Sanità ed illegalità - M.R. Gismondo

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Nell’ ultimo secolo si è assistito ad un cambiamento radicale del concetto di salute pubblica che è diventato diritto alla salute, auspicabile e generoso ma che, di fatto, oggi sta determinando un grave problema di sostenibilità.

 

Fino al 1948 il concetto di salute era semplice, facilmente comprensibile, basato su un’affermazione negativa: l’assenza di malattie. E’ sano chi non è ammalato, chi ha malattie non è sano. Dopo la seconda guerra mondiale si diffuse un desiderio di pace, di equità e di giustizia sociale che si concretizzò anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (New York, 1948). Da quel complesso di idee e di fermenti scaturì anche un nuovo concetto di salute: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto una mera assenza di malattia o di infermità.

 

L’impatto della nuova concezione è stato enorme nel campo della cultura, delle scienze e delle politiche sanitarie. E’ facile comprendere che, se questo concetto si configura in un diritto acquisito, il peso economico necessario ad assicurarlo diventa molto impegnativo. Via via la popolazione è invecchiata e si è allungata l’attesa di vita. Assicurare a tutti ogni mezzo di salute e benessere gratuitamente è, di fatto, insostenibile. Ad aggravare tale situazione economica, l’attuale crisi e la necessità quindi di fare delle scelte sull’impiego delle poche risorse pubbliche disponibili. E’ proprio in questo contesto di pesanti tagli della spesa che ancor più diventano sprechi insopportabili alcuni provvedimenti e leggi che addirittura pongono lo straniero irregolare in una condizione privilegiata rispetto al cittadino italiano.

 

In tutti gli Stati membri dell’Unione Europea (UE) l’intervento per le condizioni di salute d’emergenza sono garantite anche agli stranieri irregolarmente presenti mentre non esiste una garanzia stabilita a livello della UE per la loro assistenza sociale e medica. La Carta Sociale Europea, che tutela i diritti sociali nei paesi membri del consiglio d’Europa, prevede che i diritti ivi enunciati si estendano agli stranieri «solo nella misura in cui si tratta di cittadini di altre Parti che risiedono legalmente o lavorano regolarmente sul territorio della Parte interessata». La tutela della salute degli stranieri irregolarmente presenti è disciplinata essenzialmente a livello nazionale, con un’ampia variabilità tra i  Paesi.

 

Ungheria ed Austria hanno il livello più basso di accesso alle cure, con limitazioni presenti in tutti gli ambiti di cura considerati. La situazione è simile in Svezia, dove è consentita solamente l’assistenza sanitaria gratuita per i bambini stranieri richiedenti asilo nel caso la domanda sia respinta. In Svezia ed in Austria gli stranieri irregolari devono sostenere interamente anche i costi per le cure di emergenza.

 

In Italia la disciplina è regolata dal Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, detta legge Turco-Napolitano, che teoricamente fa una differenziazione tra straniero con legale dimora e straniero irregolare.

 

In particolare:

 

L’art. 34 (“Assistenza per gli stranieri iscritti al Servizio sanitario nazionale”) assicura agli stranieri in tema di assistenza sanitaria,  stessi diritti e doveri dei cittadini italiani.

 

L’art. 35 (“Assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale”) descrive i servizi erogabili, a pagamento, secondo le tariffe regionali e poi si esprime sugli interventi sanitari in emergenza.

 

Di fatto, ci si trova a riconoscere lo stato di illegalità del paziente per poi ad esso applicare una legge tutelativa. Infatti viene fatto divieto di denuncia da parte del medico.

 

Come se la situazione non fosse già sufficientemente ingarbugliata, sono stati aggiunti alcuni commi a tutela degli stati di emergenza, stravolgendo lo stesso concetto di tale termine.

 

 

In pratica ai sensi dell’art. 35, terzo comma, “ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presìdi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono in particolare garantiti: a) la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi della L. 29 luglio 1975, n. 405 (27), e della L. 22 maggio 1978, n. 194 (28), e del decreto 6 marzo 1995 (27) del Ministro della sanità, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini italiani; b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176 (28); c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni; d) gli interventi di profilassi internazionale; e) la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventualmente bonifica dei relativi focolai”.

 

Il successivo quarto comma prevede poi che “Le prestazioni di cui al comma 3 sono erogate senza oneri a carico dei richiedenti qualora privi di risorse economiche sufficienti, fatte salve le quote di partecipazione alla spesa a parità con i cittadini italiani”.

 

Il legislatore, che si è anche preoccupato di prevedere (al quinto comma dello stesso articolo) che “L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”, ha altresì previsto (al sesto comma) la copertura finanziaria degli oneri relativi alle prestazioni rese “nei confronti degli stranieri privi di risorse economiche sufficienti”, statuendo che “si provvede nell'ambito delle disponibilità del Fondo sanitario nazionale, con corrispondente riduzione dei programmi riferiti agli interventi di emergenza”.

 

Non vi è chi non veda come la categoria individuata dal legislatore (“stranieri privi di risorse economiche sufficienti”) sia, quantomeno, del tutto generica, oltreché - e questo appare palese - di difficilissima applicazione, essendo praticamente impossibile svolgere indagini efficaci in tal senso e non potendo certo bastare la mera dichiarazione dell’interessato. E ciò a prescindere da evidenti disparità di trattamento rispetto ai cittadini, nei confronti dei quali la disciplina in materia opera sulla base di dati oggettivamente risultanti dalla documentazione reddituale.

 

Non basta.

 

Pare anche evidente che con l’articolato in questione si autorizza, in pratica, la cura indiscriminata di ogni patologia. Non esiste, infatti, in patologia umana, l’assoluta esclusione che l’affezione in atto non possa complicarsi (banale influenza)  o cronicizzarsi (otite) o dare nel futuro danni (colesterolo). Con il “principio della continuità delle cure”, nel senso di “assicurare all’infermo il ciclo terapeutico e riabilitativo completo riguardo alla possibile risoluzione dell’evento morboso”, l’accezione diventa ancora più pesante.

 

Tradotto nella pratica quotidiana, secondo tali disposizioni, lo straniero irregolare può agevolarsi di qualsiasi cura gratuita. Non esiste infatti in medicina alcuna malattia che non possa essere ritenuta invalidante nel futuro o che non possa peggiorare nel tempo. Per tali cure il cittadino italiano, fatte salve alcune esenzioni, è tenuto a pagare il ticket , lo straniero irregolare no.

 

Le note successivamente aggiunte, in tema di tossicodipendenza e di protesica, peggiorano il quadro. Esse assicurano l’assistenza in caso di tossicodipendenza al di là del soccorso urgente. Assicurano la protesica secondo i LEA (Livelli Minimi di Assistenza) i ricoveri programmati (perciò non d’emergenza!), trattando di fatto l’irregolare, che non paga neanche l’iscrizione al SSN, come un normale cittadino.

 

Incredibile ma vero, è assicurato l’accesso diretto alle prestazioni senza impegnativa né prenotazione. Per chi ha esperienza di attività sanitaria in Pronto Soccorso è chiaro il quadro quotidiano. Anziani che aspettano mesi per una radiografia, sorpassati da un clandestino con accesso diretto. Come in tanti principi di encomiabile solidarietà, in Italia troppo spesso si eccede fino a premiare e favorire illegalità rispetto a legalità, cittadino straniero clandestino, rispetto a cittadino italiano. Tutto questo è traducibile anche in termini economici e, come ormai si fanno delle scelte sui servizi da assicurare ai cittadini, crediamo sia il tempo di interrogarsi su quello che, al di là dell’intervento in pericolo di vita, siamo in grado di offrire agli extracomunitari non regolari, ammesso che sia giusto comunque premiare l’illegalità. Urge una nuova legge in materia.

 

gismondo 3Maria Rita Gismondo

Direttore Microbiologia Clinica, Virologia e Bioemergenze

Polo Universitario Az. Ospedaliera L. Sacco - Milano