La carta di identità elettronica: una storia infinita tutta italiana - G. Martella

  • PDF

cardIl progetto della carta di Identità Elettronica (CIE) nasce nel 1997 dalle idee innovative del Comune di Milano e dei ministri Bassanini e Bianco, anticipando quella che poi diventerà una rivoluzione nel settore dei documenti di identità in Europa e nel mondo. Secondo le prime leggi firmate dall’allora ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini, doveva trattarsi di una tessera che conteneva dati anagrafici, fiscali e sanitari del cittadino. Nel 1998, un nuovo intervento normativo rivede il tiro e fa nascere la CIE per come è attualmente ancora oggetto di sperimentazione. Nel 2000 viene pubblicato il primo decreto contenente le regole tecniche per l’avvio della sperimentazione, che inizia effettivamente nel 2001 in circa 180 comuni, seguito da numerose leggi ed ulteriori decreti che ne stabiliscono le modalità ed il prezzo per il rilascio, più volte rivisto, ed affinano le tecnologie alle realtà nazionali e locali. Successivamente la L. 43/2005 ne sancisce l’obbligatorietà a decorrere dal 1° gennaio 2006 e le “regole tecniche” del DM 8.11.2007 completano il quadro normativo. Nel 2011  il Decreto legge 70/2011, ribadito dal D.L. 179 del 2012 stabilisce che la CIE sarà sostituita da un nuovo documento unico, che incorporerà anche la tessera sanitaria e il codice fiscale. Il D.L.69 del 2013 stabilisce che all’atto del rilascio della CIE integrata venga assegnata al cittadino una Posta Elettronica Certificata (PEC) che funga da domicilio fiscale. Seguono in parte i relativi decreti attuativi di questi ultimi D.L. e sono in corso proposte di attribuzione al cittadino di un unico codice identificativo universale.

Questa lunga storia non ci può esimere dal fare una serie di amare considerazioni.

In Europa, nel 2000 siamo stati i primi ad introdurre un documento sicuro e versatile, e oggi non sono più ammessi documenti con la fotografia “incollata” e non “integrata”. Oggi l’Italia è l’unico paese nel quale coesistono due tipologie di carta di identità, quella elettronica e quella cartacea. Sono noti i problemi causati dal DL 112/02 (poi L.133/08) per cui i viaggiatori con documenti la cui validità è rinnovata mediante timbro, postilla o certificato cartaceo allegato, sono tuttora respinti alle frontiere di Stati come Svizzera, Croazia, Egitto, Tunisia, Inghilterra, etc. La carta di identità in formato cartaceo è oggetto quotidiano di contraffazioni e furti di ingenti numeri di supporti in bianco, anche presso gli stessi uffici Comunali. Ladri di identità e truffatori, clandestini, mafiosi e ricercati dalle autorità di P.S. in generale, fanno un uso quotidiano delle Carte di Identità contraffatte. Questo ha un costo elevatissimo per il Governo e per il Cittadino.

D’altra parte oggi la CIE è lo strumento che garantisce la certezza dell’identificazione e della autenticazione necessaria alla lotta contro furti di identità e frodi informatiche, nonché un valido documento di viaggio in 42 paesi come alternativa economica al passaporto, suscettibile di valere anche come una Carta Servizi che offre innumerevoli vantaggi pratici ed economici al Cittadino ed alla Pubblica Amministrazione.

Purtroppo ad oggi la Carta di Identità Elettronica  non è riuscita a decollare, secondo molti analisti, per un insieme di fattori concomitanti seppure di diversa natura, quali :

- Sovrapposizione di ruoli e quindi di altri progetti (CNS, CRS, Tessera Sanitaria, Carta del Tifoso).

- Diatribe fra Ministeri (Min. Interno, MEF, MIT e società coinvolte, per lo più controllate dallo Stato (IPZS, Finmeccanica, Sogei, Poste).

- Problemi tecnici “fittizi”. Già affrontati e risolti in molti Comuni italiani, per la CIE, ma anche da modelli di progetti analoghi come il Passaporto Elettronico.

- Avvicendamento di attori di primo piano, quali Aziende statali e private, che si sono susseguite in un carosello disordinato, sottraendo know-how e rendendo vago il ruolo di Project Leader. In pratica, dal 2000 ad oggi, il Progetto CIE,  i software applicativi per l’emissione delle tessere presso i Comuni e l’infrastruttura di controllo del Ministero dell’Interno sono stati appaltati prima ad aziende costruttrici di caratura internazionale, poi a società private  sotto il controllo del Ministero dell’Interno  e dell’ ex CNIPA  poi DigitPA. Sono stati persi finora quasi 15 anni  nella sperimentazione in circa 180 comuni, e sono stati spesi centinaia di milioni di euro.

Non c’è dubbio che la tanto auspicata  modernizzazione della P.A. e lo sviluppo e la distribuzione di servizi elettronici e telematici ai cittadini ha come condizione necessaria l’uso di uno strumento di identificazione e autenticazione affidabile come potrebbe essere la CIE. Per questo invitiamo il Governo e l’Agenzia per L’Italia Digitale (AgID) a riprendere questo progetto, dare certezza ai  tempi di realizzazione e di diffusione a tutti i cittadini del nuovo documento integrato, attraverso scelte ponderate delle Istituzioni/società che guideranno il progetto con compiti di attuazione e di controllo, tenendo conto dei costi previsti a carico dello Stato e a carico del cittadino, considerato che  il nuovo documento dovrebbe essere obbligatorio per tutti i cittadini, anche sotto i diciotto anni.

martellaGiancarlo Martella

professore ordinario di informatica

Università degli Studi - Milano