L'immigrazione nell'antica Roma: una questione attuale - G. Valditara

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librobeppeRoma ha caratterizzato la civiltà occidentale e non solo, ha dato vita al più grande impero di tutti i tempi. Quale fu il suo segreto? Roma nasce unendo popoli diversi, facendo sentire partecipi di un comune destino i nemici sconfitti, accogliendo il meglio di ogni altra civiltà, rifiutando sempre l'idea della discriminazione razziale, e fino all'impero anche quella religiosa; chiunque poteva diventare cittadino e i nuovi cittadini finivano con il rivendicare con orgoglio la propria, nuova identità romana.

A Roma, tuttavia, nelle politiche dell'immigrazione e della cittadinanza fu sempre priotario il principio dell'interesse della repubblica: l'accoglienza e l'integrazione erano subordinate all'utilità dei nuovi venuti. Il merito era il principio discriminante: chi non era degno di essere integrato non veniva accolto o veniva espulso. Le orde di migranti che rischiavano di sconvolgere gli equilibri della società romana e di comprometterne lo sviluppo erano respinte senza esitazione.

A chi non era degno di essere cittadino si revocava la cittadinanza. I provvedimenti di espulsione degli stranieri erano anzi frequenti, e anche nell'impero non si potevano varcare liberamente i confini senza che i nuovi ingressi non fossero di qualche utilità alla comunità romana. La capacità di accogliere e di integrare a certe condizioni, quelle dell'interesse di Roma, fu una delle chiavi di volta del successo di una civiltà che si estese dalla Gran Bretagna all'Iraq, dal Reno al Nilo.


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