La Russia di Putin, logica alleata dell'Europa - G. Savoini

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russiaIl 10 giugno scorso Vladimir Putin è tornato in Italia, passando per Milano (Expo) e Roma (Vaticano e Quirinale). Il presidente russo è stato accolto con tutti gli onori dalle autorità italiane, nonostante mesi di disinformazione e propaganda antirussa, strombazzata dai media italiani (in linea con i dettami dell’Ue). Nemmeno il governo italiano può infatti far finta di non vedere il danno che le sanzioni stanno causando alla nostra economia, già duramente piegata dalla crisi internazionale. Secondo un recente studio dell'Istituto austriaco per la ricerca economica le sanzioni alla Russia mettono a rischio soltanto in Italia, nel breve periodo, ben 80.000 posti di lavoro con una perdita pari a circa 4 miliardi e 140 milioni di euro, mentre sul lungo periodo il calo di occupazione sarebbe di circa 215.000 posti di lavoro con una perdita economica di quasi 12 miliardi di euro. Si tratta dunque di sanzioni assurde anche perché non si può colpire un Paese tradizionalmente amico quando questi non fa altro che difendere i propri interessi strategici, come fanno tutti gli altri Paesi nel mondo, dagli Stati Uniti alla Cina. Quando i giornalisti parlano in modo improprio di “invasione” russa della Crimea lo fanno a volte per ignoranza ovvero per ragioni di propaganda. Mi sono recato in Crimea in occasione del referendum di autodeterminazione nel marzo 2014 e anche qualche mese dopo: posso testimoniare che non è stato sparato un solo colpo nemmeno a salve, non si è mai vista la popolazione in strada in rivolta e i marinai russi se ne sono stati tranquilli nella base navale di Sebastopoli. Proprio il governo della Crimea ha invece aperto le porte agli investitori stranieri, italiani compresi, prevedendo un regime di tassazione zero per i nostri imprenditori.

Che legittimità hanno quindi le sanzioni contro la Russia? La questione ucraina è talmente complicata che la ragione non sta soltanto da una parte, così come il torto. Una fragile tregua pare ancora tenere mentre scriviamo, ma è impiantata su fondamenta di pastafrolla e basta poco per distruggerla. Chi ha interesse a rompere la tregua? Non la Russia, semmai chi vuole allontanarla definitivamente dall’Europa, con il rischio di spingerla verso la Cina. Mentre abbiamo un Mediterraneo ormai solcato da migliaia di clandestini che ogni giorno sbarcano in Italia; mentre l’Ue si dimostra assolutamente priva di una linea comune sull’immigrazione; mentre emergono gli egoismi nazionali ma anche la difesa dei propri interessi e Francia e Austria sbarrano le loro frontiere; mentre il famoso Ttip (Trattato di libero scambio transatlantico) è stato congelato dal Congresso americano; mentre l’Isis ha scatenato la sua Guerra Santa contro l’Europa e i suoi alleati; in mezzo a tutto questo caos, noi che facciamo? Prendiamo ufficialmente posizione contro la Russia, come ha fatto l’Europarlamento pochi giorni fa.

Putin invece continua a tendere la mano all’Italia e a tutto il Vecchio Continente, anche perché è evidente che se l’Europa collassa, gli effetti negativi si riverbererebbero anche nella confinante Russia. Perché tra noi e loro non c’è un oceano di mezzo. Ma forse, dietro la giornata italiana di Putin del 10 giugno, si intravede finalmente il desiderio italiano di non esasperare il confronto. Come hanno fatto e fanno gli imprenditori e gli industriali tedeschi, fortemente critici con le direttive anti-russe della cancelliera Merkel. Come sta timidamente facendo anche il presidente francese Hollande, fortemente criticato da Marine Le Pen, da anni fiera amica del presidente russo.  Da noi il ministro degli Esteri Gentiloni e persino l’ex presidente Napolitano hanno dichiarato che la Russia non può essere isolata dall’Europa. Forse per non lasciare campo aperto su questo versante solo a Matteo Salvini, fin da subito contrario alle sanzioni, appoggiato da moltissimi imprenditori che le giudicano una follia autolesionista.

Speriamo che prevalga il buon senso e la Russia possa tornare ad essere una opportunità per tutti noi.

savoiniGianluca Savoini

Direttore Responsabile