Europeismo e sovranismo - M. Paolino

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bandieraue1Lo scenario che si aprirà in Europa dopo le elezioni europee del 26 maggio vedrà certamente la prevalenza dei partiti popolari di ispirazione cristiana e delle forze politiche sovraniste che difendono i valori identitari. Il consenso della maggioranza dell’opinione pubblica europea si orienterà su questi due poli, che non potranno non dialogare dopo le elezioni. La crisi di identità che ha colpito i partiti socialisti e socialdemocratici europei (pensiamo ai casi più eclatanti della Francia, dell’Italia e della Germania) non potrà non avere conseguenze sui risultati elettorali e quindi sui futuri rapporti di forza all’interno del Parlamento Europeo: il regime consociativo che ha visto i popolari e i socialdemocratici reggere i destini dell’Unione Europea è destinato ad andare in crisi ed emergeranno certamente altri equilibri.

Un dato appare evidente al di là di ciò che si può osservare nella campagna elettorale: è abbastanza chiaro che le regioni del Nord Italia governate dalla Lega vedono come propri interlocutori il partito cristiano sociale bavarese della CSU e il partito popolare austriaco. Ricordiamo che nell’estate scorsa il quotidiano di Monaco di Baviera «Süddeutsche Zeitung» aveva scritto di un disegno politico che avrebbe portato la Lega a stipulare (in vista delle elezioni europee) un’alleanza elettorale con il partito popolare austriaco, da sempre molto vicino alle posizioni della CSU. Il disegno non si è realizzato, ma le esigenze che sottostavano a quel disegno restano tuttora immutate per un motivo molto semplice. Il ruolo politico della CSU è fondamentale ben al di là dei confini della Baviera: la sua esperienza di governo e gli equilibri politici che garantisce fungono da cerniera in un’area geografica molto vasta, che va dal Po al Meno, che parte dall’Italia del Nord, passa per l’Austria, tocca la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Germania meridionale, e che ha in Baviera il suo punto di forza. In tutta quest’area geografica mitteleuropea sono presenti compagini di governo con piattaforme politiche che presentano una serie di punti programmatici comuni. Sarà quindi naturale che anche a livello comunitario si possa assistere in futuro all’alleanza fra i partiti popolari di ispirazione cristiana e le forze sovraniste e identitarie.

Ritornando alla CSU, la sua esperienza di governo si è fortemente caratterizzata per una dimensione identitaria e per molti aspetti sovranista, con una grande attenzione per la dimensione locale e con una evidente avversione per le politiche di globalizzazione. Le critiche contro le politiche di immigrazione incontrollata che si sono levate negli ultimi anni nella CSU sono il prodotto dei cambiamenti in atto nell’opinione pubblica moderata tedesca e i partiti popolari di ispirazione cristiana degli altri Paesi europei sbaglierebbero a non tenerne conto. Alla luce della sua recente esperienza politica, credo che la CSU possa rappresentare un vero e proprio ponte dei partiti di ispirazione cristiana verso le forze sovraniste e identitarie europee in vista di una alleanza dopo le elezioni del 26 maggio, con la finalità di gestire in maniera del tutto nuova le politiche europee. Potrebbe essere questa la strada per cambiare gli equilibri che da sempre reggono le sorti dell’Unione Europea e imprimere una nuova direzione al processo decisionale comunitario, mettendo da parte le forze socialiste e socialdemocratiche (ormai in crisi di identità da parecchio tempo) e ritornando a riflettere su quei valori della tradizione cristiana che diedero vita al processo di integrazione europea negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

Abbiamo detto che già da tempo la CSU è interlocutrice dei governi regionali guidati dagli esponenti della Lega, alla stessa maniera del partito popolare austriaco, da sempre una sorta di fratello minore della CSU. Comune ai cristiano-sociali bavaresi e ai popolari austriaci è l’idea che la difesa dei valori e dell’identità culturale sia una sfida strategica per la costruzione dell’Europa e per il tradizionale europeismo democratico cristiano, in quanto entrambi i partiti assegnano nella loro prassi di governo uno spazio considerevole alla difesa delle singole specificità regionali. Essi sono fortemente radicati nel territorio e rappresentano le posizioni conservatrici con una connotazione identitaria, volta ad affermare in primo luogo il valore della sovranità: difendere l’identità di un popolo significa rappresentare il milieu di tradizione e di sviluppo, di difesa dei valori cristiani e di modernizzazione che ha consentito (per esempio) alla Baviera di diventare dopo la Seconda Guerra Mondiale una delle regioni più avanzate dal punto di vista economico dell’intera Europa.

La CSU si è saputa opporre con grande efficacia ai tentativi di demolire l’identità bavarese, caratterizzata da una cultura, da una tradizione e da un riferimento ai valori cattolici che affondano le proprie radici in una storia millenaria, e ciò non le ha però impedito di essere aperta ai processi di innovazione economica e sociale: il dato interessante della recente esperienza politica bavarese è stato l’aver saputo conciliare in maniera intelligente la tradizione con una visione positiva del futuro. A ragione possiamo affermare che quindi è possibile per una forza conservatrice che fa della tradizione un punto di forza disegnare una proposta politica innovativa, che le consenta di rimodellare di continuo la propria identità.

Infine, una notazione finale: credo sia profondamente sbagliato (come spesso si fa) contrappore sovranismo ed europeismo e vederli “l’un contro l’altro armati”. Proprio l’orgogliosa rivendicazione dei valori della tradizione e la puntuale difesa della sovranità (non solo in campo economico, ma anche in quelli giuridico e culturale) possono permettere di orientare e quindi di sfruttare al meglio i processi di integrazione europea, che fino ad oggi hanno cercato continuamente di livellare le culture nazionali e di annullarne le peculiarità. È questo lo scenario che ci auguriamo sarà presente dopo il 26 maggio.

 

paolino1Marco Paolino

professore associato di storia contemporanea

Università della Tuscia