Popolarismo e sovranismo moderato: una nuova via per l’Europa? – D. Mattiangeli

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bandierauexxAlla vigilia delle elezioni europee molte sono le speculazioni sui possibili cambiamenti all’interno del parlamento di Strasburgo, soprattutto in relazione alle nuove alleanze politiche e ai rapporti di potere tra gruppi, che nasceranno all’indomani del voto.

La sfida politica principale vede il partito popolare europeo, cioè la variegata casa del moderno popolarismo continentale che va da Angela Merkel a Viktor Orban passando per Macron e Jean Claude Juncker, contrapposto al gruppo social-democratico e a quello conservatore.

Tre diverse visioni pratiche e teoriche della futura politica europea che a seconda dei sondaggi sembrano rappresentare la maggioranza delle tendenze politiche europeo-continentali.

La politica popolarista e cristiano-democratica che si contrappone a quella social-democratica di ispirazione socialista e a quella conservativa di matrice popolare.

Ideologie e visoni pratiche che sembrerebbero unitarie, ma che in realtà hanno moltissime sfumature al loro interno. Molto diversa è la politica del CDU tedesco rispetto a quella del Fidesz ungherese, sebbene siano entrambi nel PPE, così come è ben diversa la politica sovranista e conservatrice della lega di Salvini da quella del PiS polacco, nonostante siano entrambi nello schieramento conservativo. Anche nella galassia social democratica europea ben diverse e molteplici sono le sfaccettature dei diversi partiti aderenti al gruppo.

Quello che però non mi sembra chiaro in questo particolare momento storico e all’interno dell’attuale campagna elettorale è proprio quella presunta differenza tra l’ideologia politica alla base del moderno popolarismo europeo e il sovranismo moderato e “scientifico” proposto in maniera seria e responsabile (e non tramite propaganda populista o di base razzista) da alcuni partiti dell’area conservatrice.

Se prendiamo infatti le basi ideologiche del popolarismo europeo, che nascono negli anni 50 con la dottrina “sturziana”[1] e i programmi elettorali della maggior parte dei partiti del PPE e li confrontiamo con i manifesti ideologici del sovranismo moderato moderno a cui aderiscono determinati partiti conservatori, siamo veramente sicuri di vedere delle grandi differenze?

Se da un lato il popolarismo moderno si rifà ai valori della dottrina sociale cattolica (iniziando addirittura dal «Rerum novarum» di Leone XIII, promulgata il 15 maggio del 1891, e passando per l’affinamento politico di Don Luigi Sturzo e per quello teologico di Paolo VI, per arrivare fino ai giorni nostri con le tesi di Papa Francesco ) e a quelli laici-statalisti degli odierni partiti cristiano democratici, dall’altro accentua molto la tradizione, la difesa dell’identità culturale e religiosa (quella delle comuni radici cristiane appunto), nonché dell’autonomia nazionale e della laicità dello stato. Tutti valori, questi ultimi, ovvero quelli di stampo tradizionale cristiano e quelli laico statuali, che possiamo ritrovare congiuntamente in tutti i moderni programmi politici dei partiti popolari europei. Ma iniziamo con il programma del partito popolare europeo stesso, fondato nel 1976 su iniziativa di Tindemans e Seitlinger sulla base dei pensieri politici di De Gasperi, Schumann e Adenauer e che sul suo stesso sito si definisce[2]: “la famiglia politica di centro-destra, le cui radici si trovano nella storia e nella civiltà del continente europeo, ed ha aperto la strada al progetto europeo fin dal suo inizio. Il partito popolare europeo si impegna per un Europa forte e basata sul federalismo e sul principio di sussidiarietà[3].

E ancor più nel Manifesto politico del 2019[4] del PPE, in cui si parla di un Europa delle nazioni che protegga i sui cittadini e i loro diritti, in special modo tramite il controllo dei confini esterni contro l’immigrazione illegale, la lotta al terrorismo e alle organizzazioni criminali, l’implementazione di una difesa comune europea, la protezione del modello economico- sociale europeo nell’era della globalizzazione, così come la protezione delle radici culturali europee e delle loro diversità e dei valori comuni, la salvaguardia della democrazia e della libertà di religione, la protezione della famiglia come istituzione civile e sociale, o ancora un Europa economicamente competitiva che crei più posti di lavoro, che si occupi dei giovani, dell’agricoltura, dell’economia di mercato e infine che combatta per tasse più eque e più basse per tutti. Punti politici e sociali ben diversi se li confrontiamo con quelli dei moderni socialisti europei del PSE[5], che invece nel loro manifesto politico del 2019[6], parlano dell’importanza dell’eguaglianza e della solidarietà in Europa, così come dei diritti fondamentali di tutte le persone e di un diritto d’asilo e di immigrazione aperto che venga visto come un arricchimento dell’Europa nella sua multiculturalità. D’altro lato un Europa che abbandoni i nazionalismi e l’idea delle singole nazioni per dar vita ad una nuova comunità basata su una maggiore eguaglianza sociale, politica ed economica di tutti i suoi soggetti[7]. Una sorta di nuovo “contratto sociale” con gli europei, pieno di buone idee, ma a ben vedere privo di proposte pratiche per realizzare questi obiettivi. Fatto che si può evincere facilmente dalla traduzione italiana del Manifesto in cui non compaiono in nessun caso i provvedimenti pratici necessari per la sua attuazione[8].

Una serie di principi e idee, quelle del PSE, che in realtà, soprattutto per quanto riguarda le radici culturali, la politica di immigrazione, quella economica e fiscale, così come quella di un federalismo di nazioni (cioè la quasi totalità dei punti programmatici) ben si discosta dal manifesto del PPE. Una differenza quindi, non solo ideologica, ma sostanziale e programmatica, che esprime due visioni del mondo, della società e dell’economia ben distanti l’una dall’altra.

Ma facciamo ancora un altro esempio del popolarismo europeo con il programma[9] (elezioni europee 2019) della CDU-CSU tedesca, che peraltro nelle attuali elezioni esprime il candidato a presidente della commissione dell’Unione, Manfred Weber[10]: Una Europa sicura, con confini ben difesi dall’immigrazione clandestina, con un economia forte che fornisca nuovi posti di lavoro, una società protetta dallo stato e che mantenga le sue radici culturali nazionali ed europee, così come un Europa che si occupi della famiglia, dei giovani, dell’ambiente e delle nuove sfide per il futuro.

Per non parlare poi del programma del CSU Bavarese (partito originario di Manfred Weber), tutto incentrato proprio sulla difesa della sovranità (bavarese) e del sistema sociale, culturale e legislativo tedesco ed europeo nonché sulla protezione dei confini contro l’immigrazione clandestina e sulla sicurezza economica e sociale della famiglia e dei giovani[11].

Tutti principi, quelli dei valori sociali, culturali e giuridici, nonché della famiglia e dell’economia che sono in realtà intrinsechi alle singole identità nazionali dei paesi europei all’interno dell’Unione. Valori tradizionali di libertà religiosa, difesa della famiglia, dei diritti civici e della sicurezza che sono comuni a tutte le nazioni europee.

Gli stessi valori che in realtà ritroviamo nei movimenti sovranisti moderni europei, che non hanno nulla a che fare con derive nazionalistiche e radicali dell’estrema destra o con partiti di matrice populista di scarsa serietà (si vedano ad esempio gli ultimi fatti dell’FPÖ austriaco). Quei valori sociali, politici ed economici che esprimono appunto la sovranità nazionale in un Europa delle nazioni, unita dalle stesse radici culturali e dalle stesse basi democratiche legislative di partecipazione del popolo, che sono i punti cardine dell’unione europea stessa.

I principi, insomma, di un sovranismo sano, come quello esposto nel Manifesto ideologico[12] del gruppo scientifico sovranista portato avanti da Giuseppe Valditara. Un sovranismo, quello “sano”, a livello politico, economico e sociale che non è antieuropeista, anzi, esprime addirittura i valori fondamentali dell’Europa democratica stessa: un controllo dell’immigrazione clandestina a difesa della sovranità della civitas nazionale ed europea, provvedimenti a livello di politica economica e fiscale a difesa del lavoro e dello stato sociale del cittadino comune e non solamente di determinate classi economiche, la difesa dell’istituzione della famiglia, un ordinamento giuridico laico e forte, i valori delle radici cristiano sociali. Insomma in poche parole, un sovranismo che rappresenti l’identità comune di tutti le nazioni europee. Un sano sovranismo moderno che parte dal cittadino in quanto tale per costruire intorno a lui un apparato sociale, politico ed economico che ne rispecchi e rispetti la propria identità. Un sovranismo che sia alla base del moderno conservativismo europeo.

Ma se prendiamo in considerazione questo sovranismo vero e moderno, di cui abbiamo parlato, quali sono a questo punto le differenziazioni di fondo con i principi base del moderno popolarismo europeo del PPE? Certo vi saranno delle sfumature di distanza, ma l’essenza rimane la stessa, soprattutto se guardiamo pragmaticamente ai programmi politici del PPE e dei singoli partiti popolari europei. I punti di contatto tra popolarismo europeo e sovranismo moderno sono molteplici perché entrambi partono dalle stesse radici culturali e politiche di stampo cristiano democratico e conservatore. Ben distanti, invece, da quei valori degli schieramenti social-democratici, che sembrano rinnegare le radici stesse del sistema politico, sociale ed economico europeo, così come la sua millenaria tradizione.

 

mattiangeliDaniele Mattiangeli

professore associato di diritto romano

Università di Salisburgo



[1] Per la dottrina popolare di matrice politica e religiosa di Don Luigi Sturzo vedi: Luigi Sturzo, Opera omnia, Bologna, Zanichelli (edizione online); Gabriella Fanello Marcucci, Luigi Sturzo. Vita e battaglie per la libertà del fondatore del Partito popolare italiano, Milano, Mondadori, 2004; Gabriele De Rosa (Ed.),Luigi Sturzo e la democrazia europea. Atti del convegno su "Luigi Sturzo, i partiti di ispirazione cristiana, la democrazia europea" svoltosi a Bologna dall'8 all'11 marzo 1989, Roma-Bari, Laterza, 1990; Giovanni Spadolini, Luigi Sturzo in Gli uomini che fecero l'Italia, Milano, Longanesi & C., 1993; Eugenio Guccione, Municipalismo e federalismo in Luigi Sturzo, Torino, SEI, 1994; Mario D'Addio, Democrazia e partiti in Luigi Sturzo, Lungro di Cosenza, Marco Editore, 2009.

[3] https://www.epp.eu/about-us/history: „The European People’s Party (EPP) is the political family of the centre-right, whose roots run deep in the history and civilisation of the European continent and which has pioneered the European project from its inception. Tracing back its roots to Europe’s Founding Fathers – Robert SCHUMAN, Alcide DE GASPERI, and Konrad ADENAUER – the EPP is committed to a strong Europe based on a federal model that relies on the principle of subsidiarity“

[12] Vediamo un riassunto di questo manifesto nell’articolo di Valditara stesso in Logos (febbraio 2019): Lo spettro del Sovranismo si aggira per l’Europa, http://www.logos-rivista.it/index.php?option=com_content&;;view=article&id=1537&Itemid=1207