Discorso tenuto alla Inaugurazione dell’Anno Accademico 2018-2019 al Politecnico di Torino – G. Valditara

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valdipolitoNegli ultimi 20 anni l'università italiana ha attraversato due fasi: la prima fase è stata quella della autonomia irresponsabile, con atenei che alla fine della prima decade degli anni 2000 erano arrivati sull'orlo del fallimento, e non solo per una cronica assenza di adeguati finanziamenti, ma innanzitutto per una gestione non virtuosa dell'autonomia. 

La seconda fase è stata quella di una autonomia vigilata, caratterizzata da controlli preventivi, e da una legislazione molto vincolista. Possiamo dire con grande franchezza, che il sistema universitario italiano è ora nella sua grande maggioranza un sistema sano, oso dire fra i più sani della pubblica amministrazione.

È arrivato il momento, per molte università, purtroppo non ancora per tutte, di avviare una terza fase: quella della autonomia responsabile. 

In questo senso il Ministero che qui rappresento intende muoversi. 

Due prime iniziative concrete. Entro dicembre verrà varato il decreto che attribuisce i punti organico. Approfittando del fatto che si raggiungerà a livello nazionale il 100% del turn over ho proposto che si consenta alle università virtuose di superare il limite del 110%. Torino Politecnico passerà dunque da 25.15 punti organico a 34.55 con un rapporto pari al 137% del turn over. 

Non solo. Il Ministero ha preparato un emendamento che il Governo ha deciso di presentare nella legge finanziaria. Consentirà a carico dei bilanci delle università virtuose, tenuto conto cioè del rapporto fra spese per il personale e ffo, e dell'indice di sostenibilità finanziaria, di incrementare notevolmente le proprie facoltà assunzionali senza più il vincolo del 100% di turn over nazionale. Politecnico Torino è una università sana. Al 31 dicembre 2017 aveva un indicatore di spesa per il personale pari al 63.62% e un indicatore della situazione economico finanziaria pari a 1.22. Se verrà approvato questo emendamento i punti organico passeranno a ben 43,19 con un aumento del 172%. 

Non basta. Per quelle università che hanno dimostrato di saper vincere la sfida di una gestione sana dobbiamo procedere alla attuazione dell'art.1.2 della legge 240, che è rimasto inspiegabilmente lettera morta e che consentirebbe di realizzare una forte autonomia. Con gli organi rappresentativi della accademia stiamo discutendo su come dare sostanza concreta alla autonomia organizzativa e funzionale che l'ordinamento consente. Per quanto mi riguarda sono intenzionato a valorizzare al massimo le potenzialità di questa previsione. 

Ma vi è un altro tema che riteniamo sia altrettanto indispensabile e urgente: la semplificazione. Dobbiamo rendere più semplice la vita dei ricercatori e dei docenti. Abbiamo dunque preparato una serie importante di emendamenti che mi auguro possano essere approvati per spazzare via lacci e lacciuoli che penalizzano la vita di chi lavora nel mondo della università. Così come è ora sempre più necessario consentire una flessibilità concordata fra università e professore nell'impegno in ricerca e in didattica. 

Per rendere più competitivo il sistema universitario italiano e più aderente alle sfide attuali il Ministero ha predisposto un emendamento che abrogherà un vecchio regio decreto del 1933 che impediva di iscriversi contemporaneamente a due corsi di laurea. Questo avrà effetti rivoluzionari perché consentirà di superare il vincolo dell'80% di crediti comuni permettendo di costruire percorsi di laurea comuni come per esempio fra ingegneria e medicina, mettendo insieme competenze differenti. Un altro caso è per esempio quello della intelligenza artificiale dove si possono unire competenze giuridiche e scientifiche. L'Italia sarà così all'avanguardia nel mondo al pari di Usa, Svizzera e Olanda. 

Va rivisto il ruolo dell'Anvur. Da organismo di controllo preventivo e di controllo sulle attività e sui processi deve diventare, come è laddove esistono sistemi analoghi, un organismo di controllo sui risultati, con meno burocrazia e meno complicati algoritmi. Abbiamo già iniziato con una drastica revisione delle linee guida sui dottorati. A proposito di dottorato già nelle linee guida ci saranno indicazioni chiare per favorire la predisposizione di percorsi di dottorato in collegamento, sotto varie forme, con l'impresa, così da assicurare una maggiore integrazione del dottorato nell'impresa e una considerazione delle necessità del mondo produttivo. 

Il Governo intende risolvere la questione dei ricercatori a tempo indeterminato. Si tratta di dare finalmente attuazione a quanto era stato previsto dall'art.29 comma 9 della legge 240 e che mai nessun governo ha attuato. Al riguardo il Ministero ha ideato e proposto una soluzione che dovrebbe rientrare negli emendamenti parlamentari alla legge di Bilancio. Dobbiamo nel contempo aumentare lo stanziamento per i ricercatori di fascia B. 

Il Ministro sta lavorando perché ci sia un aumento dell'Ffo già dal 2019, mentre per il 2020 l'aumento è già certo. Fra l'altro a partire da quest'anno dovrebbe finalmente prodursi l'aumento indicizzato, pari al 3.48%, degli stipendi del personale non contrattualizzato dell'università. 

Per quanto riguarda il diritto allo studio il Miur si sta adoperando per riuscire ad erogare, per la prima volta, il saldo 2018 entro lo stesso esercizio. Appena registrato il provvedimento dalla Corte dei Conti, procederemo con i pagamenti direttamente a favore degli enti regionali per il diritto allo studio. Contiamo, anche grazie agli ulteriori stanziamenti contenuti nella legge di bilancio, di coprire la quasi totalità delle borse di studio, chiediamo anche alle regioni di fare la loro parte. Particolarmente rapida sarà anche l'attuazione della legge 338/2000. 

Il Parlamento deve risolvere con una interpretazione autentica della legge la questione delle consulenze dei professori universitari che ha drammaticamente coinvolto fra l'altro i docenti dei Politecnici. Una del tutto errata interpretazione della legge ha bloccato una liberalizzazione che il legislatore volle in modo esplicito a iniziare dalla relazione all'Aula. Anche su questo punto il Ministero ha offerto una proposta concreta. 

Sono appena usciti i dati sui Consolidator grants dell'Erc. Come di consueto su 291 vincitori 35 sono italiani, siamo la seconda nazionalità dopo i tedeschi, ma in proporzione al numero dei ricercatori veniamo prima dei tedeschi. Eppure solo 14 dei 35 vincitori svolgono la loro attività in Italia. Si è sempre parlato di come favorire il rientro dei cervelli, dobbiamo andare oltre: rimuovere le cause economiche e strutturali che favoriscono la migrazione all'estero dei nostri ricercatori e che rendono poco attrattivo dall'estero il nostro sistema. 

E qui veniamo ad un tema che dovrebbe interessare da vicino un Politecnico. Occorre una grande strategia sulla ricerca. Solo per fare un esempio quando sono arrivato, l'Italia era l'unico Paese che non aveva ancora nominato un rappresentante nel board dell'European Open Science Cloud. Ci sono grandi sfide in cui il sistema di ricerca italiano deve giocare un ruolo non marginale. 

Penso al tema della intelligenza artificiale. Sto creando un gruppo di lavoro che dovrà interagire con Francia e Germania. 

Penso alla rivoluzione quantistica, e a Vienna abbiamo giocato da protagonisti ribaltando una situazione che rischiava di danneggiare il sistema di ricerca e le imprese italiane. 

Penso al tema della messa in rete e della condivisione a livello europeo dei risultati della ricerca, tema su cui molti soggetti da Cineca a Garr si muovono in ordine sparso. Occorre una linea strategica. 

Penso al tema dello spazio che proprio qui a Torino e nello stesso Politecnico ha indubbie eccellenze e dove venerdì scorso a Bruxelles abbiamo raggiunto un primo importante risultato politico: l'affermazione che le risorse dedicate dovranno mantenere la stessa proporzione che c'era in Horizon 2020, il che significherebbe un aumento del 22% circa. 

Ho lanciato alla conferenza Esof alcuni giorni fa l'idea di una diplomazia della ricerca: dobbiamo sviluppare una serie di rapporti bilaterali con quei Paesi anche extraeuropei particolarmente vivaci ed interessanti, in Asia, come in Africa, come in America, portando là le nostre migliori istituzioni, creando là sedi staccate, costruendo insieme progetti di ricerca comune che mettano insieme in una grande comunità internazionale cervelli ed idee. Lavorando su progetti che possano anche facilitare la penetrazione della nostra industria. Dobbiamo copiare ciò che fa il Fraunhofer Institut. La ricerca deve poter aprire la strada alle nostre imprese. Imprese e università devono sedersi attorno ad un tavolo, magari, là dove necessario, con la regia del Ministero, per studiare strategie comuni di sviluppo. A tale riguardo abbiamo già iniziato a muoverci. 

Il futuro piano nazionale della ricerca dovrà avere un forte carattere strategico, dobbiamo avere in mente una idea di Italia, di società e di economia. Dovrà essere un piano che sappia fare delle scelte. 

E veniamo all'ultimo tema, quello del trasferimento tecnologico. Stiamo studiando il lancio di un evento, ad oggi forse unico al mondo, destinato a favorire la valorizzazione concreta dei nostri brevetti e più in generale a consentire un dialogo diretto fra imprenditori e mondo della ricerca in una vera e propria fiera dell'innovazione e del brevetto. Dobbiamo non solo rendere comprensibili e appetibili i brevetti, ma anche andare a cercare le imprese potenzialmente interessate. 

L'università è un bene comune. Non possiamo divederci fra schieramenti politici o semplicemente culturali. La capacità di innovare è lo strumento più forte per favorire la crescita economica e culturale di un Paese. È qui più che altrove che si gioca il nostro futuro. E perché questo sia chiaro a tutti voglio chiudere con una frase di Vito Volterra, particolarmente simbolica perché la fondazione di questo Politecnico nel 1906 vide il ruolo decisivo del grande matematico italiano. Volterra amava ricordare: "Se ci volgiamo a guardare la storia ci rendiamo conto come i più grandi imperi siano tutti tramontati, ma ancora oggi stiamo ad imparare il teorema di Euclide".

 

valditarasmallGiuseppe Valditara