Uno sviluppo del Mezzogiorno fondato sulla conoscenza – V. Vespri

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mezzogiornoLo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) nel suo rapporto del 2015 descrive un Sud alla deriva. Le regioni meridionali dal 2000 sono cresciute solo del 13% (tanto per avere una idea, circa la metà della Grecia, che è cresciuta del 24%). Il Pil è in calo per il settimo anno consecutivo, una persona su tre è a rischio povertà contro il 18% di media nazionale, il divario del Pil pro capite con il Centro-Nord è al massimo dal 2000 con il 53,7% e il numero di occupati è sceso a 5,8 milioni, il più basso dal 1977 (ma solo perché questo è l'inizio delle serie storiche). Come è descritto nel rapporto questa crisi si può trasformare "in un sottosviluppo permanente con rischio di desertificazione industriale". Per queste ragioni lo Svimez descrive l'Italia come un paese "diviso e diseguale" con un Sud "alla deriva"Inoltre il tasso di occupazione per giovani di sesso femminile è poco più del 20%, il 62% dei meridionali guadagna meno di 12 mila euro l'anno, il settore industriale ha perso il 35% della produzione dal 2008 e i consumi delle famiglie sono calati del 13%. Per quello che riguarda i giovani lo Svimez parla di "una frattura senza paragoni in Europa" con gli under 34 al lavoro calati di oltre il 30% dal 2008. Ma non si può concepire di abbandonare il Sud al suo destino. Pensare che l'Italia possa ripartire senza il Sud è mera utopia.

Questa situazione di sfascio non deriva da una mancanza di investimenti. La cassa del Mezzogiorno prima e gli interventi verso le aree più sfavorite hanno determinato un notevole flusso di investimenti senza però ricadute evidenti. Le regioni del Sud continuano a presentare tre fenomeni: un’alta disoccupazione, un reddito pro-capite basso e una emigrazione di laureati verso il Nord. Fino ad ora l’intervento governativo si è basato su interventi di industrializzazione basati su incentivazioni. Questi interventi si sono rivelati quasi sempre fallimentari (finiti gli incentivi molte aziende hanno chiuso) e molte volte di grande impatto ambientale con gravi ricadute sul turismo (impianti petrolchimici, acciaierie).

In questo articolo si propone una rivoluzione Copernicana rispetto alle fallimentari strategie di investimento finora seguite. Invece di voler dare al Sud lo stesso modello di sviluppo del Nord concentriamo gli investimenti sulle peculiarità del territorio. Invece di pensare di essere competitivi con bassi salari attraiamo i migliori esperti con salari competitivi e giudichiamoli ex-post dai risultati ottenuti.

mezzogiorno2Riteniamo che la ricerca di qualità legata alle potenzialità del territorio sia decisiva per lo sviluppo. Anziché bruciare miliardi di euro in incentivi a fondo perduto, si investano risorse in centri di ricerca di eccellenza con la possibilità di chiamare i migliori esperti internazionali pagandoli in modo competitivo e garantendo loro uno stato giuridico di favore. Concentriamo le ricerche su peculiarità capaci di fare da volano alle potenzialità del territorio, affinché diventino dei modelli da imitare a livello mondiale.  Creiamo centri di ricerca da cui si possano generare spin off di successo. Attraiamo investimenti (ed investitori) garantendo sì loro uno stato giuridico di favore ma anche assicurandoci che l'iniziativa industriale abbia chances di attecchire nel territorio. Investiamo per lo sviluppo del Sud come una squadra di calcio blasonata investirebbe per conquistare la Champions Cup: scegliamo i migliori e pretendiamo che siano effettivamente professionisti capaci di fare la differenza!

Il fallimento delle vecchie iniziative deriva dal fatto che non hanno tenuto conto delle realtà territoriali. Il Sud offre enormi prospettive di sviluppo in ambito agricolo, in ambito turistico, in ambito di beni culturali. E’ situato in mezzo al Mediterraneo, naturale ponte fra l’Europa e l’Africa. Ricco di fonti geotermiche, con forte insolazione. Gli interventi, per aver successo, devono tener conto di questa condizione al contorno.

Elenchiamo, a titolo di esempio, proposte d'intervento da cofinanziare con fondi Europei. E' infatti assurdo che un paese come il nostro sia il terzo contributore netto a livello Europeo e che le nostre tasse aiutino lo sviluppo di paesi che hanno condizioni di lavoro e ricchezza pro-capite nettamente superiore al nostro Meridione.


PROPOSTE DI INTERVENTO


Proposta Numero 1 – Campania

Istituzione di un centro di ricerca dedicato ai poli museali, alla conservazione di   monumenti antichi, basato sull’utilizzo di nanotecnologie, di ICT avanzato, di chimica e nuovi materiali. Il tutto accompagnato da un istituto di storia e cultura romana che accompagni il visitatore nella sua visita della Regione Campania.

La Campania è l’esempio di come la politica di incentivi industriali sia stata fallimentare. E’ ben collegata con l’Italia e l’Europa tramite la linea di alta Velocità, ha università prestigiose, ha grandi tradizioni culturali, ha giacimenti culturali incredibili, ha un terreno fertile e specialità enogastronomiche riconosciute a livello mondiale (pizza, mozzarella di bufala, limoncello). Eppure non solo non decolla economicamente, ma non offre prospettive ai suoi giovani. Non tutto funziona come dovrebbe. Un turista, ad esempio, ha difficoltà a raggiungere i poli museali campani usando mezzi pubblici. Si pensi ad esempio a Pompei: il turista può raggiungerla solo con la vetusta Circumvesuviana. Non esiste merchandising, non esiste un parco tematico, non esistono sufficienti sinergie con le grandi attrazioni turistiche dell’area (penisola sorrentina, Ischia e Capri, reggia di Caserta, cappella San Severo, museo archeologico, Paestum).

pompeiProprio questa situazione particolare (grande tradizione culturale, posizione baricentrica rispetto alla penisola Italiana, grandi giacimenti culturali) permette di avanzare una proposta ambiziosa: un centro di ricerca turistico-culturale 2.0. Lo scopo non deve essere solo recuperare il ritardo rispetto ad altre realtà che, pur con molte meno risorse artistiche ed archeologiche nostre, riescono ad attrarre più turisti di noi (si pensi ad esempio ad un grande parco tematico relativamente a Pompei, imitando le esperienze dei parchi tematici della penisola iberica o degli Emirati). L’iniziativa non deve solo limitarsi a una migliore accessibilità all'immenso patrimonio archeologico, ma deve avere lo scopo di ripensare all’offerta turistica in senso lato con le tecnologie del nuovo millennio prendendo come base di partenza le problematiche che nascono dalla gestione del patrimonio culturale, dalla conservazione dei beni culturali, dalla gestione ottimale dei flussi turistici.

Il centro di ricerca dovrebbe dunque essere un centro di eccellenza anche per le tecniche del restauro, della conservazione dei materiali, della sperimentazione di nuove tecnologie al servizio di un artigianato "culturale".  L’obiettivo finale è quello di suscitare iniziative imprenditoriali collegate alla conservazione del patrimonio (nanotecnologie, materiali avanzati, chimica), alla sua accessibilità (tramite opportune App e soluzioni informatiche ad hoc) e alla gestione del flusso turistico (problemi di security e gestione del traffico).

 

Proposta Numero 2 – Puglia

Centro di ricerca europeo sull’agroalimentare con particolare riferimento alle produzioni agricole tipiche del Mediterraneo

La produzione di vino di qualità ha creato ricchezza e permesso la realizzazione di itinerari enogastronomici in Puglia in particolare e nel Sud in generale. Produrre un prodotto agricolo di eccellenza richiede competenze che vanno dalla chimica, alla veterinaria, alla biologia. Un centro di ricerca relativo ai prodotti del Mediterraneo situato esattamente nel cuore del Mediterraneo avrebbe grande impatto e diventerebbe un punto di riferimento per tutte le politiche mediterranee dell'agroalimentare. Aiuterebbe la nostra politica estera verso i paesi del Mare Nostrum. Avrebbe importanti ricadute sul nostro PIL. Alla lunga non possiamo competere nella produzione di pomodori anche in presenza dello sfruttamento della forza lavoro tramite caporalato. Occorre indirizzarsi su prodotti di alta qualità che grazie alla qualità superiore facciano la differenza. Quindi in questo caso sarebbero incentivati gli spin off relativi alla filiera agroalimentare, alla valutazione e al monitoraggio della qualità dei generi alimentari, alla lunga conservazione.

 

geotermicaProposta Numero 3 - Sicilia

Centro di ricerca europeo sulle energie alternative con particolare riferimento alla geotermia.

Tutto il nostro meridione oltre ad avere una insolazione superiore a quella di quasi tutti i paesi Europei, giace in una zona molto attiva a livello geotermico. I gradienti termici presenti nelle numerose zone attive rendono più conveniente che altrove l’uso di pompe termiche per produrre energia. Sarebbe assolutamente sensato attraverso un centro di eccellenza dare una risposta di lungo termine alle nostre esigenze energetiche. Da notare che un costo più basso dell’energia darebbe impulso alla industria conserviera notoriamente energivora. Quindi incentivazione di produzione di energia alternativa sia da un punto di vista dell'energia solare che energia geotermica e marina.

 

Proposta Numero 4 – Sardegna

La Sardegna è un’isola. Il mare e l’acqua sono tutto. Un centro di ricerca sull’acqua intesa nelle sue possibili declinazioni: sfruttamento delle risorse marine, gestione delle risorse idriche, studio della biologia marina, studio sulla prevenzione dell’erosione delle coste, studio sulla sicurezza marittima; prevenzione del territorio da nubifragi.

L'Italia è una penisola circondata dal mare (abbiamo 7500 km di costa). Dobbiamo preservarla sia per motivi turistici che ambientali. Abbiamo inoltre zone esposte alla desertificazione e zone esposte a nubifragi/alluvioni. I cambi climatici in corso rendono assolutamente centrale la gestione dell'acqua in tutte le sue declinazioni. Quindi incentivare spin off nella direzione di strumenti di protezione ambientale, difesa delle coste dall'erosione marina, migliore gestione delle risorse di acqua potabile, sfruttamento delle risorse marine.

 

cedroProposta Numero 5 - Calabria

La Calabria è sede di coltivazioni quasi uniche nel panorama europeo (liquirizia, cedro, bergamotto). Per sfruttare al meglio questa peculiarità un Centro di chimica agroalimentare particolarmente interessato alla produzione di essenze, cosmetici e prodotti farmaceutici basati su piante medicinali tipiche del nostro Sud sarebbe una scelta naturale.

L'industria chimica italiana ha una grandissima tradizione. Cercare un settore ad alto valore aggiunto come appunto l'industria cosmetica o farmaceutica basata sulla produzione locale sarebbe sicuramente un mezzo per veicolare investimenti e sviluppo nel Meridione. Quindi incentivazione di spin off di chimica avanzata, di cosmetica, di principi attivi derivanti da prodotti naturali

 

Le modalità d’intervento necessarie per garantire il successo di queste iniziative sono:

Scegliere sempre i migliori ricercatori con l’esperienza specifica nel campo dandogli un salario competitivo; verificare e monitorare costantemente come queste iniziative procedono, modificando le scelte strategiche e/o il management a seconda dei casi; basare l'intervento sul territorio.

Evitare di importare criticamente ricette di intervento che vanno bene in altri contesti, ma puntare alle specificità del nostro Meridione, alla sua grande storia, alla sua splendida posizione geografica, alla sua ricca agricoltura, ai suoi enormi ed inesauribili giacimenti culturali.

E da questo far partire iniziative imprenditoriali tecnologicamente avanzate ed ad alto valore aggiunto.


vespriVincenzo Vespri

professore ordinario di matematica

Università di Firenze