Sovranismo nuovo motore del conservatorismo tedesco – R. Troncon

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germaniasovranismoPer comprendere la forza del sovranismo in Germania è sufficiente guardare all’affermazione di Alternative für Deutschland (AfD) alle elezioni federali tedesche del 24 settembre 2017, quando questa formazione ha ottenuto il 12,6% dei voti, a fronte del 33% conseguito dalla CDU della cancelliera Angela Merkel, alleata ai bavaresi della CSU (peggior risultato mai conseguito dal 1949), e del 21% ottenuto dalla SPD di Martin Schulz (peggior risultato per questo partito nell’intero secondo dopoguerra). 

Approfondendo un poco il contesto di questi risultati, emerge tutta la peculiarità della situazione tedesca. Essa è resa evidente da due aspetti notevoli e collegati. Il primo consiste nel fatto che il dibattito tedesco sul sovranismo (Souveränismus) e il conservatorismo (Konservatismus) si presenta in Germania a parti inverse rispetto all’Italia. Visitando il sito online del settimanale “Junge Freiheit” – rivista cerniera tra ambienti di conservatorismo più tradizionale e “ufficiale” e di cosiddetta “Neue Rechte” – e ricercando nel suo archivio più che trentennale, si ha di ciò immediata evidenza. Vi si può infatti notare che il termine Souveränismus occorre per appena 7 volte, laddove il termine Konservatismus risulta presente per ben più ragguardevoli 780 menzioni, una frequenza che sarebbe facile dimostrare inversa negli archivi della pubblicistica italiana. Il secondo aspetto, conseguenza di questo primo, è che sono proprio le vicende recenti del sovranismo in Germania a regalare alla sua politica l’occasione per rimettere in moto il meccanismo inceppato del conservatorismo tedesco, nervosamente imprigionato nello schema dei due partiti di ispirazione cristiana (CDU e CSU), da un lato, e in suggestioni perfino metafisiche, dall’altro. Penso qui al saggio bello e profetico Anschwellender Bocksgesang del drammaturgo tedesco Botho Strauß, pubblicato nel 1993 nel Nr. 6 di “Der Spiegel”, e al volume Die selbstbewusste Nation, edito un anno dopo, nel 1994, dai due pubblicisti Heimo Schwilk und Ulrich Schacht, che raccoglie i contributi di 26 diversi autori sulla situazione e l’identità della nazione tedesca dopo la riunificazione del 1990.                                   

I benefici promossi dagli approcci sovranisti in Germania sono in questo modo considerevoli. Scontati i pur presenti aspetti critici nella politica di AfD o nelle manifestazioni di Pegida che periodicamente si svolgono sul Wienerplatz della città di Dresda – le due formazioni sono percepite dallo stesso elettorato conservatore come ancora troppo poco capaci di distinguersi da questa o quella espressione della destra radicale – non vi è dubbio che queste spingano il conservatorismo tedesco a spostare il proprio focus dalla centralità esclusiva dello Stato alla centralità dello Stato insieme ai cittadini. Ciò che si può osservare è, in altri termini, come il sovranismo tedesco stia dando un impulso antiretorico e pragmatico al più statico conservatorismo. Mai come nell’ultimo quinquennio il mix di tecnocrazia e socialismo praticato dai cristianodemocratici di CDU e dai cristianosociali di CSU è stato messo sotto stress dall’esplicita rivendicazione, da parte del ceto medio, di diritti che questo considera non negoziabili. Uno dei denominatori del sovranismo tedesco nelle sue diverse manifestazioni è, infatti, la convinzione di dovere e potere legittimamente rivendicare richieste di protezione e sicurezza e, conseguentemente, di soddisfazione dei propri interessi prima di interessi quali immigrazione di massa, islamizzazione, sottomissione a modelli ispirati a una veramente troppo intransigente correttezza politica. Il sovranismo tedesco ha mostrato l’indisponibilità dei suoi sostenitori a sacrificarsi sull’altare di principi declinati in modo astratto e impersonale quali "altruismo", "compassione", "bene superiore", "rivoluzione”, "libertà", "carità" ecc. Questo specifico “driver del sovranismo” sta esercitando un ruolo benefico nei confronti del conservatorismo tedesco, perché immette concretezza e materialità in certi suoi approcci troppo metafisici e teorici. Per molti cittadini tedeschi è divenuto ovvio non accettare più, a scatola chiusa, le proposte della politica, chiedendone invece una diversa legittimazione e verificando anche come riavviare il motore europeo nel contesto di unità più ampie, ma dopo che si sia scartata l’idea di un governo mondiale (cosmopolitismo) funzione delle multinazionali. 

Ci sono, in questo senso, almeno due cose che il sovranismo tedesco può oggi trasmettere al più sviluppato e pragmatico sovranismo italiano. La prima è una attenzione più teorica ai suoi rapporti con il conservatorismo. Se è vero, come sopra accennato, che non tutto il dibattito tedesco in merito è utile, è però innegabile che in Italia manca molto se non moltissimo quanto a ricerca, dibattito pubblico, didattica e financo repertori sul conservatorismo. La seconda è che anche in Italia si dovrebbe sviluppare un dibattito pubblico di natura giuridica sulla questione della sovranità del nostro Paese rispetto alla sua costituzione. Fin dagli inizi degli anni ’90, negli ambienti accademici tedeschi, si sono formate correnti e prese iniziative che hanno promosso sentenze come il famoso “Lissabon-Urteil”, emanato dal Bundesverfassungsgerichtshof (la Corte costituzionale) tedesco del 30 giugno 2009 (su iniziativa tra gli altri del politico CSU Peter Gauweiler), che ha dichiarato come ogni trasferimento a nuovi soggetti sovranazionali deve essere riservato «esclusivamente alla volontà dichiarata direttamente dal popolo tedesco», poiché la costituzione tedesca «non solo presuppone, ma garantisce la sovranità della Germania». 

Per concludere, una precisazione importante. La situazione tedesca è tuttora molto fluida e non ha ancora trovato una sintesi, così che, in un certo senso, tutti gli attori sulla scena più che esprimere la propria forza palesano la debolezza dei loro oppositori. Nella situazione tedesca giocano, infatti, ancora troppe grandezze non ben quantificate, non in ultimo tutto ciò che è premessa e conseguenza della posizione dominante della Germania in Europa. Nondimeno, come speriamo di avere mostrato, anche in Germania il sovranismo tedesco sta risvegliando la sua bella addormentata, il conservatorismo, e si può profetizzare che questo risveglio cambierà in meglio non solo la Germania, ma anche, auspichiamo, l’Europa. 

 

tronconRenato Troncon

professore associato di estetica e filosofia del linguaggio

responsabile scientifico Design Research Lab

Dipartimento Lettere e Filosofia

Università di Trento