Internet e libertà - G. Martella

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“Chiunque si senta un uomo libero non può starsene a dormire.”  (Aristofane)


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A livello Europeo il rapporto DESI (Digital Economy and Society Index) ha recentemente fornito un’istantanea, per ogni paese, della connettività (quanto è diffusa, rapida e accessibile la banda larga), delle competenze Internet, dell’utilizzo delle attività online, dello sviluppo delle principali tecnologie digitali (fatture elettroniche, servizi di cloud, commercio elettronico, ecc.) e dei servizi pubblici digitali, quali i servizi di amministrazione e sanità elettroniche. Una classifica che vede purtroppo l’Italia al venticinquesimo posto su 28. Eppure in Italia l'ultimo rapporto Istat relativo al 2014 su "Cittadini e nuove tecnologie" ha messo in evidenza come, benché con ritmi inferiori a molto altri paesi, la penetrazione di Internet nelle famiglie italiane continua a crescere. Nel 2014, è aumentata, rispetto all'anno precedente, la quota di famiglie che dispongono di un accesso ad Internet da casa e di una connessione a banda larga (rispettivamente dal 60,7% al 64% e dal 59,7% al 62,7%).

 

La tecnologia è ormai parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica. Sono innumerevoli le opportunità digitali in attesa di essere sbloccate a vantaggio dei cittadini e delle imprese europei. Dagli acquisti, allo studio online, dal pagamento delle bollette  all’utilizzo di servizi pubblici: Internet è la risposta, ma alle giuste condizioni.

 

Condizioni che in tutti i Paesi e in tutte le principali economie la politica ha posto al centro del dibattito.

 

 

L’ Italia in questo dibattito ha da sempre registrato un forte ritardo. E’ opinione largamente condivisa che affrontare con incisività questo ritardo, eliminare i digital divide, sviluppare la cultura digitale, con l’obiettivo di conquistare la leadership nello sviluppo ed applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, costituiscano le principali opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali per l’intero Paese.

 

Un movimento politico che voglia cambiare la visione del mondo prevalente, che voglia influire sull'agenda e sul progetto di società da costruire, non può non tener conto delle opportunità offerte dai media sociali e da Internet.

 

E’ ormai evidente come la piazza di internet abbia sostituito quelle cittadine nell’informare ed organizzare la società civile, e questo inevitabilmente dovrà portare la politica e i governi  a fare delle scelte; fra queste assume particolare importanza il lasciare o meno la libertà ai propri cittadini di muoversi nella pubblica piazza telematica.

 

L’obiettivo della azione politica dovrà essere quello di liberalizzare Internet,  intesa come una rete globale “su cui i diritti della gente siano protetti, accessibile da qualunque parte del mondo, così sicura da poter rispondere alla fiducia della gente e poterne in parte sostenere il lavoro”. Insomma, Internet come l’estensione telematica dei diritti di cittadini liberi in uno Stato democratico.

 

Ma oggi Internet ci rende effettivamente liberi?

 

Si è veramente liberi se è garantito  un Internet unico, in cui tutti hanno parità di accesso alle conoscenze e idee. Massima libertà quindi di connessione, di espressione e di informazione. Ma  occorre garantire anche altre libertà, come la libertà dal bisogno e libertà dalla paura. E allora cosa fare?

 

Parità di accesso

 

Occorre  eliminare le cosiddette “zone bianche”, aree non coperte da alcun servizio Internet o con velocità di navigazione insufficienti, e le cosiddette “zone grigie” dove l’accesso viene negato ogni volta che la rete è congestionata per eccesso di traffico. Urge in Italia un piano per rispondere agli obiettivi imposti dalla strategia europea per le reti di connessione, ovvero estendere la banda ultralarga, attraverso le reti in fibra ottica, a tutto il territorio nazionale. Molte le iniziative in corso, a livello locale in molte grandi città e a livello nazionale, come il recente piano Ring ( Rete Italiana di Nuova Generazione) varato dal Governo,  pochi finora i risultati tangibili.

 

Massima libertà di informazione

 

Siamo abituati ad un messaggio televisivo, dove vince la strategia della disattenzione e dove l’informazione ripetitiva è subita passivamente. In rete invece può prevalere la strategia dell'attenzione, la cura per le istanze di molti, il messaggio formato dall'insieme paritario di chi offre quello che dice e di quello che si dispone attivamente ad ascoltare. Anche se spesso si ha l’impressione che sui social network prevalga la protesta, il pessimismo, la critica ad ogni costo, chi naviga  sa benissimo che Internet non va confuso con i social network.

 

Libertà dai bisogni

 

Internet può sembrare una realtà consolidata, specialmente ai più giovani (i cosiddetti "nativi digitali"). Ma molte potenzialità sono ancora da esplorare, e una quantità ancora maggiore di innovazioni deve ancora essere messa in pratica. Si pensi alla pubblica amministrazione, ancora oggi sostanzialmente fondata sullo scambio di documenti cartacei (oppure su procedure informatiche che non sfruttano la rete).

 

Da tempo si parla di  piani e progetti per la semplificazione e la sburocratizzazione, con il cittadino al centro dell’attenzione. Molti sono i progetti in corso o già realizzati , tuttavia i relativi risultati, salvo casi sporadici,  e la effettiva incidenza sul rapporto  cittadini/pubblica amministrazione si deve ancora apprezzare.

 

Mettere il cittadino al centro del proprio operato deve significare, per una pubblica amministrazione, far viaggiare le informazioni e non le persone,  e adottare un nuovo approccio articolato per la realizzazione delle varie applicazioni, che si avvalga delle potenzialità dei social network per raggiungere pubblici più giovani e contribuire a creare una cultura della partecipazione tra i cittadini. Fondamentale è poi il ricorso a strumenti strutturati di customer satisfaction, che permettano il ricorso a metodologie collaudate, rigorose ma flessibili, in grado di adattare gli obiettivi alle necessità delle diverse pubbliche amministrazioni, e di testarne nel tempo i risultati.

 

Libertà dalla paura del futuro

 

L' uso di internet non è esauribile o competitivo. Il mio uso di Internet non è il vostro diminuire. Al contrario, più sono le idee on-line,  più preziosa l'intera rete diventa per tutti gli altri utenti. In questo modo tutti gli utenti  acquisiscono una informazione, che è poi il vero e proprio carburante di innovazione, in grado di animare dibattiti pubblici, placare la sete di conoscenza, e connettere le persone in modi che solo una generazione fa  la  distanza e il costo rendevano impossibili.

 

Non c’è alcun dubbio che quello che la politica farà oggi per preservare le libertà fondamentali online, avrà un profondo effetto sulla prossima generazione di utenti. Più di due miliardi di persone sono ora collegati a Internet, ma nei prossimi 20 anni quel numero sarà più che doppio. E ci stiamo rapidamente avvicinando al giorno in cui più di un miliardo di persone useranno Internet nei paesi soggetti a regimi repressivi. Le promesse che facciamo e le azioni che prendiamo oggi ci possono aiutare a determinare se tale numero crescerà o diminuirà, o se il significato di essere su Internet sarà totalmente distorto.

 

Poiché l'avvento del cyberspazio crea nuove sfide e opportunità in termini di sicurezza, sviluppo dell'economia digitale, e dei diritti umani, dobbiamo preparare risposte in continua evoluzione. E anche se sono termini distinti, sono praticamente inseparabili, perché non c'è una Internet economica, una Internet sociale, e una Internet politica. C'è solo Internet, e siamo qui per affermare ciò che la rende grande.


martellaGiancarlo Martella

Professore ordinario di Informatica

Università degli Studi di Milano