Quale giustizia? Una giustizia soggetta alla legge - G. Valditara

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giustiziaIl 2 maggio del 1970 un magistrato interveniva ad un convegno dal titolo: "La giustizia dei padroni e il caso Valpreda". Questo magistrato si chiamava Franco Marrone, uno dei pionieri di Magistratura Democratica. Prendo il suo caso perché è emblematico, ma ne potrei prendere molti altri. Orbene il dr. Marrone esordiva con queste parole: "Marx ha affermato che il diritto non dà niente, ma sanziona solo ciò che esiste. Che cosa esiste attualmente nella nostra società? Esiste il dominio di una classe, quella borghese, sulle altre". Questa classe difenderebbe i suoi interessi a scapito degli interessi delle altre classi, imponendo un suo diritto, norme che assumerebbero una funzione repressiva nei confronti delle classi subordinate.

Eccone per Marrone la prova: nel codice penale sono previsti i reati contro la proprietà privata, come il furto o l'occupazione abusiva di fabbriche e terreni; non esiste invece il reato di sfruttamento del lavoro, che dovrebbe essere invece reputato "in una società ben regolata" di estrema gravità. Se il diritto è ingiusto in quanto espressione degli interessi della borghesia, per Marrone la funzione del magistrato è altrettanto ingiusta, in quanto parziale.

Da qui un attacco alla magistratura dell'epoca che avrebbe avuto una mentalità "paleo-capitalista", che avrebbe dato la precedenza alle norme "fasciste" contenute nei codici rispetto alla Costituzione. Questa magistratura ingiusta avrebbe represso i diritti degli operai, dimostrando per Marrone di essere "serva dei padroni": di fronte alle lotte operaie "la reazione dei padroni, e naturalmente dei magistrati che sono i loro servi, è stata immediata. Hanno rispolverato vecchie norme fasciste e le hanno applicate a danno degli operai e di coloro che sostenevano le loro ragioni". Di fronte a tutto questo che fare? "È evidente, perciò, che la manovra della borghesia potrà essere ribattuta solamente dalla classe operaia, la quale continuando a gestire in prima persona la propria lotta, dovrà impedire ad essa di sviluppare sino in fondo il disegno fin qui preordinato".

La magistratura in questa ottica doveva dunque liberarsi del ruolo di custode del sistema, per difendere gli interessi delle classi oppresse. Franco Marrone venne incriminato con l'accusa di vilipendio della magistratura e quindi assolto finendo così con il diventare presidente della V sezione penale della Cassazione. Una carica tenuta fino al 2010 da cui ben si poteva orientare la giurisprudenza italiana.

Qualche anno dopo Daniele Greco, altro esponente di punta di MD, così riassumeva la funzione del magistrato: "Se il movimento di emancipazione popolare è portatore di maggior giustizia, noi magistrati democratici che, come chiunque operi in un campo specifico, scientifico, tecnico, sociale, siamo portati a dare al nostro lavoro il massimo dei contenuti possibile, noi magistrati che aspiriamo, cioè, al massimo di giustizia, alla più «vera giustizia» possibile, non possiamo non essere noi stessi una componente del movimento, non possiamo non sentirci legati organicamente alle sue lotte, rifiutandoci di servire una Giustizia per così dire minore, quella che riflette interessi particolaristici, una Giustizia storicamente determinata". Cito qui molto brevemente un passaggio di un importante intervento di Giuseppe Borrè, "ideologo" e padre nobile di MD, della fine degli anni '90: la funzione del magistrato dovrebbe portarlo ad operare una scelta di campo a favore "del tossicodipendente, del senza casa, dell'immigrato, del <diverso>".

Con questi presupposti, come ha molto efficacemente scritto Livio Pepino, magistrato "democratico" e componente del Csm nella prima metà degli anni 2000, Magistratura Democratica ha influenzato in modo decisivo la giurisprudenza italiana.

MD è all'origine della divisione per correnti politicizzate della magistratura italiana. Proprio l'accusa di essere contigua ai movimenti della estrema sinistra determinarono fra l'altro la sua scissione e la nascita di un'altra corrente, Impegno costituzionale. Sempre a MD risale anche la battaglia poi vinta per l'abbattimento della carriera, in favore dei "ruoli aperti", e dunque l'attacco contro ogni forma di gerarchia, le nomine sulla base essenzialmente dell'anzianità corrispondente, gli automatismi retributivi e quindi la "rottura con il vecchio modello meritocratico" e la prefigurazione di un nuovo sistema "fondato sull'egualitarismo" e infine il rifiuto della selezione; da qui anche l'attacco contro le funzioni e le prerogative di Presidente e di Consigliere di Cassazione.

La politicizzazione di una magistratura irresponsabile, e nel contempo sottratta al vaglio popolare, è certamente un unicum fra tutti i paesi democratici. Si è attuato in questo modo lo stravolgimento dei precetti costituzionali che prevedevano la subordinazione dei giudici alla legge e la imparzialità dei magistrati; si sono create le premesse per la affermazione della giurisprudenza come vera e propria fonte di un diritto alternativo a quello votato dal Parlamento e quindi per un governo dei giudici. Qualsiasi riforma incisiva della nostra società non può non passare attraverso una riforma della giustizia che spazzi via le correnti, ripristini criteri meritocratici e gerarchici all'interno degli uffici, riformi le modalità di composizione del Csm, separi le carriere di pm e giudici

valditarasmallGiuseppe Valditara

professore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma