Abilitazione scientifica nazionale e reclutamento universitario: pro e contro - G. Riccardi

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professoriLa legge 240/2010 ha introdotto sostanziali cambiamenti nel sistema universitario nazionale, uno di questi riguarda il reclutamento dei professori universitari.
Nel 2012, sotto l’egida dell’ANVUR (Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca) è iniziato il percorso finalizzato ad abilitare alla docenza universitaria (http://abilitazione.miur.it/public/index.php) le due fasce di professori (ordinari e associati). L’abilitazione doveva basarsi su tre criteri (indicatori): il numero di pubblicazioni; il numero di citazioni normalizzate in base all’età; l’indice h, detto anche di Hirsch, riguardante il numero totale di citazioni normalizzato per l’età del ricercatore. Criteri condivisibili, almeno per quanto riguarda i settori dell’area scientifica. Il numero delle pubblicazioni indica quanto un candidato sia attivo nell’ambito della sua ricerca, gli altri due parametri ci informano sul posizionamento internazionale della ricerca, e sulla rilevanza stessa degli studi condotti. Tanto per essere chiari si certifica che il candidato stia lavorando su problemi di interesse della comunità e non sulla “pincopallinasi del pisello”.

In questa prima fase non è stato dato alcun valore alla didattica, che pure costituisce un aspetto altrettanto importante per la formazione degli studenti universitari.
All’interno di ogni settore concorsuale per ciascun criterio si è calcolato un valore medio (mediana).
Per ogni settore concorsuale sono state nominate le relative commissioni costituite da 5 professori esperti, di cui uno straniero. Per poter essere sorteggiati come commissari bisognava soddisfare quanto previsto dal Decreto Direttoriale avente come oggetto la procedura per la formazione delle Commissioni nazionali per il conferimento dell'Abilitazione alle funzioni di Professore Universitario di Prima e Seconda fascia che recita:
“Gli aspiranti commissari devono rispettare criteri e parametri di qualificazione scientifica, coerenti con quelli richiesti ai candidati all'abilitazione per la prima fascia nel settore concorsuale per il quale è stata presentata domanda”. 
Quindi l’obiettivo era: scegliamo i migliori commissari che selezioneranno i migliori candidati. Tutto perfetto, con la legge e con le mediane fermiamo una volta per tutte gli “inciuci” accademici.

In base ai vari settori sono stati nominati 920 commissari italiani e 184 stranieri. Val la pena sottolineare che questi ultimi hanno ricevuto un salario di 16.000 € per due anni, quindi in totale si è speso 2.944.000 €. 
All’inizio, per essere ammesso al concorso per l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) un candidato doveva aver superato la mediana di almeno due dei tre indicatori bibliometrici. Tale condizione doveva essere necessaria, ma non sufficiente per ottenere l’abilitazione. Questo ovviamente attribuiva ai commissari un ruolo decisamente attivo nel giudicare i candidati, valutando tutti i Curricula nel loro complesso e non ridotti al semplice ruolo di burocrati.
Successivamente, una circolare MIUR firmata dal Ministro Profumo ha ridimensionato gli automatismi bibliometrici e ribadito la possibilità di derogare a fronte di un “giudizio di merito estremamente positivo” .
Di conseguenza, alla tornata del 2012 hanno partecipato in migliaia sia ai concorsi di prima fascia (professore ordinario) sia a quelli di seconda fascia (professori associati). In totale ci sono state 59.149 domande. Inoltre, sebbene l’Abilitazione Scientifica Nazionale fosse legata ad uno specifico settore, era possibile fare domanda per diversi settori e ruoli.
Questo ha creato non pochi problemi ai commissari: obbiettivamente, non è facile valutare un numero così elevato di candidati.
Inoltre, si è evidenziato un primo grosso problema, perché anche i candidati le cui mediane non rientravano nei criteri stabiliti erano comunque sottoposti al vaglio delle varie commissioni, le quali hanno agito in modo decisamente arbitrario. Ci sono stati candidati che non avevano i requisiti, che hanno ottenuto l’abilitazione e candidati che avevano tutti i requisiti, che sono stati respinti. Certamente con tanto di verbale giustificativo, ma anche con tantissimi ricorsi.

A livello globale, il MIUR ha ricevuto 59.149 candidature, di queste il 42.8% ha ottenuto l’abilitazione. Tale percentuale appare modesta, specialmente se confrontata con quella di altri paesi. Per esempio in Francia la campagna di reclutamento ha portato alla promozione di 9183 candidati, su 13.430 concorrenti con una percentuale pari al 68.38%. Inoltre, confrontando i risultati all’interno delle singole discipline la percentuale di abilitati è drammaticamente diversa da settore a settore posizionandosi dal 15.4% all’81.1%. Vien da pensare che i settori che hanno una percentuale bassa di abilitati, è perché i loro ricercatori sono mediocri. In realtà andando a spulciare nelle varie discipline sembra di capire che le commissioni non abbiano preso molto sul serio il discorso degli indicatori ed hanno proceduto in modo arbitrario.
Il ministero doveva avere il coraggio di bloccare i candidati che non avevano i requisiti richiesti ed il numero da valutare si sarebbe ridotto notevolmente, favorendo una selezione molto più accurata e veramente selettiva. Al limite si potevano impiegare i fondi per il pagamento dei commissari stranieri per ridurre la percentuale di errore, che certamente c’è stata, del calcolo delle mediane. Per non parlare della fusione, per esempio, di gruppi scientifici disciplinari dove è stata calcolata una sola mediana, a discapito del gruppo che aveva le mediane inferiori.
A questo punto, gli abilitati potranno partecipare nei prossimi sei anni (tale è la durata dell’abilitazione) ai concorsi locali nel proprio settore disciplinare eventualmente banditi. Altri concorsi, altra spesa, altro tempo impiegato per, a mio avviso, un lavoro inutile. Esiste una lista nazionale di abilitati a prima e a seconda fascia: ebbene i Dipartimenti siano liberi di chiamare chi vogliono, senza un altro ennesimo concorso. Tutto questo porta a un ulteriore ritardo ed in ritardo sono pure i prossimi concorsi.

Su Scuola24 del 13 Febbraio 2015 si legge ”La nuova abilitazione scalda i motori. Dal 28 febbraio, a meno di proroghe in extremis, parte il meccanismo per la selezione dei futuri docenti universitari rivisto l’estate scorsa dalla riforma della Pa (il Dl 90/2014) e che di fatto ha cancellato il sistema del 'bando-domande' applicato nelle ultime due tornate - 2012 e 2013 (quest’ultima si sta concludendo solo ora) - tra mille polemiche. Il ministero sta infatti completando due decreti ad hoc: un Dpr per disciplinare le procedure della nuova abilitazione a sportello e un Dm - che in questi giorni sarà inviato a Cun e Anvur - per definire parametri e indicatori per valutare gli abilitandi”.

Per quel che se ne può capire il nuovo sistema di reclutamento dovrebbe avere queste novità: eliminazione della partecipazione dei commissari in servizio all’estero, modifica dei nuovi indicatori, criteri e parametri che saranno differenziati per settore concorsuale, e non più per area disciplinare.
Ci avevano promesso un bando all’anno per L’ASN ed invece al momento tutto è fermo con gravi conseguenze per tanti ricercatori precari in attesa di uno sbocco per il loro futuro.
Che conclusioni dobbiamo trarre da questi ritardi? Al solito, la ricerca non è una priorità nel nostro paese: noi prepariamo ricercatori che spenderanno la loro intelligenza all’estero in paesi come Gran Bretagna, Svizzera, Francia, Germania, Stati Uniti.


riccardiGiovanna Riccardi
professore ordinario di microbiologia generale
Dipartimento di Biologia e Biotecnologie
Università di Pavia