Quale Europa per il nostro futuro? – G. Valditara

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commissioneeuropea1A due mesi dalle elezioni europee è opportuno interrogarsi sull'Europa e sulla politica italiana verso l'Europa. Ho scritto in "Sovranismo" che l'Europa è una necessità, a certe condizioni.

È evidente che la competizione internazionale si è fatta ormai globale. Di fronte a giganti come Usa, Cina, Russia, e pure India, solo per citare i principali attori mondiali, le singole nazioni europee non hanno futuro. Né può essere una prospettiva condivisibile immaginare per il nostro Paese un futuro di sottomissione alle grandi potenze mondiali, siano esse Usa o Russia, o comunque di marginalità.

L'Europa ha rappresentato per millenni una comune civiltà, al di là di divisioni e guerre causate prima dalle ambizioni narcisistiche di sovrani, poi dal contrapporsi di nazionalismi aggressivi, causa prima della attuale decadenza europea. L'Europa, in particolare all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, è stata, in specie per gli italiani, un sogno di pace, di progresso civile, di benessere.

È chiaro che una Europa forte necessita di una moneta comune, che non è necessariamente una iattura, di un esercito comune, di una politica estera comune. Senza queste tre condizioni ogni politica europea di contenimento di Usa, Cina e Russia è destinata a fallire.

È tuttavia proprio da queste premesse che occorre essere franchi innanzitutto fra noi italiani e quindi con i nostri partner: "patti chiari, amicizia lunga", recita il celebre detto popolare.

Innanzitutto quanto è il tasso di democrazia in Europa? Non è gradevole auspicare che il nostro futuro debba passare per istituzioni poco rappresentative, che hanno fatto affermare persino al socialista Giuliano Amato che Montesquieu non è mai passato da Bruxelles, e per una Corte di Giustizia non elettiva che pretende di sostituirsi persino alle Corti costituzionali disponendo la disapplicazione di leggi nazionali.

E ancora. Quale è l'Europa che vuole competere con Usa e Russia? Quella della iperburocrazia di Bruxelles che fa concorrenza con Bisanzio, quella che impone misure eguali, per tutti, per orinatoi e zucchine, quella che massacra il made in?

Ma non solo. Un super Stato europeo deve avere una identità, deve costruirsi un mito fondativo, deve avere insomma delle radici in cui affondare il proprio futuro. Quale progetto identitario esprime l'Europa unita? Intende rappresentare il meglio dei valori occidentali, vuole riconoscere una continuità con la civiltà millenaria nata da una felice sintesi fra Gerusalemme, Atene e Roma, intende assimilare i nuovi venuti, oppure vuole realizzare una rottura con il suo passato in nome di un pericoloso multiculturalismo disgregante e divisivo, che finisce con il legittimare culture e comportamenti radicalmente opposti agli ideali di democrazia, libertà, dignità umana?

E infine: è una unione fra pari, oppure è destinata a ruotare attorno ad un asse franco-tedesco, ulteriormente rafforzato dalla sfortunata uscita della Gran Bretagna? Di certo se non è interesse dell'Italia "fare gli interessi di Mosca o di Washington", non lo è neppure fare quelli di Berlino o di Parigi.

È da queste domande che dobbiamo ripartire e dalle conseguenti risposte auspico che si svolga la battaglia politica delle forze "sovraniste".


valditarasmallGiuseppe Valditara

professore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma