La CSU fra identità e sovranismo – M. Paolino

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SODERCSULa situazione che vive il governo della Baviera dopo le elezioni del 14 ottobre 2018 presenta aspetti di indubbio interesse per l’opinione pubblica italiana. I risultati elettorali hanno sancito la perdita da parte della CSU della maggioranza assoluta dei seggi nel Landtag: dal 47,7% (ottenuto nelle precedenti elezioni del 2013) essa è passata al 37,2% perdendo oltre 10 punti percentuali e 16 seggi, andando così dai 101 del 2013 agli attuali 85. Si è trattato di un fatto rilevante nel panorama politico tedesco, ma non del tutto nuovo. Nel periodo che va dal 1945 al 2018 (vale a dire 73 anni) la CSU ha governato la Baviera in coalizione con altre forze politiche dal 1945 al 1947, dal 1950 al 1954, dal 1957 al 1966 e dal 2008 al 2013: in tutto 20 anni. Negli altri 53 anni, per tre anni ha governato la SPD, per 50 anni la CSU ha governato da sola, perché in possesso della maggioranza assoluta dei seggi nel Landtag. Credo sia un caso unico (almeno nella storia europea) quella di un partito che ha conquistato per un periodo lungo mezzo secolo la maggioranza assoluta dei voti. Quando parliamo quindi della CSU non dobbiamo dimenticare che si tratta di una forza politica che in Baviera ha sempre riscosso un amplissimo consenso elettorale, consenso che è sempre stato libero come solo una società democraticamente matura quale è quella tedesca ha potuto garantire. Ma quali sono state le ragioni di tale successo? La CSU fin dal 1945 (nell’ambito del governo provvisorio creato dalle autorità militari americane) si è identificata con la Baviera e la Baviera si è identificata con essa. Questa identificazione reciproca ha fatto sì che il successo elettorale della CSU sia sembrato per decenni inattaccabile. La CSU è ancora oggi fortemente radicata in Baviera, dove è il vero partito di massa e rappresenta da sempre le posizioni conservatrici con una forte connotazione identitaria. La riprova di ciò è costituita dal fatto che la partecipazione all’alleanza politica con la CDU e la stessa esperienza nel governo centrale vengono viste come un’occasione per affermare in primo luogo gli interessi della Baviera.

La CSU rappresenta l’identità bavarese, vale a dire quell’interessante milieu di tradizione e di sviluppo, di difesa dei valori cristiani e di modernizzazione che ha consentito alla Baviera di diventare dopo la Seconda Guerra Mondiale una delle regioni europee più avanzate dal punto di vista economico. La CSU ha avuto il merito importante di trasformare una regione con una forte impronta rurale in una delle aree più industrializzate e ricche del continente europeo. L’aspetto rilevante dell’esperienza politica della CSU a partire dal 1945 è stato quello di aver saputo conciliare in maniera intelligente la tradizione con una visione positiva del futuro e questo le ha permesso di conquistare i consensi della maggioranza dell’elettorato bavarese, soprattutto dei ceti medi. Non solo: la CSU ha dimostrato che è possibile per una forza conservatrice che fa della tradizione identitaria un punto di forza disegnare una proposta politica innovativa, consentendole in questo modo di rimodellare di continuo la propria identità. Altro dato interessante: la CSU è uno dei pochissimi partiti di ispirazione cristiana in Europa che ha conservato un forte legame con i valori identitari cattolici, senza temere di perdere consensi, anzi mantenendoli ed ampliandoli nel corso della sua storia. Negli anni essa si è opposta con grande vigore al processo di demolizione dell’identità bavarese, fatta di cultura e di tradizione che affondano le proprie radici in una storia secolare. L’esperienza di governo della CSU ha dimostrato che è profondamente sbagliato contrappore difesa dell’identità ed europeismo, anzi proprio l’orgogliosa rivendicazione dei valori della tradizione e la difesa puntuale della propria sovranità ha permesso al governo bavarese di saper sfruttare al meglio i processi di integrazione europea, consentendo alla Baviera di porsi all’avanguardia in Germania e in Europa.

Ma ritorniamo a cosa è accaduto nell’ottobre 2018. La CSU ha visto diminuire i propri consensi soprattutto nell’Alta Baviera, arrivando a perdere anche oltre il 14% dei voti nei piccoli centri di montagna. Dobbiamo altresì dire che il tradizionale elettorato della CSU è in gran parte moderato e centrista e non gradisce le politiche di estrema destra, anche se condivide alcune istanze propugnate da Alternative für Deutschland sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, con la relativa richiesta di controllo delle frontiere e di regolamentazione degli afflussi degli immigrati. Chi ha guadagnato i voti persi dalla CSU? Una parte importante è andata al partito dei Freie Wähler, che hanno conquistato l’11,6% e 27 seggi (8 in più del 2013). Durante la campagna elettorale è balzata all’occhio in maniera evidente la vicinanza programmatica fra la CSU e i Freie Wähler. Questi sono una sorta di super-lista-civica che ha fatto del pragmatismo centrista e del radicamento territoriale le sue bandiere: essi sono presenti solo in Baviera, dove riescono a ottenere rappresentanza politica e visibilità mediatica, e sono stati premiati da un clima elettorale estremamente favorevole. I Freie Wähler sono quindi una formazione dichiaratamente locale, che si è fatta le ossa in decenni di battaglie amministrative e che esprime centinaia di sindaci e di amministratori comunali in Baviera: essa è stata scelta dagli elettori moderati per il pragmatismo e per l’attenzione a tematiche spesso trascurate, come lo spopolamento delle aree interne e di montagna. Proprio quest’ultimo argomento, una vera e propria “specialità” dei Freie Wähler, ha portato in dote alla lista risultati ragguardevoli nelle zone montane fortemente contrassegnate da fenomeni di calo demografico e che nelle elezioni federali del 2017 avevano premiato Alternative für Deutschland, la quale nell’ottobre 2018 ha conquistato il 10,2%, perdendo oltre 2 punti percentuali rispetto alle elezioni federali di un anno prima.

Dopo il 14 ottobre 2018 era quindi quasi scontato che si andasse alla costituzione di un governo di coalizione fra CSU e Freie Wähler. I due partiti hanno sottoscritto un contratto (Für ein Bürgernahes Bayern) che rispecchia le idee delle due forze politiche. L’accento posto sulle forme di democrazia locale, la difesa delle tradizioni e della cultura della Baviera contro le tentazioni globaliste, l’importanza dell’istruzione per la formazione di cittadini responsabili e per l’integrazione degli stranieri, l’attenzione posta alle politiche di controllo dell’immigrazione: sono tutti elementi che conferiscono una connotazione di grande interesse all’esperienza di governo bavarese. Chi non ha gradito tutto questo è stata ovviamente Alternative für Deutschland: essa teme in Baviera la concorrenza dei due partiti regionali forti, come la CSU ed i Freie Wähler, in grado - in particolare questi ultimi - di drenare una parte consistente del malcontento economico-sociale su cui negli altri Länder tedeschi essa costruisce le proprie fortune elettorali. In effetti le battaglie contro la globalizzazione selvaggia che i Freie Wähler conducono soprattutto nelle zone rurali della Baviera hanno sottratto spazio alla destra estrema.

Cosa emerge da queste vicende e quale significato possono rivestire per l’Italia? Non dobbiamo dimenticare che il ruolo politico della CSU è fondamentale per un motivo che va al di là dei confini della Baviera: la sua esperienza di governo e gli equilibri politici che garantisce fungono da cerniera in un’area geografica molto vasta, che va dal Po al Meno, che parte dall’Italia del Nord, passa per l’Austria, tocca la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l’Ungheria e che ha in Baviera il suo punto di forza. In tutta quest’area sono presenti compagini di governo accomunate da piattaforme politiche che presentano una serie di punti programmatici comuni. L’alleanza fra la CSU e i Freie Wähler rafforza la dimensione identitaria e per alcuni aspetti sovranista della Baviera, con una grande attenzione per la dimensione locale e con una evidente avversione per le politiche di globalizzazione. Non solo: le fortissime critiche contro le politiche immigratorie favorite da Angela Merkel che si sono levate sia nella CSU sia in settori molto ampi della CDU derivano dai cambiamenti in atto nell’opinione pubblica tedesca, di cui i partiti di ispirazione democratica cristiana degli altri Paesi europei non possono non tenere conto. Basta vedere il notevole risultato ottenuto da Friedrich Merz nella sfida con Annegret Kramp-Karrenbauer per la leadership nella CDU per averne una conferma evidente.

Ecco perché l’alleanza politica al governo in Baviera può avere delle conseguenze importanti per le prossime elezioni europee: la CSU può rappresentare un ponte verso le forze sovraniste per una possibile alleanza fra loro e il Partito Popolare Europeo. La CSU e i Freie Wähler possono diventare gli interlocutori della Lega e dei governi regionali guidati da esponenti della Lega, alla stessa maniera del Partito Popolare austriaco, da sempre una sorta di fratello minore della CSU.

Potrebbe essere questa la strada per cambiare gli equilibri politici che da sempre reggono le sorti dell’Unione Europea.


paolino1Marco Paolino

professore associato di storia contemporanea

Università della Tuscia