Geopolitica, Isis, immigrazione – G. Savoini

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geopoliticaFinis Europae? Questa è la domanda che ha contraddistinto l’afosa estate appena trascorsa, leggendo le notizie più gettonate che parlavano di immigrati clandestini (non migranti: clandestini), di crollo delle borse, di avanzata dell’Isis, di clima da Guerra fredda rinata. L’Europa, mai come oggi, sta attraversando un periodo storico che potrebbe portare entro un secolo alla fine della sua identità millenaria. Grazie anche e soprattutto a certi europei, assisi sulle tolde di comando dei governi nazionali, e fautori dell’invasione del nostro continente, senza reagire.

Non siamo noi ad essere catastrofisti o “seminatori di paure” (copyright cattosinistri italici, Boldrini in prima fila), sono loro (dal governo italiano alla signora Merkel) ad essere irresponsabili e colpevoli di assestare alla nostra civiltà un colpo che potrebbe essere mortale. Lo ha scritto in maniera mirabile il francese Michel Houellebecq nel suo ultimo, tragicamente realistico, romanzo: “Sottomissione”. I nostri governanti sono pronti a sottomettersi all’ondata immigratoria e musulmana. Un tempo sarebbero stati messi al gabbio per tradimento contro gli interessi nazionali, ma oggi che le nazioni non esistono più, divorate dal Moloch Unione Europea, vengono definiti statisti e possono bellamente continuare a svolgere il ruolo di burattini del buonismo e della sindrome dell’accoglienza senza limiti.

Nell’ovest europeo quindi siamo prossimi ad alzare bandiera bianca e nemmeno i continui episodi di criminalità causati dall’arrivo di massa dei clandestini riescono a smuovere i politicanti di governo dalla linea loro impartita dal mostro burocratico di Bruxelles e da ben definiti poteri che sulla tratta dei clandestini fanno un mucchio di soldi. Ma nell’est Europa per fortuna cominciano ad esserci prese di posizione decise e controcorrente. Anche in Inghilterra, per la verità, ma bisognerà aspettare ancora per vedere se e quanto il premier Cameron riuscirà a resistere all’accerchiamento dell’Ue e del suo “politicamente corretto”.

In Ungheria invece il governo pensa soprattutto agli interessi del suo popolo, della sua storia, delle sue radici e reagisce alla situazione che da noi vogliono farci credere ineluttabile, mentre così non è. In tempi decisivi come il nostro servono leggi e azioni decise, anche straordinarie per evitare la fine. E l’Ungheria innalza il suo muro contro l’ondata migratoria. Alla faccia delle anime belle, degli utili idioti di sinistra e di certo mondo cosiddetto cattolico (in realtà trattasi dei soliti reduci del cattocomunismo degli anni passati), il premier ungherese Orban non si cura degli schiamazzi e procede dritto per la sua strada, grazie al consenso del suo popolo e agli ottimi risultati del suo governo, naturalmente definito razzista e fascista da chi vorrebbe lasciar distruggere l’Europa. Budapest peraltro ha ottimi rapporti con la Russia di Vladimir Putin, altro paese decisamente lontano dal buonismo irresponsabile nostrano.

Quel Putin che nel mese di agosto si è detto pronto a sedersi ad un tavolo con l’Ue, gli Usa e la Nato per discutere dei problemi che riguardano tutti, ovvero il terrorismo internazionale, l’Isis e l’immigrazione di massa. Finora dagli altri possibili componenti del tavolo non è arrivata alcuna risposta all’appello del presidente russo, ma confidiamo che entro questo mese qualcosa in questo senso potrebbe accadere. La Russia dal 1 settembre è infatti a capo del Consiglio di sicurezza dell’Onu e Putin volerà a New York per l’assemblea generale delle Nazioni Unite il 27 settembre, intervenendo due volte nella stessa giornata. Fonti russe anticipano che si tratterà di due interventi molto chiari e forti, quelli che terrà Putin all’Onu. Speriamo che riesca a convincere Washington e Bruxelles sulla necessità di fare fronte comune con la Russia contro chi ha dichiarato di volerci conquistare e distruggere (l’Isis) anche attraverso flussi migratori senza controllo e senza freno.

savoiniGianluca Savoini

Direttore Responsabile