Riflessioni sull'Islam - V. Colombo

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islam2Unione delle Comunità Islamiche d'Italia (UCOII), Giovani Musulmani d'Italia, Lega Islamica in Italia, Lega dei Musulmani Europei sono solo alcune delle sigle che appaiono regolarmente sulla stampa italiana. Tutte queste realtà si propongono, vengono presentate dai mezzi di comunicazione e sono accreditate dalle istituzioni come rappresentative dei musulmani italiani o europei.

Lo stesso Ministro dell'Interno Angelino Alfano lo scorso 23 febbraio ha ricevuto al Quirinale i “leaders rappresentanti del mondo islamico italiano”. Tra le quattordici persone convocate figuravano rappresentanti dell’italianissima Coreis, dell’UCOII – la cui presenza è stata definita nel comunicato della Coreis “ridondante” – , della Moschea di Roma e alcune donne rigorosamente velate. Siamo certi che i musulmani che vivono in Italia si sentano rappresentati da questi “leaders” e da queste sigle? Siamo sicuri che i giovani musulmani che frequentano le nostre scuole siano disposti a ricevere lezioni in materia di religione o di anti-radicalizzazione da queste persone?

Due mesi fa una giovane musulmana, velata, in una scuola di Chivasso mi ha detto: “Io sono una musulmana e non ho bisogno di qualcuno che mi rappresenti e io non rappresento nessuno, perché chi vive in pace con se stesso e pratica la propria religione in pace non va a cercare mezzi pubblicitari o video per farsi notare.”

Più recentemente un gruppo di giovani studenti di origine tunisina e marocchina in un istituto marchigiano ha mostrato la propria insofferenza e rabbia innanzi all’invito ufficialmente rivolto dall’amministrazione comunale all’imam locale in occasione di una mia conferenza pubblica sull’islam. Il commento, colmo di rabbia e insofferenza, dei giovani tunisini e marocchini è stato: “Lui non ci rappresenta, non abbiamo nulla a che fare con lui”.

Nel 2013, a seguito del ritrovamento all’interno di una casa palermitana di una stanza decorata con arabeschi che aveva fatto inizialmente pensare a una “moschea domestica”, un quotidiano interpellava il presidente di una nota associazione islamica che dichiarava: “Qualche lettera riesco a interpretarla, ma è uno stile antico. Debbo studiare il caso. Confrontando disegni e iscrizioni con le scritture custodite alla Mecca dove abbiamo grafie e caratteri succedutesi nei secoli”. Ebbene, persino uno studente con una rudimentale conoscenza dell’alfabeto arabo, osservando le 16 fotografie riportate sul sito del Corriere della Sera, si sarebbe accorto che sulle pareti blu della stanza palermitana si trovavano ghirigori, arabeschi, ma nulla che potesse ricondurre al cufico monumentale. Quanto alle scritture custodite alla Mecca, il presidente della Lega islamica con sede in Arabia Saudita avrebbe dovuto sapere che i più antichi manoscritti coranici, talvolta non manoscritti completi ma fogli sparsi, scritti in quella che è stata definita scrittura hijazi, si trovano nelle biblioteche di Istanbul, Parigi, Londra, Sanaa e in altre biblioteche al mondo, e avrebbe dovuto sapere che i manoscritti coranici più antichi presentano una scrittura molto semplice, quasi rozza senza segni diacritici né vocali, che è ben lontana dall’artistica calligrafia.

Ebbene quanto appena riportato dovrebbe fare riflettere sia sulla preparazione e sulla rappresentatività dei presunti e sedicenti  “leaders” dell’Islam in Italia e in Europa sia sul concetto di “comunità islamica”.

D’altronde, gli sfoghi dei giovani musulmani che continuo a raccogliere corrispondono appieno a quanto espresso, in modo più elaborato, nel 2006 dal filosofo francese di origine algerina Abdennour Bidar: “Dobbiamo infine comprendere che l’idea di ‘comunità islamica europea’ è un concetto sociologicamente vuoto: se i politici cercano degli interlocutori musulmani, se i sociologi e i giornalisti vogliono condurre un’inchiesta sul terreno, che la smettano di volere trovare una pseudo-comunità, che vive in disparte e seguendo strani costumi, una tribù con a capo dei ‘califfi-rappresentanti’… Oggi in Europa, nessuno assomiglia meno a un musulmano che un altro musulmano… costoro tengono all’Islam non tanto per la fede e la preghiera quanto per un’etica, per le usanze… Non esiste più un musulmano tipo; siamo tutti diventati atipici.”

Bidar proseguiva affermando che “nell’islam d’Europa, così come nella società moderna nella sua totalità, l’esistenza precede l’essenza, in altre parole è l’uomo che fa l’islam e non l’islam che fa l’uomo. Non esiste un islam prestabilito che detta a tutti come devono vivere e pensare, ma degli individui – ciascuno con la sua anima e coscienza – che cercano di trovare il rapporto con l’islam che loro si confà, e fanno sbocciare “degli islam”, dei “modi di essere musulmano”, “dei modi molteplici di attaccamento alla cultura islamica”.

In un momento storico così delicato come quello che stiamo vivendo, è necessario ricordare – ai cittadini e alle istituzioni - che i musulmani non sono un’entità astratta, una sigla legata ideologicamente all’estremismo islamico oppure un’organizzazione il cui nome cela una scatola vuota, poiché i musulmani sono nella maggior parte dei casi persone che vivono accanto a noi, a scuola e più in generale nella vita e che non sentono la necessità di un “sindacato” che li rappresenti o, peggio ancora, di un’organizzazione che sfrutta i musulmani per esercitare il proprio potere a livello politico e mediatico.

Un’ulteriore riflessione dovrebbe riguardare la sedicente rappresentanza dei musulmani in Italia e in Europa. Le sigle che vengono regolarmente presentate come “l’islam” rappresentano forse tutte le anime nazionali, linguistiche e culturali dell’islam italiano ed europeo? I dati e la realtà ci dicono che tra coloro che vengono annoverati e calcolati come musulmani in occidente vi sono pakistani,  tunisini, egiziani, cingalesi, marocchini, donne musulmane che si sentono tali pur non indossando il velo, e vi sono anche laici ed atei. Sì, laici e atei perché non è vero che tutti coloro che provengono da paesi a maggioranza musulmana sono automaticamente musulmani praticanti.

Ebbene se si vuole promuovere una vera integrazione volta a evitare la vera islamofobia bisogna avere il coraggio di smetterla di dialogare solo con  le sedicenti “comunità” e i sedicenti “leaders rappresentanti dell’islam”. Tutto questo è di per sé discriminante in quanto esclude chiunque non sia membro delle associazioni che si definiscono “comunità islamica”.

Non solo, dialogare con certe “comunità” potrebbe corrispondere ad avere come referente chi distingue tra terrorismo e resistenza, chi propugna un islam politico e non un islam del cuore e dell’individuo. E’ indispensabile fare chiarezza, smascherare i sedicenti rappresentanti dell’Islam e fare venire a galla la realtà: l’Islam non ha un’autorità, non ha un Papa, non ha sacerdoti, l’Islam è fisiologicamente plurale a partire dalla morte di Maometto nel 632. Se il sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi è un usurpatore, come hanno sostenuto tutte le organizzazioni legate ai Fratelli musulmani e non solo, parimenti usurpatori sono tutti coloro che si presentano e vogliono affermarsi come rappresentanti dell’islam e dei musulmani in occidente e in ogni dove. La brutta notizia, per le istituzioni e i mezzi di comunicazione, è che non esiste un “signor Islam”, la bella notizia, per noi cittadini, è che quelle sigle islamiche che ci vogliono fare credere di essere il volto dei musulmani non rappresentano affatto la pluralità e la varietà dei musulmani che vivono tra noi.

colombovalentinaValentina Colombo

professore aggregato di cultura e geopolitica dell'Islam

Università Europea di Roma

senior fellow European Foundation for Democracy, Bruxelles