressi dall’On. Salvini anche durante la campagna elettorale - oltre a contenere nuove e significative disposizioni per il contrasto dell’immigrazione illegale, per la prevenzione ed il contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata, per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, per i subappalti illeciti, per la cittadinanza, ecc., con l’articolo 30, ha inasprito la pena per le ipotesi previste dal secondo comma dell’articolo 633 del codice penale (ora reclusione fino a quattro anni, congiuntamente alla multa da 206 euro a 2.064 euro, nei confronti dei promotori e organizzatori dell’invasione, nonché di coloro che hanno compiuto il fatto armati quando il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone anche senza armi) ed ha (modificando l’articolo 266 del codice di procedura penale) consentito le intercettazioni telefoniche anche per tale ipotesi di reato (articolo 31).

Non vi è dubbio che le modifiche apportate, consentendo l’utilizzo delle intercettazioni, attribuiscono un ulteriore strumento investigativo utile all’individuazione dei responsabili e potranno fungere anche da deterrente attraverso la repressione più severa dei reati di cui all’articolo 633 del codice penale commessi da gruppi organizzati che, nella realtà, rappresentano un numero abbastanza cospicuo (si pensi, ad esempio, alle occupazioni dei centri sociali).

Inoltre, è previsto un piano nazionale degli sgomberi e vengono stabilite le modalità di ricognizione delle situazioni di occupazione ed entro 60 giorni dovranno essere definiti dei piani provinciali per le esecuzioni dei provvedimenti di sgombero, anche mediante la Forza Pubblica.

Per rispondere alle contingenti e straordinarie esigenze connesse all’espletamento dei compiti istituzionali della Polizia di Stato e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, il provvedimento ha anche previsto il potenziamento degli apparati tecnico-logistici del Ministero dell’Interno con lo stanziamento di una spesa complessiva di euro 15.000.000 per l’anno 2018 e di euro 49.150.000 per ciascuno degli anni dal 2019 al 2025, il pagamento dei compensi per il lavoro straordinario delle Forze di Polizia (con una spesa di 38.091.560 euro) ed, inoltre, ha autorizzato la spesa di 5,9 milioni di euro per la retribuzione del personale volontario del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, iscritti nello stato di previsione del Ministero dell’interno, nell’ambito della missione “Soccorso civile”.

La Circolare del 1° settembre scorso rivolta ai Prefetti, oltre a sollecitare le iniziative specificatamente orientate alla prevenzione, impone – allo scopo di consentire l’individuazione di una scala di priorità che tenga conto della “tutela delle famiglie in situazioni di disagio economico o sociale” - un censimento, da condurre con la massima rapidità, finalizzato all’identificazione degli occupanti ed alla composizione dei nuclei familiari, con particolare riguardo alla presenza, all’interno degli stessi, di minori o altre persone in condizioni di fragilità, oltre alla verifica della situazione reddituale e della condizione di regolarità di accesso e permanenza sul territorio nazionale. Viene, dunque, ribadita la tutela dei soggetti fragili e dei minori con la previsione di specifici interventi a carico dei Servizi Sociali dei Comuni, qualora non venga individuata alcuna possibilità di garantire il sostegno attraverso parenti o altre strutture. I parametri per fruire dell’assistenza pubblica sono, ovviamente, abbastanza restrittivi ma sono previste forme più generali di assistenza nell’immediatezza dell’evento.

Le misure inserite nella Circolare traggono la loro ragione dall’esigenza di tutelare, tempestivamente, il diritto di proprietà (che può essere limitato solo in presenza di una particolare condizione di vulnerabilità degli occupanti) nonché l’ordine e la sicurezza pubblica, richiamando i principi stabiliti dalle precedenti pronunce di condanna del Ministero dell’Interno secondo i quali “l’occupazione abusiva non lede i soli interessi della parte proprietaria, ma lede anche il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e assume un’inequivoca valenza eversiva” perché “l’esecuzione degli sgomberi forzati può certamente determinare immediati, ma evidenti e limitati, turbamenti dell’ordine pubblico, la tolleranza delle occupazioni abusive, al contrario, può determinare situazioni di pericolo meno evidenti ma decisamente più gravi nel medio e nel lungo periodo”.

Sulla base di questi stessi principi, la Suprema Corte (con la sentenza già citata) ha condannato il Ministero dell’Interno (ovviamente retto da altra forza politica rispetto all’attuale ed ispirato da diversi canoni comportamentali) al risarcimento dei danni a favore dei proprietari per non aver tempestivamente sgomberato gli immobili occupati abusivamente, accogliendo il ricorso di due società proprietarie di 50 appartamenti occupati a Firenze da esponenti del Movimento per la casa e qualificando come illegittimo il comportamento dello Stato, che ha atteso sei anni per eseguire l’ordine di sgombero della Procura.

I Giudici di legittimità, nell’imporre una “tolleranza zero” su coloro che violano la proprietà privata, hanno criticato la strategia “attendista” che non può essere giustificata con l’asserita esigenza di evitare più gravi disordini perché è una motivazione inaccettabile e un paradosso degno di Epimenide.

In poche parole, sempre secondo la Suprema Corte, “tollerare che l’occupante abusivo resti nella casa occupata equivale a tollerare il crimine e nessuna ragione di ordine pubblico può essere invocata in deroga, non potendo la tutela dell’ordine pubblico tradursi in comportamenti che favoriscono il reato piuttosto che reprimerlo. Nemmeno rileva che l’occupante si trovi in vero o presunto stato di bisogno: la politica del welfare per garantire il diritto a una casa non può compiersi a spese dei privati cittadini, i quali già sostengono un non lieve carico tributario – in specie sugli immobili – per alimentare, attraverso la fiscalità generale, la spesa per lo Stato sociale”.

Dunque, quello spirito - che ha animato il recentissimo Decreto Legge sulla Sicurezza del Ministero dell’Interno e la Circolare del 1 settembre scorso – di tutela dell’ordine pubblico attraverso il ripristino della legalità, eliminando tutte le possibili situazioni illecite, ha trovato, finalmente, anche la condivisione della Suprema Corte perché, come già è stato osservato in questa Rivista, assume grande spessore la necessità di bloccare la progressione criminosa che si innesta laddove sono riscontrabili il disordine sociale e l’abuso nel rompere le regole della convivenza civile: l’ordine pubblico può essere salvaguardato solo attraverso la prevenzione di tutti i fenomeni criminosi e la concreta, tempestiva ed efficace repressione di quegli già consumati.

 

fusoFrancesca Fuso

avvocato in Milano