Biotecnologie per una bioeconomia italiana ed europea più competitiva e sostenibile – F. Fava

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biotecnologieL’attuale sistema economico, non resiliente e non circolare, ha portato a varie criticità ambientali e sociali. La Bioeconomia, che usa risorse biologiche rinnovabili dalla terra e dal mare, con logica circolare, rappresenta un’opportunità da non perdere per superare il modello lineare di sviluppo e decarbonizzare l’economia, ponendo rimedio ai problemi di degradazione del nostro ecosistema.

Compongono la Bioeconomia i comparti della produzione biologica primaria (agricoltura, allevamento, foreste, pesca e acquacoltura), e i settori industriali, che trasformano le biorisorse provenienti dagli stessi, come l’industria alimentare e dei mangimi, quella della carta e della lavorazione del legno, unitamente alle bioraffinerie (che convertono materie prime biologiche non alimentare o residuali in composti naturali e combustibili di interesse per l’industria farmaceutica, cosmetica, chimica, tessile e dell’energia) e una parte dell’industria marino-marittima. In Europa la Bioeconomia ha un fatturato annuo di circa 2.300 miliardi di euro, con più di 18 milioni di posti di lavoro; l’Italia è terza, dopo la Germania e la Francia, con un fatturato annuo di circa 330 miliardi di euro e quasi 2 milioni di posti di lavoro. Oltre alla rilevanza economica ed occupazionale, la Bioeconomia presenta benefici per l’ambiente in termini di fissazione della CO2 e di altri gas clima-alteranti, filiere produttive nuove e “carbon-neutre”, spesso in grado di generare materiali biodegradabili e di valorizzazione di effluenti e rifiuti biologici, prevenendo il loro inquinamento con la produzione di composti di valore, in grado di riportare carbonio organico ai suoli. La Bioeconomia ha anche risvolti sociali rilevanti poiché consente di mantenere posti di lavoro in insediamenti industriali in dismissione e crea nuova crescita economica e occupazionale, soprattutto giovanile, nelle aree rurali, costiere e marginali, in cui viene adottata.

Le Biotecnologie possono garantire alla Bioeconomia produttività, competitività e sostenibilità ambientale maggiori. Esse raggruppano tecniche che sfruttano microorganismi e loro componenti cellulari per produrre alimenti (i.e., vino, birra, formaggi e yogurt), sostanze di interesse medico e farmaceutico o prodotti e materiali bio per varie filiere industriali. Fra le biotecnologie, annoveriamo anche le tecniche dell'ingegneria genetica e della biologia molecolare e quelle per la decontaminazione ambientale e la valorizzazione dei rifiuti. Esse nell’insieme garantiscono al nostro Paese 11,5 miliardi di euro di fatturato annuo e 13.000 posti di lavoro. Nell’ambito della Bioeconomia, le Biotecnologie possono garantirci di migliorare le varietà vegetali e animali utilizzate come i cicli biogeochimici e le funzionalità dei suoli, ma anche di poter disporre di fertilizzanti ed insetticidi biologici. Esse possono consentirci di migliorare le proprietà nutrizionali degli alimenti, la loro conservabilità ed efficacia sulla salute e il benessere, ma anche di trasformare più efficacemente la materia prima alimentare in cibo e bevande e di valorizzare in maniera qualificata i sottoprodotti e scarti della filiera. Possono inoltre garantirci boschi più produttivi e una valorizzazione più specifica, efficiente e sostenibile del loro legno, come avere bioraffinerie più flessibili e multi-prodotto, in grado di convertire biomasse non alimentari e rifiuti organici in una varietà di composti chimici e materiali bio-based e biocombustibili, di interesse per l’industria cosmetica, chimica, tessile e dell’energia. Le biotecnologie consentono, infine, la valorizzazione della biodiversità degli ecosistemi marini con la produzione di nuovi farmaci, biomolecole ed enzimi di grande interesse industriale, la decontaminazione sostenibile di matrici ambientali inquinate (aria, suoli, sedimenti, acque reflue e marine), garantendo il loro ripristino con costi economici ed ambientali dimezzati rispetto a quelli delle attuali tecnologie di bonifica di tipo chimico e fisico, e, molto importante, il loro riutilizzo.

Per queste funzioni, le Biotecnologie sono citate come “abilitanti” nell’ambito della “Strategia Italiana per la Bioeconomia” (BIT II) (http://cnbbsv.palazzochigi.it/media/1774/bit_en_2019_02.pdf), recentemente presentata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri congiuntamente con 4 Ministeri (i.e., MIPAFFT, MIUR, MISE e MATTM), la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, i Cluster tecnologici nazionali per la Chimica verde (SPRING), l’Agri-food (CLAN) e la crescita blue (BIG). Tale Strategia ha l’obiettivo di accrescere il fatturato e l’occupazione attuali della Bioeconomia nazionale del 15% entro il 2030, ma, soprattutto, di fare in modo che la stessa possa essere un efficace acceleratore per l’innovazione rigenerativa e sostenibile dei territori del nostro paese e per la sua competitività Europea ed internazionale.

 

favafabioFabio Fava

professore ordinario di biotecnologie industriali ed ambientali

Università di Bologna