Il ruolo della Chiesa Cattolica nel nostro tempo – C. Rampino

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chiesacattolica1“Agli appelli del Vaticano non risponde nessuno. I moderati oggi scelgono i sovranisti”, è il titolo dell’articolo, pubblicato da “Libero” in data 28 maggio 2019, a firma del Prof. Giuseppe Valditara, ordinario di diritto privato romano presso l’Università statale di Torino e, attualmente, Capo Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca (MIUR). Il titolo, come noto, è appannaggio della redazione ma per certi aspetti coglie nel segno anche se non è facile penetrare nelle c.d. politiche del Vaticano.

Da qualche tempo, comunque, si assiste a forti critiche sollevate da parte della Chiesa (usiamo l’espressione volutamente in senso generale e generico) nei confronti di quella politica italiana che ha ottenuto il 34,3% delle preferenze alle ultime elezioni europee, quella politica definita sovranista, quella che si identifica nell’immagine di Alberto da Giussano, quella in definitiva della Lega.

Al centro della disapprovazione proveniente ex parte Ecclesiae sono principalmente le azioni di chiusura dei porti, volte ad arginare il fenomeno degli sbarchi di immigrati sempre più frequenti.

La c.d. azione dei “porti chiusi” ha scagliato un segmento non irrilevante dell’opinione pubblica contro quei cittadini moderati che si identificano con il partito sopradetto e, di conseguenza, avverso i suoi esponenti.

Un popolo quindi sovranista, come ormai viene definito quel popolo che si riconosce nell’art. 1 della Costituzione, laddove recita che la sovranità appartiene appunto al popolo.

Ma allora non resta che chiedersi: la vera politica non è quella che esegue ciò che il popolo desidera? E ancora, quale è l’autentico ruolo della Chiesa Cattolica nell’era del “sovranismo”?

La Lega oggi rappresenta quella parte dell’elettorato dei c.d. moderati, come il Prof. Valditara precisa nel suddetto articolo, avendo raggiunto il 34,3% di preferenze nelle recenti elezioni europee esattamente come accadde nel 1987 per la DC, partito per eccellenza d’ispirazione democratico cristiana, nonché moderata.

Proprio in tal senso Valditara fa osservare che tale 34,3% di preferenze espresse per la Lega è una percentuale che rappresenta quella parte di cittadini sì sovranisti, ma nell’accezione dell’art. 1 della Costituzione, espressione cioè della volontà di un popolo di moderati e aggiungerei cattolici, che quindi s’identificano con i vecchi democratici cristiani dell’87.

È noto che la Democrazia Cristiana non è stato un partito politico come tanti altri, ma è stato quello che ha raccolto gran parte del voto cattolico tanto che, in nessun altro periodo della storia, i cattolici hanno avuto una funzione così importante nella vita politica.

La Democrazia cristiana assunse, fin dall’inizio, il ruolo di polo moderato all’interno però di un sistema incentrato sui grandi partiti di massa.

Lo scenario nazionale odierno palesa una richiesta, da parte della platea di elettori, di riconoscersi in un partito che sia fortemente sostenitore e fautore di valori democratici e cattolici.

Elettori che si identificano in un concetto di sovranismo in quanto moderatismo e in valori cattolici che, pertanto, portano a una scelta politica consona chi ha nel cuore il simbolo per eccellenza della religione cristiana, la Croce o meglio il Crocifisso. Un simbolo, quasi dimenticato, scomparso completamente dalla vita collettiva e privata a causa di quelle politiche laiciste che hanno condotto, nei giorni nostri, a scuole che lo rigettano, disegnando un vuoto spirituale nelle quotidiane stanze della prima formazione, oltre che nei locali pubblici.

L’evoluzione della società nel corso dei secoli ha posto sfide sempre più grandi all’umanità, ma ciò che ha sempre rappresentato un punto fermo è stata la Chiesa Cattolica, restando perno riconosciuto di spiritualità.

Oggi la vera sfida per la Chiesa dovrebbe essere in primo luogo la riconquista dell’Europa ovvero di quell’area geo-culturale in cui la scomparsa del sacro dalla vita collettiva e privata è avvenuta in modo rapido e definitivo piuttosto che quella politica che chiude i porti… non perché razzista o non aperta ad aiutare il prossimo, ma perché vuole creare le condizioni affinché l’accoglienza sia dignitosa così come i profughi meritano, attraverso un preciso programma d’integrazione per il benessere degli stessi e nel rispetto della cultura del Paese ospitante.

Inoltre, in un Paese come l’Italia, che versa in gravi difficoltà economiche, con alti tassi di disoccupazione, livelli di povertà aumentati negli scorsi anni, come può una coscienza politica degna di questo nome non dare ascolto a un popolo che implora azioni concrete per uscire da uno stato sempre più intollerabile di precarietà? Questo popolo riconosce indubbiamente le problematiche altrui e se ne fa un carico morale, ma al contempo conosce a pieno che il proprio stato di bisogno non può più aspettare, avverte infine la necessità di cambiamenti soprattutto per le generazioni future.

I giovani d’oggi, bersagliati da un mondo sempre più veloce, da costi della vita sempre più alti, hanno impellente bisogno di speranza e di trovarla nel proprio Paese, senza esser costretti a fuggire all’estero per poter vivere una vita migliore.

Il messaggio della Chiesa di Roma sarà sempre universale. La speranza, quella che è insita nella Chiesa di Cristo e spinge verso una richiesta di moderatismo cattolico, esige una politica proattiva e fattiva. Essa, al contempo, desidera una Chiesa vicina e “complice” in questo percorso!

 

rampinoCarla Rampino

Master in Comunicazione d’Impresa, Lobbying e Relazioni Internazionali