Fisco, tasse e debito pubblico - G. Giorgetti

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imprenditoreHo cominciato a fare impresa a 28 anni, ormai nel lontano 1995: c’era ancora la lira, l’economia era in crescita, il credito non era un problema, il fisco era già pesante ma sopportabile. Il nostro paese si gestiva in autonomia, il parlamento decideva liberamente e il nostro governo poteva attuare la politica economica più consona alla situazione Italiana del momento. Poi tutto cambia: arriva l’euro, la politica economica del nostro paese si deve concordare con l’Europa, le caratteristiche peculiari del nostro sistema di micro-aziende non contano più, tutto si deve adeguare ad altri Paesi che hanno economie completamente diverse e disomogenee rispetto alla nostra.

Periodicamente vengono pubblicati dati allarmanti sull’onere fiscale che grava sulle imprese italiane, con aliquote anche superiori al 60 per cento. Le aliquote di imposta cercano di rappresentare in modo sintetico l’onere fiscale per le aziende, tuttavia non sempre sono indicatori  adeguati a rappresentare la realtà.
L’aliquota legale costituisce solo un primo elemento di valutazione della politica tributaria sulle imprese. In Italia l’aliquota  ordinaria sui profitti è del 31,4 per cento, pari alla somma delle aliquote Irap (3,9 per cento) e Ires (27,5 per cento).

A dirlo così sembra tutto bello, in televisione possiamo raccontare la favoletta che le aziende pagano tasse sugli utili inferiori al 40%, possiamo ascoltare il nostro Ministro dell’Economia Padoan che ci racconta che il peso fiscale complessivo (considerando tutto) si attesta sul 42,7%, ma la realtà è ben diversa.

La complessità del nostro sistema fiscale ha raggiunto livelli ormai inaccettabili, pensiamo ad esempio all’effetto devastante dei costi indeducibili, degli acconti, dell’Iva, delle tasse locali, della burocrazia.

Immaginiamo di parlare con un cittadino di un paese estero al quale vogliamo far capire la  situazione assurda del fisco Italiano con  un esempio volutamente semplificato per illustrare gli effetti perversi e ingiusti del sistema fiscale italiano.

Immaginiamo di aprire oggi una Srl e di farla lavorare il primo anno, vediamo gli effetti finanziari:

 

COSTI

RICAVI (fatturato)

Acquisto macchinario

300

1000

Stipendi

200

 

Costi commerciali

100

 

Affitti

100

 

Utile

300

 

 

Utile Fiscale (quello su cui si calcolano le tasse): nel nostro caso,  il costo dell’acquisto del macchinario si può detrarre in 5 anni, quindi dei 300 spesi ne posso detrarre solo 60, ne consegue che l’utile fiscale sarà di 540.

Calcoliamo le Tasse:

A giugno pagheremo il 31,4% + la prima quota di acconto sull’anno successivo

540 x 31,4% = 170  + primo acconto (40% dei 170) = 68

Totale da pagare a Giugno = 238

A novembre pagheremo il rimanente 60% dei 170= 102

In totale sul primo anno di attività l’azienda paga 238+102= 340, 40.000 euro in più rispetto all’utile risultante dal bilancio!

Ma non finisce qui: se anche per puro caso rimanesse qualche utile da distribuire ai soci, esso verrebbe ancora tassato come reddito personale.

A questo punto il nostro interlocutore ci guarderebbe un po’ perplesso e ci chiederebbe: ma voi in Italia pagate le tasse sull’anno successivo? E se l’anno dopo non c’è più utile? Se la società chiude? Risposta: sarò in credito, potrò chiederli indietro e riceverli dopo qualche anno ovviamente prestando un fidejussione a favore dell’agenzia delle entrate che dovrà verificare se davvero me li dovranno restituire. A questo punto lo straniero se ne andrebbe ridendo e pensando che lo stiamo prendendo in giro.

Dopo qualche minuto lo straniero tornerebbe indietro e sempre più perplesso mi chiederebbe: Ma scusa, se il vostro Stato incassa in anticipo le tasse sull’anno successivo allora il vostro debito pubblico è ancora più alto di quello che ci fate credere. Perché se tutte le aziende chiudessero e decidessero di interrompere l’attività, il vostro stato si troverebbe a dover restituire tutte le tasse che ha incassato in anticipo!

Mi rendo conto che questa simulazione sembra quasi una barzelletta ma è la situazione in cui operano le imprese Italiane: fare impresa, in questo paese, è “veramente un’impresa”.


giorgettiGianluca Giorgetti

Imprenditore, vicepresidente Assifel