Riguardo all’impeachment di Trump – C. Taddei

  • PDF

trumppugnoNel giorno in cui Trump entra alla Casa Bianca, 20 gennaio 2017, un editoriale del Washington Post titola: “Adesso comincia l’impeachment”. Dal giorno in cui Trump diviene presidente, i suoi nemici progettano di usare quella che è, dopo la dichiarazione di guerra, la più grave facoltà che la Costituzione assegna al Congresso: l’impeachment di un presidente. Le elezioni di midterm del 2018, dando ai Democratici il controllo delle Commissioni della Camera, hanno fornito lo strumento. Come per l’indagine Mueller, come per gli attacchi a suoi familiari, come per le aggressioni sui social media ed altro, un obiettivo è quello di mettere pressione su Trump per arrivare a un suo crollo emotivo. Per oltre tre anni non vi è un solo giorno in cui dai media non arrivi un’accusa verso Trump. Niente di simile è mai accaduto a un presidente; ci si andò vicino, ma con strumenti più ridotti, con Lincoln negli ultimi mesi prima dell’attentato mortale. La storia, in America come in Europa, può divenire uno scherzo lugubre. Le direzioni dei media fingono di ignorare che le provocazioni e le menzogne condizionano il pubblico. Le notizie false e gli attacchi per abbattere la resistenza nervosa di un presidente sono una vergogna che macchierà a lungo l’America e l’Occidente. Come afferma il pastore evangelico Franklin Graham nel giorno in cui i Democratici formalizzano – farsa o incubo che esso sia – l’impeachment di Trump, “questo è un giorno di vergogna per l’America”.

I media americani sono causa di gravi danni al paese. Essi agiscono, dice Devin Nunes, come “sicari della sinistra”. Una nazione di sfrenate libertà e caotica comunicazione come l’America non può essere governata se la disonestà dei media è così diffusa. L’obiettivo dei Democratici e dei loro media nell’insinuare accuse verso quello che è il più investigato ed esaminato presidente della storia, è dire agli elettori nel 2020: non potete votare per un presidente impeached. I Democratici hanno trasformato l’impeachment in un’azione politica. Il che è quanto i Fondatori della nazione volevano evitare. La sinistra americana è in guerra con l’America. Nei Dipartimenti di Stato e della Giustizia, come nell’affollato NSC (National Security Council) del presidente, molti cercano una restaurazione obamiana. In Congresso, figure di basso profilo ai vertici di Commissioni (Schiff, Nadler e altri) o senatori mediocri (Durbin, Kamala Harris e altri), e i loro portavoce nei media, lanciano richiami a un pubblico poco informato o di cattivi istinti. La truffa dell’impeachment ha anche lo scopo di tenere lontani temi come la folle immigrazione che sta cambiando il volto del paese; o le carenze in vari livelli dell’istruzione; o la relazione tra confini aperti e diffusione della droga. Ha lo scopo di ignorare che gli ingressi illegali nel paese, nonostante la riduzione dall’estate 2019 in poi, proseguono con numeri di circa 50 mila arrivi al mese, mentre avvocati vicini al partito Democratico vanno in Messico a istruire i migranti su come aggirare le leggi una volta giunti sul confine, e mentre il compito di giudicare casi relativi ad una immigrazione illegale viene affidato a giudici asserviti all’ideologia immigrazionista. Nel 2019 la Camera a maggioranza Democratica non approva nemmeno le leggi più urgenti. Nemmeno il positivo trattato commerciale concluso da Trump con Canada e Messico, che ha una sicura maggioranza bipartisan, viene messo al voto alla Camera dall’impresentabile Pelosi.

Il sistema giudiziario uscito dagli anni di Obama, a cominciare da decine di tribunali distrettuali fino alla burocrazia del Dipartimento Giustizia e ai vertici dell’FBI, aveva distorto la giustizia americana. Le prove di ciò durante l’indagine Mueller furono molte: ricordiamo, come esempio, il caso Mike Flynn e la sua scandalosa persecuzione giudiziaria. La procedura di impeachment è la prova più recente, con l’incapacità della Giustizia di intervenire per imporre, nei confronti del presidente accusato, le garanzie che vengono concesse a qualsiasi criminale di strada. Tra i danni alla nazione vi è il fatto che i Democratici sequestrano per mesi l’attività della Commissione Intelligence, che dovrebbe occuparsi dei pericoli a cui è soggetta la nazione. Inoltre, cosa mai avvenuta in passato, il falso impeachment avviene quando le elezioni sono in vista: si vuole mettere sulla bocca del pubblico la parola impeachment e farla ripetere dai media. A quel punto lo scopo è raggiunto, anche se la turpe impresa di impeach fallisce. Siamo di fronte a una tirannia, in versione americana. Presidente e partito Repubblicano non hanno quasi sostegno nei media più diffusi (con l’eccezione, solo parziale, di Fox News). Il processo di accusa al presidente è condotto dalla dirigenza Democratica con l’occultamento di testimoni decisivi. Come per l’indagine Mueller, implosa dopo due anni, con il falso impeachment, un colpo di stato, silenzioso nel senso di non violento, ma fragoroso per la sua presenza nei media, viene condotto nei corridoi della burocrazia di stato.

A fine ottobre 2019 il sito Real Clear Investigations scrive di aver scoperto l’identità del whistleblower e ne fa il nome (Eric Ciaramella). Qualche podcast o programma radio ne ripete il nome. Ma tutti i maggiori media ignorano, su istruzioni delle direzioni, l’asserita rivelazione e coprono l’identità del whistleblower. Un insolito silenzio scende su una capitale, Washington, che ha la febbre delle indiscrezioni. I Democratici non vogliono che il soggetto sia identificato, perché non vogliono che egli testimoni. Non vogliono che sia visto, interrogato. Vogliono che il whistleblower (che in realtà non è tale e non ha diritto alle relative protezioni, secondo i criteri da sempre seguiti e secondo la legge che regola la materia), poche settimane prima accarezzato da lodi enfatiche, sprofondi nella palude di Washington. I media non sono interessati all’identità del whistleblower, non ne parlano, perché devono proteggere l’impostura dell’impeachment. Quando una vicenda e l’informazione che la riguarda sono così falsificate, si parla di corruzione.

 

Il whistleblower è uno dei molti, troppi residuati del governo Obama nel NSC del presidente. Ha lavorato con Brennan. Ha lavorato nello staff di Biden e di Susan Rice (la portaborse di Obama). Ha ottenuto istruzioni e avvocati da Schiff e dal suo staff. Era noto per posizioni anti-Trump. Ha portato la sua denuncia non all’Ispettore per l’Intelligence, come chiedono le regole, ma a Schiff. Anche senza invocare l’autonomia esecutiva di un presidente, non vi è nulla nel testo della telefonata di Trump a Zelensky che richieda l’attività di un whistleblower. Suggerire a un leader straniero un’indagine su fatti di corruzione è più che legittimo. Non c’è nessuna legge, o regola, o tradizione, che protegga un candidato alla presidenza (Biden) o suo figlio da quell’indagine, peraltro mai avviata. Non c’è nulla di illegittimo, né di insolito, se un presidente, come ha fatto Trump, ferma per due mesi gli aiuti a un paese estero (l’Ucraina); e nella telefonata del 25 luglio non vi è il minimo accenno a quel blocco, di cui Zelensky e il governo ucraino non erano informati e di cui vennero a conoscenza oltre un mese dopo.

Invece c’è molto da chiarire sulle motivazioni del whistleblower. Mark Levin ha correttamente indicato che, poiché il soggetto era al NSC nel 2016, cioè il periodo di cui si occupa la lenta indagine criminale del procuratore Durham, egli dovrebbe essere chiamato da Durham a testimoniare. I Repubblicani alla Camera non possono farlo, a causa delle vergognose regole imposte da Schiff all’indagine. Ma Durham non è soggetto ai veti di una parte congressuale. Del più grande scandalo politico, almeno dal 1945 in poi, cioè l’intervento del governo Obama per sovvertire la presidenza Trump, fa parte l’attivismo del whistleblower e del suo mentore, Adam Schiff. Il soggetto è un attivista Democratico, come lo è il suo avvocato, Mark Zaid, la cui partecipazione al progetto di impeach Trump ha inizio pochi giorni dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca (in un tweet di fine gennaio 2017, egli scrive: “Un colpo di stato è iniziato. L’impeachment seguirà”). Entrambi devono essere chiamati a testimoniare in pubblico. La convocazione di legge (subpoena) può venire dai Repubblicani in Senato: non dall'anti-Trump Burr, che è a capo della Commissione Intelligence, ma almeno da Lindsey Graham, che è a capo della Commissione Giustizia.

Nell’ottobre-novembre 2019 i Democratici portano avanti un impeachment senza giustificazioni e lo fanno con procedura arbitraria e priva di ancoraggi nei precedenti storici. Della procedura inquinata fanno parte i testimoni prevenuti e le loro deposizioni segrete, per decidere poi chi portare in pubblico; ne fanno parte le notizie tendenziose fatte pervenire ai media; ne fa parte il non consentire alla difesa di confrontare l’accusatore, cioè il presunto whistleblower; e ne fa parte il cambiare accusa nel corso delle settimane: dapprima “scambio di favori” con Zelensky, poi ostruzione del Congresso, poi abuso di potere, poi corruzione. Lo scopo è sempre il messaggio da far giungere al pubblico. I media trattano quanto accade come si trattasse di un’indagine legittima e in questo modo condizionano il pubblico. Gli annunci della CNN o la prima pagina del New York Times o del Washington Post diventano le notizie riferite dai media in Italia e in Europa. Da qui la spaventosa disinformazione che circonda la vicenda, per esempio in Italia. Il messaggio disonesto è lo strumento. La confusione e l’ignoranza dei fatti sono l’obiettivo.

I Democratici chiamano a testimoniare ex ambasciatori o funzionari del Dipartimento di Stato o del NSC, selezionati tra quanti hanno motivi di ostilità verso Trump. Non si tratta di reali testimoni, perché essi non hanno informazioni di prima mano e offrono solo le loro opinioni, che non hanno alcuna importanza e non ci interessano. Per di più Schiff dà istruzioni ai testimoni, tronca le loro risposte, mette veti alle domande dei Repubblicani. Per alcune settimane, in una versione americana e farsesca degli interrogatori condotti nelle cantine della Lubjanka da Beria (il ministro della polizia di Stalin), la procedura di impeachment viene condotta dai Democratici nello scantinato della Camera, in locali dove l’accesso è ristretto. Fino a quando le deposizioni rimangono segrete, di esse Schiff fa pervenire al New York Times stralci finalizzati agli scopi dell'accusa; altri media americani raccolgono lo stralcio e lo commentano; in Italia arriva solo lo stralcio. Non ci si può fidare di una sola parola. La telefonata di Trump con Zelensky è una falsa questione. Tutti possono leggerne il testo e capire che non vi è nulla di scorretto. Trump non ha ostruito il Congresso, anzi è rimasto spettatore dei suoi eccessi, benché il Congresso non sia al di sopra della legge. Trump non ha abusato di potere, anzi ha frenato i poteri dell’esecutivo. Trump non ha corrotto né è stato corrotto da entità ucraine, a differenza di quanto hanno fatto politici Democratici coinvolti nella vicenda. E non un singolo testimone, benché portato dai Democratici, ha accusato il presidente di aver commesso un reato. Gli hanno rimproverato di non ascoltare le loro opinioni, cioè di non ascoltare la burocrazia: il che è tutt’altro che un reato.

Anche quando (novembre 2019) le deposizioni divengono pubbliche, permane il doloso impedimento di parteciparvi per un avvocato del presidente. Ciò non è mai accaduto in passato, come non è mai accaduto che un impeachment sia portato avanti dai politici di un solo partito. Per esempio nel 1998, per l’impeachment di Clinton, Repubblicani e Democratici avevano pari facoltà di convocare testimoni e l’avvocato di Clinton interveniva. Nel corso della vicenda il privilegio esecutivo del presidente non viene applicato. Perché? Direi per lo stesso motivo per cui Trump non ha licenziato Mueller e ha lasciato che l’indagine sulla “collusione” andasse avanti per due anni: cioè per non esporsi all’accusa di ostruzione, a cui i Democratici e i loro media sono pronti. Era possibile non consentire di testimoniare a funzionari di stato o del NSC? Sì, lo era, ma ciò avrebbe aperto contenziosi legali presso il District Court di Washington, che è un tribunale gestito da giudici di sinistra. In ogni caso se, come avviene fino a dicembre 2019, alcuni di quei funzionari – per esempio Vindman, che con goffa boria ha accusato Trump di non seguire le politiche verso l’Ucraina elaborate da lui e dai suoi colleghi del Deep State – rimangono in servizio presso l’NSC, che è un comitato consultivo del presidente (gonfiatosi negli anni di Obama fino a includere più di 400 persone!), ciò non sarebbe più definibile come cautela o moderazione, bensì come confusione e cedimento.

Alla Camera i Repubblicani hanno dato una buona prova di unità. Ma è il GOP in Senato ad avere la facoltà costituzionale di respingere il procedimento-farsa condotto dai Democratici. Un impeachment dev’essere approvato in Senato da due terzi dei senatori, e non vi sono 20 senatori del GOP da approvarlo. Per respingere la richiesta di impeachment, in Senato è sufficiente la maggioranza semplice. Purtroppo tale maggioranza non c’è, perché tra i senatori del GOP vi sono almeno 3 voti non sicuri (Romney, Collins, Murkowski, forse Sasse). Dunque vi sarà il “processo” in Senato, che si concluderà con l’annullamento della procedura di impeachment. Il lato negativo di tale sviluppo è che per altre settimane Trump sarà l’imputato di un processo senza motivazione, e la parola impeachment resterà nei titoli dei giornali e sulla bocca del pubblico. Il lato positivo, invece, è che i primi testimoni convocati dal GOP devono essere Adam Schiff e il delatore, i quali – sotto giuramento – dovranno dire la verità.

La richiesta di impeachment che i Democratici – dunque, per la prima volta nella storia, non la Camera con maggioranza bipartisan – inviano al Senato nel dicembre 2019 è una spudorata messa in scena. L’obiettivo è di indebolire il presidente in vista delle elezioni. Non vi è alcun fondamento nelle accuse a Trump di uno “scambio” di favori con il presidente ucraino. Benché la politica estera sia fatta di “scambi”, in questo caso scambio non vi è stato (l’indagine sulle ingerenze di Biden in Ucraina non è mai iniziata, gli aiuti USA all’Ucraina sono pervenuti nel settembre 2019, senza che il governo di Kiev fosse al corrente di un temporaneo blocco). E non vi è alcun fondamento nelle accuse a Trump di “ostruzione” del Congresso. Al contrario, Trump ha lasciato che comparissero come testimoni alcuni funzionari che gli erano ostili, benché avesse il potere di evitarlo. Sono le Commissioni dirette dai Democratici a “ostruire” il potere esecutivo del presidente, rendendo oggetto di indagini le sue relazioni con leader esteri – come sono i giudici, spesso nominati da Obama, a “ostruire“ il potere esecutivo in materia di immigrazione. Di azioni illecite sono responsabili coloro che accusano Trump: spiare un presidente, diffondere notizie riservate, montare una denuncia su basi false, riferire in modo alterato il testo della telefonata a Zelensky, escludere gli avvocati di Trump dai procedimenti di accusa, non concedere al partito di minoranza di convocare testimoni, impedire al delatore di testimoniare, fare di Schiff il giudice della vicenda, benché egli ne sia attore e testimone-chiave; e infrangere il dettato della Costituzione.

Il falso impeachment è anche un’usurpazione di potere nell’utilizzo della maggioranza alla Camera. È una violazione dei diritti del potere esecutivo. È una truffa mediatica. È un turpe rituale condotto da una setta di politici che odiano la nazione, come dimostrano le condizioni di degrado dei distretti e delle città in cui essi – Pelosi, Schiff, Nadler e altri – vengono eletti. Il significato della vicenda è riassunto dal titolo di un libro di David Limbaugh: “I Democratici non devono vincere”. Questa è la rinnovata lezione del falso impeachment. I Democratici sono divenuti un partito estremista di sinistra, però legato al potere finanziario del globalismo. I loro programmi mettono paura: confini aperti, cambio di popolazione, eliminazione dell’agenzia ICE, tagli alla polizia; attivismo politico dei giudici; sanità gratis per tutti, dal costo di 52 trilioni di dollari in 10 anni, così da distruggere la sanità e rendere certa la bancarotta; college gratis per tutti, così da trasformare i college in seminari politici; aborto libero fino all’infanticidio; indulgenza verso la droga e gli spacciatori; libertà di espressione limitata da censure e boicottaggi; invio all’estero di qualche migliaio di truppe professioniste per combattere le guerre civili altrui. Trump è un ostacolo per i poteri che promuovono tali programmi, che sono distruttivi per la parte migliore della nazione americana. Questo è il motivo dell’impeachment.

Nel 2016 l’elezione di Trump fu per l’America una scelta attraente perché su temi cruciali prometteva di cambiare una rotta disastrosa, e di ridurre il potere della burocrazia e di molte lobby. Tuttavia, nel 2016, a molti quella scelta poté apparire eccentrica. Nel 2020 non è più così. Dopo la cospirazione che per quattro anni ha cercato di rovesciare il presidente e dopo il sostegno che la sovversione ha ricevuto da media disonesti e dal potere occulto radicato nella burocrazia, nel 2020 la conferma di Trump appare per l’America una necessità.

 

taddeiClaudio Taddei

scrittore