Il pensiero dei rivoluzionari-conservatori. Anatomia di un prossimo voto – A. Continiello

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urnaelettoraleIl quesito che viene correttamente rivolto a chi si occupa di sondaggi, è di svelare o anticipare le intenzioni di voto degli italiani, traduzione moderna della pratica della divinazione, con una metodologia certamente più affinata.

Indipendentemente da quanto ci si avvicini alla verità, trattandosi, appunto, di una mera intenzione che deve poi esser confermata nella segretezza dell’urna (si riporta, a tal proposito, il puntuale rilievo del dott. Aldo Pagnoncelli - ne Linkiesta.it, 29/5/17, “L’italia è un paese conservatore e populista”- secondo cui <<..il cambiamento profondo del rapporto con la politica produce un fenomeno "carsico" nell'elettorato: una parte di esso tende a sparire, per poi tornare fuori alla vigilia delle elezioni>>) – o dalle variabili (rectius: oscillazioni) delle suddette intenzioni, quello che stupisce è l’incredulità di alcuni commentatori, politologi e addetti ai lavori, allorché l’esito va a confermare una circostanza apparentemente banale: la maggior parte del popolo italiano ha, in fondo in fondo, un pensiero rivoluzionario-conservatore, da non confondere con il populismo.

E, ad avviso di chi scrive, se così non fosse non si spiegherebbe perché, ancor oggi, i più accreditati sondaggi danno avanti, come si dice in gergo, la Lega di Salvini (con FdI che tiene bene il punto con ampi margini di miglioramento ed un timida ripresa di FI).

A scanso di equivoci si deve prodromicamente condividere la precisa analisi (Omnibus, La7, 2/11/18) del dott. Francesco Giubilei (Pres. Fondazione Tatarella) secondo cui <<la Lega non è un partito di destra: è un partito rivoluzionario-conservatore..definire la Lega come un partito di destra è sbagliato, la Lega è un partito, come i 5S, post ideologico, che interpreta alcune delle battaglie che hanno storicamente caratterizzato la “destra”, come il presidenzialismo, la sicurezza, le politiche sulla immigrazione...la Lega non è, al tempo stesso, né un partito di destra né un partito conservatore (il conservatorismo è una teoria politica che si basa sulla conservazione dello status quo)..la Lega, infatti, vuole un cambiamento, firma un contratto di governo del cambiamento, quindi non può essere conservatore..la Lega è un partito rivoluzionario-conservatore che vuole un ritorno allo status quo ante (ad es. sul tema della famiglia), cioè un ritorno a valori che sono stati sovvertiti (il M5s è un partito di fatto populista, mentre la Lega è un partito prevalentemente sovranista, un partito identitario e sovranista, con un interesse al popolo).

Alla luce di queste prime riflessioni, un poco attento lettore potrebbe pensare che, l’attesa, resta sempre la migliore delle armi, secondo un famoso adagio cinese riconducibile forse a Confucio. Ma non è così.

Soccorre in aiuto, in questo caso, un passaggio del pensiero del Prof. Corrado Ocone (huffingtonpost.it, 5/9/19 “Gli italiani hanno il cuore a destra e il governo a sinistra”) secondo cui <<..il contesto di crisi in cui operiamo; la prevedibile litigiosità fra e all’interno delle due forze al governo (PD e 5S); le “ricette rosse” che esse prenderanno per accontentare la propria constituency e che sono forse ciò che di meno indicato possa esserci in questo momento per il nostro Paese…tutto sembra remare contro il successo del Conte bis. All’opposizione Salvini si troverà di fronte a una serie di problemi non indifferenti: non avrà più un ministero da cui dimostrare praticamente il suo impegno; non avrà più la possibilità di incidere sulle nomine in scadenza; dovrà necessariamente darsi un’immagine di leader a tutto tondo che attualmente non ha. Salvini potrebbe non reggere alla prova, anche se almeno in linea di teoria non si può escludere che l’opposizione lo forgi così tanto da far emergere in lui una statura di leader vero (come avvenne nel periodo 1996-2001 a Silvio Berlusconi)..In ogni caso, il problema politico resta: gli italiani hanno per lo più un cuore a destra, mentre il governo che entra in carica ha una forte coloritura di sinistra. Se Salvini dovesse fallire, uno spazio immenso, direi una “prateria”, si aprirebbe in quell’area per qualche nuovo protagonista…>>.

Questo per significare che, in apparenza, la sfida più ardua sembrerebbe quella per coloro che sono attualmente in carica, attraverso le tormentate scelte che dovranno compiere, soprattutto in materia economica, cercando peraltro di trovare la quadra tra due compagini con visioni differenti; ma, al contrario, nello scacchiere nazionale, la cosiddetta mossa del cavallo – peraltro già provata da Salvini allorché decise di “staccare la spina” al governo giallo/verde –, resta nelle mani di chi si trova all’opposizione, che ha la possibilità, nelle more dell’esecutivo in carica - di organizzarsi o riorganizzarsi, creare una coalizione solida ed allargata ed ampliare la propria popolarità nei confronti degli elettori ma, soprattutto, nei confronti del cosiddetto partito degli indecisi e non votanti che, com’è noto, è il più ampio anche nel nostro paese. Questa ghiotta opportunità non prevede, come già visto, errori (ed il perseverare resta diabolico). Due note, quindi, a corollario.

Un segmento del potenziale prossimo bacino elettorale è, indubbiamente, quello dell’elettorato cattolico. In questo caso si richiama un’altra attenta osservazione, a firma del Prof. Vincenzo Pacillo (su questa rivista, Logos, 28/5/19) ove, in un’analisi del “voto cattolico e sovranista” ha sentenziato che <<.. secondo un sondaggio non molto risalente di Analisi Politica per Libero, meno di un anno fa il 31% dei cattolici esprimeva la propria intenzione di voto per una Lega quotata intorno al 30%, e non si vede dunque come questa percentuale possa essere diminuita oggi che lo stesso partito viaggia oltre il 34%..Se dunque un cattolico su tre sceglie di votare Lega nonostante questi ultimi richiami delle gerarchie, c’è qualcosa – nel voto cattolico e nel suo rapporto con un voto dichiaratamente sovranista – che va indubbiamente approfondito..1) Esiste un voto cattolico che non necessariamente si identifica con quello dei praticanti assidui..2) Un buon numero di questi belongers non pratica perché in polemica (non conta qui quanto giustificata) con le gerarchie ecclesiastiche..3) Proprio per questo ebbe una certa fortuna, qualche anno fa, la categoria dei “principi non negoziabili”: esistono dei principi di tale importanza che essi – e solo essi – debbono ritenersi sottratti alla negoziazione politica e devono essere fatti propri dai politici cattolici in modo integrale..4) Del resto i canoni 212 par. 3, 222 par. 2 e 227 del Codice di Diritto canonico, - nel loro coordinamento organico essenziale -concedono ampia libertà politica ai cattolici, sottolineando come debba esistere sempre un dialogo tra popolo e Pastori in merito alle soluzioni più adatte per perseguire la giustizia sociale ed il bene comune. Perciò non si può tacciare il sovranismo come dottrina aprioristicamente anticattolica: la nota dottrinale del 2002 ricorda – infatti - come «non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno», ricordando peraltro che il fedele ha l’obbligo di «dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili». Occorre perciò valutare entro una struttura dialogica i rapporti tra un programma politico e la sua compatibilità con la dottrina ecclesiastica, in nome di una libertà civile (quella di opinione politica) che – nel caso dei cattolici – comporta conseguenze precise anche nella prospettiva della libertà di contribuire al bene comune..5) La Lega si occupa assiduamente di diritti dei popoli. E qui vale la pena ricordare il magistero di San Giovanni Paolo II..>>.

Come si è potuto leggere vi è un ampio margine per coinvolgere una larga fetta di tali potenziali elettori, se si vanno a far convergere interessi pubblici con diritti privati e individuali di tali soggetti. Ma vi è di più.

Il secondo bacino da cui poter attingere è, ad avviso dello scrivente, quello dei “verdi”. In un’analisi del dott. Antonio Villafranca (Resp. Europa ISPI), contenuta in un articolo (Panorama, 28/5/19 a firma E. Burba “In Italia i verdi non sfondano perché non è passato il messaggio per cui la sfida ambientalista è collegata allo sviluppo economico e all'innovazione tecnologica”), <<dal punto di osservazione privilegiato di responsabile Europa dell'Ispi, Villafranca confronta i risultati delle europee dei partiti verdi: 20,50 per cento i tedeschi e 13,47 per cento i francesi, a fronte del 2,29 per cento degli italiani..le ragioni del misero risultato elettorale degli ambientalisti di casa nostra, nonostante l'effetto Greta Thunberg..I verdi sono il secondo partito in Germania e il terzo in Francia. In Italia invece non superano neppure la soglia di sbarramento..Ci sono tre motivi per cui non sfondano. Anzitutto in Italia quello dei verdi non è un partito particolarmente strutturato, è sempre rimasto ai margini..In Italia le tematiche ambientaliste sono rimaste legate proprio agli anni Novanta. E vengono percepite con una connotazione pauperistica, quasi come un vincolo. Non è passato il messaggio, come invece è avvenuto in Francia e Germania, che collega la sfida ambientalista alla contemporaneità..I verdi hanno successo guarda caso in Paesi come Francia e Germania, dove i socialisti arretrano. In Germania, per esempio, chi votava Spd ora vota in gran parte per i verdi..Da noi il partito democratico ha tenuto, in un certo senso anche perché ha fatto propria la campagna per l'ambiente. Il problema però è che da noi non è passato il collegamento ambiente-sviluppo-innovazione..Diciamo che in Italia sono più pressanti le esigenze economiche legate all'occupazione. Queste pressioni distolgono l'attenzione dell'opinione pubblica dai temi ambientali. Temi che i partiti, a livello di messaggio, non sono riusciti a tradurre in termini di opportunità di crescita e di occupazione..In Germania i verdi sono stati bravissimi a intercettare l'elettorato giovane che non si riconosce né nei cristiano-democratici né nei socialisti. In Italia i socialisti tengono e non è un caso che i verdi non avanzino. Stesso discorso vale per la Spagna..Io credo che, dopo il risultato di Francia e Germania, in Italia i partiti di sinistra e di centro abbiano capito che quello dell'ambiente è un tema su cui in futuro potranno attrarre dei voti. Ma non prevedo al momento un exploit dei verdi, per lo meno non nel caso si andasse a votare nei prossimi mesi. Prevedo invece una maggiore attenzione dei partiti moderati e di sinistra per le tematiche ambientali>>.

Si condivide il pensiero suesposto, con l’unica clausola di riserva per cui anche i partiti, attualmente alla opposizione, potrebbero attrarre questi voti ed elettori, abbracciando le loro “battaglie” e sostenendo le loro – giuste, peraltro – doglianze (soprattutto alla luce del fatto che si inizia a parlare di un abbassamento dell’età per votare).

Orbene nulla da eccepire per un progressivo spostamento della Lega – e degli altri partiti alla opposizione - su posizioni capaci di intercettare e conservare il voto conservatore moderato, in tutte le sue sfaccettature.

Si condivide nuovamente, per concludere, il rilievo di Giubilei secondo cui <<la vera sfida sarà quella di costituire un grande polo conservatore che unisca Fratelli d’Italia, Lega, la componente più conservatrice di Forza Italia e che sia in grado di raccogliere associazioni, liste civiche, membri della società civile che si riconoscono in un comune sentire ma che ad oggi preferiscono non impegnarsi in politica per la mancanza di un progetto che li rappresenti e che potrebbe trovare il suo sbocco naturale in una grande alleanza basata sui valori del conservatorismo>>.

 

continielloAlessandro Continiello

Avvocato