USA, emergenza nazionale – C. Taddei

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murousamessico1Nel 2019 l’impresa di mettere un freno all’immigrazione clandestina e ai traffici illegali sul confine sud è al centro della brutale battaglia politica negli USA. Dal 1986, quando Reagan autorizzò l’amnistia e la cittadinanza a tre milioni di immigrati illegali in cambio della garanzia, da parte del Congresso, di modificare le leggi sull’immigrazione e mettere in sicurezza il confine sud, il Congresso non ha mantenuto l’impegno. I Democratici vogliono i confini aperti e l’immigrazione senza freni perché vi trovano un serbatoio senza fine di voti; vogliono immigrati che abbiano bisogno del welfare che essi concedono; non sono interessati all’integrazione dei nuovi arrivati, cioè al tradizionale melting pot. I Repubblicani non hanno una posizione unitaria, ma ad alcuni tra i maggiori finanziatori, alla Camera di Commercio, a noti senatori, l’immigrazione in grandi numeri appare uno strumento per tenere bassi i salari e il costo del lavoro in alcuni settori. La battaglia del 2019, in cui i provvedimenti più necessari sembrano impossibili, è conseguenza dell’ipocrisia e della brutta ideologia immigrazionista dei Democratici, come del fallimento dei Repubblicani nel modificare le cose nei due anni in cui avevano la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. Da parte sua, Trump doveva agire prima. Doveva agire subito, appena eletto; e in ogni caso all’inizio del 2018. Legato dalle polemiche mediatico-giudiziarie e ingannato dal bilancio votato dal Congresso nel marzo 2018, che allettava il presidente perché gli concedeva i fondi per ricostruire la Difesa, ma gli negava gli strumenti per la sicurezza sul confine, Trump si è lasciato scorrere tra le mani un anno decisivo. Che all’inizio del 2019 egli cerchi, pressoché da solo, di mettere al passo il governo con le esigenze della nazione, va comunque a suo merito. 

Lo stimato centro studi Pew Research prevede che entro il 2050 altri 75 milioni di emigranti cercheranno di entrare negli USA. La non sostenibilità per la convivenza civile e per i servizi sociali risalta con evidenza. In molti luoghi, in America, i nuovi immigrati sono maggioranza numerica, così da non avere un incentivo a imparare l’inglese o adottare le tradizionali fedeltà della cultura americana. Non è più l’immigrazione misurata e meritocratica degli anni Cinquanta. I falsi garantismi, legati a tematiche lontane nel tempo, significano che il merito non conta per avere dallo stato un’abitazione in cui risiedere o per entrare all’università: conta essere “non bianchi”. E nonostante i diffusi buonismi, da anni vi sono molti casi di criminalità, individuale o legata a bande come la MS-13, di cui sono responsabili immigrati illegali. Intanto, anno dopo anno, si forma quella “maggioranza elettorale permanente” di cui parlava Obama. Agli immigrati, i Democratici si presentano come il partito del welfare e dei confini aperti. Con l’immigrazione legale e illegale, i Democratici hanno ottenuto la maggioranza in stati che furono a lungo Repubblicani: California, Colorado, Nevada, Oregon; sono vicini ad averla in Florida e in Texas. Per esempio, la Orange County in California, che fu terra di Reagan, poi del governatore Pete Wilson, e ancora nel 2016 era un’isola Repubblicana nella regione di Los Angeles, ha mandato soltanto Democratici alla Camera nelle midterm del 2018 (forse complici le frodi elettorali, denunciate ma non indagate). 

A inizio 2019, dopo due anni di presidenza Trump, sul confine sud circa 140 km di barriere sono state rinnovate e circa 30 km di nuove barriere, cioè di un “muro” che consiste per lo più in stanghe d’acciaio, sono state costruite, su un confine di 3200 km. Davanti all’ostruzione del Congresso, a fine 2018 Trump ha ridotto l’obiettivo di costruire 1100 km di muro per un costo di 18 miliardi di dollari, e ha chiesto 5,7 miliardi per costruire 370 km di barriere. Ha chiesto anche di modificare l’obsoleta legge sul diritto di asilo, che consente abusi di ogni tipo: gli emigranti fermati sul confine reclamano l’asilo, spesso istruiti a farlo da ONG e avvocati immigrazionisti (che insegnano la formula da pronunciare), e a quel punto ottengono un temporaneo lasciapassare, con il quale spariscono all’interno degli USA, senza presentarsi davanti al giudice che dovrebbe deliberare sulla loro richiesta di asilo. I 5,7 miliardi che Trump chiede di approvare nel contesto della legge di spesa sono finalizzati a 10 località dove la Homeland Security ha indicato che vi è urgenza di costruire una barriera. I Democratici respingono la richiesta e rifiutano anche di trattare. A nulla serve la moderazione di Trump, che nel gennaio 2019 propone un compromesso che offre garanzie a oltre un milione di beneficiari del programma DACA e ad altri immigrati temporanei (300 mila beneficiari del programma Temporary Protected Status), e che prevede di spendere 800 milioni di dollari in aiuti umanitari per chi arriva sul confine e altrettanto per tecnologie di individuazione della droga. A nulla serve la moderazione con cui Trump si esprime nel discorso sullo “Stato dell’Unione” di inizio febbraio 2019: “Ricchi politici e finanziatori spingono per i confini aperti, mentre vivono dietro muri sicuri”; il che è un modo temperato di denunciare chi di fatto tradisce la nazione. Ma i Democratici dicono no: vogliono soltanto bloccare la presidenza Trump, mettere sotto accusa con false calunnie Trump, i suoi familiari, i suoi sostenitori. 

La richiesta di 5,7 miliardi di dollari per il muro sul confine avviene in un contesto storico in cui la spesa autorizzata dal Congresso e bipartisan è senza freni, con un debito federale che nel febbraio 2019 supera i 22 trilioni di dollari e che finanzia programmi di welfare, o anche intere agenzie governative, come la Housing and Urban Development, considerate inutili e fonte di sprechi da voci credibili. Da solo, il programma Medicaid, che doveva essere soltanto la sanità gratuita per i poveri, spende quanto il Pentagono. Però la legge bipartisan, che a metà febbraio 2019 la commissione delegata dal Congresso manda al presidente (e che Sean Hannity definisce garbage law), misura i centesimi per il muro sul confine. Nel contesto di un deficit di un trilione di dollari l’anno, spendere 5 miliardi, affinché per esempio i cartelli messicani della droga non abbiano il controllo di sezioni del confine, trova opposizione. Persino le agenzie di intelligence (NSA, CIA) e l’FBI, ben poco allineati con Trump, nella valutazione pubblica delle minacce a inizio 2019 parlano di crescenti rischi dai traffici sul confine. L’emergenza è reale per la droga, o perché migliaia sono gli illegali arrestati per crimini dall’agenzia ICE nel 2018, o perché gli USA sono divenuti il rifugio per milioni di persone in cerca di servizi gratuiti: abitazioni, sanità, istruzione, buoni pasto, persino università (che invece molti giovani americani devono pagare). Gli effetti di un’immigrazione senza freni si avvertono ovunque negli USA: per esempio a Portland, Maine, che dista 3500 km dal confine e che ha un governo Democratico, il 70% di coloro che beneficiano di programmi di welfare sono non-cittadini, mentre vi sono (dichiara l’ex governatore del Maine, LePage) veterani e anziani che attendono le cure di cui hanno bisogno. 

Riguardo ai clandestini non sospetti di traffici illegali, da figure pubbliche vicine al GOP arrivano proposte ragionevoli, tra cui: 1) le richieste di asilo devono essere presentate alle ambasciate USA e non sul territorio USA, in modo da ridurre gli arrivi illegali; 2) il mandare indietro i clandestini fermati sul confine dev’essere consentito anche per cittadini di paesi non confinanti, a differenza di quanto prevede una legge penosamente inattuale; 3) chi viene respinto per passaggio illegale del confine perde il diritto alla richiesta di immigrazione legale: un altro disincentivo per i clandestini; 4) gli adulti che mettono in pericolo dei minorenni portandoli in territori pericolosi fino al confine americano vanno processati; del resto, se un cittadino americano lascia un bambino a lungo in un’auto sotto il sole, va in prigione; dunque gli immigrati non possono avere un trattamento speciale. Ma tutte queste proposte, e altre, vengono respinte dai Democratici. Soltanto lo status quo, e la corsa ai voti, è ciò che essi vogliono. 

La garbage law, la legge di spesa elaborata da delegati bipartisan poco qualificati (per il GOP non vi era nessun congressman del Freedom Caucus, e la guida era di un senatore anziano, Shelby, notoriamente debole), appare inadeguata e per alcuni aspetti vergognosa. Un osservatore, Lou Dobbs, può affermare: “Con differenti motivazioni, Repubblicani e Democratici hanno lo stesso obiettivo: confini aperti e amnistia finale”. Tale pessimismo è giustificato dal fatto che, in una legge di spesa di 330 miliardi di dollari, i fondi per il muro sono 1,375 miliardi: molto meno di quanto chiesto dal presidente e “un acconto” – così lo definiscono alcuni senatori del GOP – che può pagare circa 80 Km di nuove barriere, indicando in quale regione (la valle del Rio Grande) devono essere costruite e con quali modalità. Il passo è troppo lento: nel giorno in cui, per esempio, i delegati presentano la legge, 1800 persone attraversano illegalmene il confine. Il Freedom Caucus e altri gruppi del GOP ottengono di cancellare dalla legge l’inaudita clausola, voluta dai Democratici, che avrebbe limitato (tagliando i posti-letto) il numero degli illegali che possono essere fermati dall’agenzia ICE. Si trattava di un indecente tentativo di codificare e ampliare ancora il già larghissimo rilascio dei fermati (il catch and release). Invece nella legge rimane il divieto di detenere gli adulti che si presentano sul confine con un bambino: clausola che aumenta il nmero dei bambini usati da veri o finti genitori per evitare l’arresto, e che si traduce in un colpevole consenso agli attraversamenti illegali delle “famiglie”, benché sia largamente noto che i minorenni sono usati come merce. Nel suo programma radio, Rush Limbaugh afferma: “La legge prevede di spendere per procurare conforto e assistenza a chi viene fermato. L’unica cosa non prevista sono degli inviti su cartoncino alle carovane che arrivano dal Messico”. 

La garbage law spende 40 volte tanto per aiuti all’estero, di quanto spende per il muro. Tra le altre spese vi sono 3,1 miliardi di dollari per le condizioni sanitarie in Africa e 3 miliardi per le scuole in Afghanistan. Per gli impiegati statali vi è un aumento di stipendio del 2%, incoerente con le condizioni di deficit del bilancio federale. E poi vi è la clausola che Candace Owens definisce “una pillola avvelenata” e che è così formulata (Sec.232 della legge): “Le autorità locali devono dare il consenso alla posizione e alla tipologia delle barriere”. Non mi è chiaro se in questo modo la legge fornisca potere di veto ai sindaci e altre autorità locali; in ogni caso giudici immigrazionisti, non difficili da trovare, possono così interpretarla. Dunque, di fronte ai molti difetti della garbage law, perdono peso gli aspetti positivi, cioè i persino copiosi fondi stanziati per dispositivi di controllo, anche in funzione anti-droga, nei posti di confine. Ma il negare i fondi per un muro che era al centro dei programmi elettorali di Trump può condurre ad affermare, come fa Rush Limbaugh, che la legge di spesa del febbraio è “un’ulteriore prova” del colpo di stato in corso da parte di politici, di burocrati e dei media: “L’obiettivo è mandare agli elettori il messaggio che è inutile votare per Trump, perché egli viene bloccato”, afferma Limbaugh. 

Finalmente, dopo aver atteso per mesi una soluzione concordata con il Congresso, a metà febbraio 2019 Trump dichiara l’emergenza nazionale, in questo modo semplicemente riconoscendo la realtà dell’immigrazione e del confine sud. Il presidente è responsabile della sicurezza nazionale, di cui è parte la difesa dei confini. L’emergenza dà a Trump l’autorità di costruire sezioni del muro – autorità che, secondo voci credibili, egli aveva comunque in quanto capo dell’esecutivo; dunque doveva cominciare prima a costruire – e di utilizzare fondi non stanziati per quello scopo. Con una legge del 1976 (National Emergencies Act), il Congresso ha dato al presidente (“with no standard” cioè senza fissare una norma) la facoltà di dichiarare un’emergenza. Quanto alla facoltà di agire in nome della sicurezza nazionale, per esempio inviando truppe sul confine, essa è conferita al presidente dalla Costituzione. Riguardo ai fondi per costruire, Trump può usare denaro sequestrato ai boss della droga (come suggerisce il senatore Cruz); può usare fondi stanziati nel bilancio del Pentagono per costruzioni edili ma non ancora vincolati da un contratto; e altro. La legge del 1976 è stata usata 58 volte da altri presidenti. Vi sono 30 emergenze, dichiarate in passato, che il Congresso non si è mai curato di chiudere. Obama aprì emergenze per trasferire aiuti umanitari a paesi africani (Burundi, Sierra Leone e altri): dunque non per emergenze nazionali. Eppure, tutto d’un tratto, la dichiarazione di una vera emergenza diviene controversa, persino “tirannica”, secondo i leader Democratici, i media più diffusi e gli ambienti anti-Trump. Anche tra i Repubblicani, soprattutto in Senato, vi è chi non sostiene Trump, nemmeno in una così grave necessità. Nelle midterm del 2018 il GOP ha perso la maggioranza alla Camera; la mancanza di unità è il modo per perdere anche quella al Senato. Alcuni senatori del GOP, ha detto Joe diGenova, sono degli “idioti” e “hanno paura di se stessi”. Sostengono Trump i senatori Tom Cotton, Lindsay Graham, David Perdue, Ted Cruz e altri; ma non il GOP in modo unitario. Trump combatte quasi da solo una battaglia decisiva per il paese. Quasi da solo, con il suo linguaggio non sofisticato, Trump ha il coraggio di nominare il nemico e di muovere guerra ai cartelli della droga, dell’immigrazionismo e dei traffici illegali. 

Nella primavera 2019 i dati ufficiali dicono che oltre 75 mila persone vengono fermate ogni mese sul confine per attraversamento illegale. Si è sempre affermato che per ogni persona fermata, un’altra entra non vista. Si ritiene che il numero di immigrati illegali sia vicino a un milione l’anno. I Democratici vogliono impedire qualsiasi freno, perché vedono un milione di voti in arrivo. Il numero di quanti arrivano sul confine in gruppi familiari, veri o finti, raggiunge un record (136 mila “famiglie” in 4 mesi). La maggior parte di essi si consegna agli agenti, fa richiesta di asilo (pronunciando formule insegnate dalle ONG immigrazioniste) e invade le strutture di accoglienza. Permane il limite dei 20 giorni per la detenzione dei minorenni, e dunque dopo il termine le “famiglie” vengono rilasciate ed entrano negli USA. In generale il 60-70% dei fermati viene rilasciato. Nel 2019 l’arretrato di richieste di asilo da esamineare è di 840 mila. La data per comparire in tribunale può essere differita di anni. E comunque solo il 5% dei rilasciati si presenta. Nel marzo 2019, quando in Senato tutti i Democratici e dodici Repubblicani votano per bloccare la dichiarazione di emergenza nazionale (poi ribadita dal veto di Trump), il capo della Customs and Border Protection, McAleenan, dichiara che “la situazione è insostenibile” e che “per famiglie e individui le leggi esistenti sono incentivi ad arrivare sul confine”; e che vi è una “estrema necessità” che il Congresso intervenga. Se questa non è un’emergenza, la parola va cancellata dal dizionario. Oltre a costruire il muro o una barriera efficiente, soltanto cambiare la legge obsoleta sul diritto d’asilo e rimandare indietro coloro che (oltre il 95%) non vi hanno diritto, potrebbe disincentivare gli arrivi. 

Subito, appena Trump dichiara l’emergenza, arrivano le cause giudiziarie per fermarlo. Ambientalisti (forse preoccupati dei sassi e degli scorpioni sul confine), ONG finanziate da Soros e ben 16 stati governati dai Democratici aprono cause legali, spesso depositate presso il molto di sinistra 9° Circuit Court di San Francisco. La contesa legale dovrà essere decisa dalla Corte Suprema. Se il sistema della giustizia USA ha mantenuto un qualche livello di integrità, il risultato non può essere in dubbio. Ma intanto la costruzione del muro viene ostacolata, ritardata. Nessuna delle precedenti emergenze nazionali fu contestata in tribunale. Né fu contestato l’uso di fondi, stanziati per altri scopi, quando Obama inviò al regime iraniano 1,6 miliardi di dollari in denaro contante. Le accuse verso Trump di non rispettare la separazione dei poteri sono infondate, perché Trump, dichiarando l’emergenza, si adegua a una legge scritta dal Congresso. Cosa che, di nuovo, non fece Obama quando si sostituì al Congresso con il decreto sul programma DACA, che fu una modifica delle leggi sull’immigrazione. Sono i nemici di Trump e dell’America a violare la separazione dei poteri quando chiedono a giudici partigiani di decidere loro, e non il presidente che governa il potere esecutivo, che cosa sia emergenza nazionale. Sono i governi locali Democratici, e con loro i media e le associazioni immigrazioniste, a inquinare la giustizia americana. Trump in modo attento e diligente ha percorso un cammino costituzionale, che ha incluso lo shutdown, l’attendere per due mesi che i Democratici negoziassero, il proporre concessioni in materia di DACA e altro, il decidere con cautela a quali fondi attingere, seguendo la legge e usando la legge per il bene del paese. 

Detto questo, è anche vero che Trump firma la legge di spesa del febbraio 2019 perché non farlo può condurre a un nuovo shutdown e perché i Repubblicani non sono compatti. Ma quella firma è la scelta giusta? Il limitato e sensibile universo dei commentatori conservatori si divide. Per Rush Limaugh si tratta di una scelta non evitabile, benché Limbaugh ponga la legge di spesa sullo stesso piano della sedizione anti-Trump rivelata in quel periodo dalle “confessioni” dell’ex vice direttore dell’FBI McCabe, o sullo stesso piano delle calunnie verso i sostenitori di Trump persino quando si tratta di ragazzi con il cappellino MAGA in testa: sono tutti, cioè, episodi della “resistenza” a Trump. Invece secondo Ann Coulter la firma della legge da parte di Trump è un cedimento ed è il segno dei pessimi consigli di moderazione che arrivano al presidente da parte di collaboratori (Kushner, Mulvaney). Secondo Sean Hannity la dichiarazione di emergenza nazionale consente comunque di portare avanti la difesa del confine e ciò che essa significa. Secondo Bill O’Reilly la firma della legge è una scelta morbida in funzione delle elezioni del 2020; secondo O’Reilly l’emergenza nazionale, una volta approvata dalla Corte Suprema, consente di prevalere sulle clausole negative della legge. Tuttavia, direi, una legge di spesa è molto difficile da scavalcare e rimane nel tempo. Al di là dell’esito delle cause legali iniziate per bloccare l’azione di Trump, la questione meno certa è proprio se l’emergenza nazionale può avere la precedenza su regolamenti legislativi. Se può scavalcare, per esempio, l’indecente clausola del garbage law secondo cui l’agenzia ICE e le pattuglie di confine non possono detenere o deportare un illegale se questi si accompagna a un minorenne o se ha una “relazione familiare” con un minorenne (migliaia di membri di bande come MS-13 verrebbero in questo modo protetti: uso il condizionale perché la clausola è semplicemente incredibile). O se, riguardo ai 90 km di barriere nella Rio Grande Valley la cui costruzione è autorizzata dalla legge, sindaci e politici locali – che possono avere contatti con i cartelli criminali al di là del confine – hanno possibilità di veto sulla costruzione; oppure se il loro parere è solo consultivo. In ogni caso, avendo il garbage law tali difetti, e poiché un esercizio provvisorio (continuing resolution) finalizzato a un migliore testo della legge era – mi sembra – possibile, Trump non doveva firmare. Così come non doveva firmare la legge di bilancio del marzo 2018, che aveva fornito i fondi necessari alla Difesa, ma non aveva stanziato fondi per il muro sul confine, rinviando di un intero anno la questione. Purtroppo, come ogni presidente, Trump deve adeguarsi alle molte pressioni, ai condizionamenti, alla politica. É suo merito di farlo molto meno dei presidenti che l’hanno preceduto. 

La dichiarazione di un’emergenza nazionale ha iniziato una lunga battaglia legale e politica che Trump e la parte migliore della nazione non possono perdere. Ne dipende il futuro della nazione. Come esso dipende da modifiche alle leggi sull’immigrazione legale. Per la sicurezza sul confine sud, l’attesa di una delibera della Corte Suprema significa ritardi dannosi, mentre i traffici illegali proseguono. Per la Corte, si tratta di una delle più importanti delibere della storia recente. Se la Corte fallisce, essa autorizza il cambio di popolazione che è l’obiettivo dei nemici dell’America. Nemmeno Trump, in quel caso, potrebbe fermare la china rovinosa.

 

taddeiClaudio Taddei

scrittore