Mezzogiorno e sviluppo produttivo – F. Menichini

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agricoltura

Le Regioni del Mezzogiorno d’Italia devono intraprendere iniziative al fine di stimolare l’offerta di lavoro per fronteggiare una disoccupazione che ha raggiunto, in specie quella giovanile, livelli insopportabili e per fermare il riacutizzarsi di un antico fenomeno, quello dell’emigrazione. Solo con la creazione di opportunità, infatti, si riuscirà a non disperdere la più grande ricchezza disponibile: le competenze e le intelligenze dei giovani, degli uomini e delle donne del Sud. Per fare questo occorre attivare politiche che sappiano far incrociare le esigenze delle imprese e dei lavoratori  attraverso una professionalizzazione del capitale umano ed una continua formazione in grado di rendere i lavoratori competitivi anche dal lato della domanda. Si rendono, pertanto, necessarie iniziative destinate ad una razionalizzazione e ad una maggiore efficienza del ruolo che le Regioni, le Agenzie, gli Enti strumentali devono compiere per accompagnare i giovani verso nuove esperienze lavorative favorendo la mobilità interregionale ed internazionale ed investendo risorse per consentire il loro rientro nelle aree di partenza e poter così applicare in queste aree gli insegnamenti appresi. Il Sud può, quindi, creare un mercato del lavoro capace di rispondere alle sollecitazioni continue e repentine del contesto economico sull’esempio della sperimentazione già avviata in alcuni Paesi europei. 

L’obiettivo deve essere quello di delineare il possibile contributo allo sviluppo economico del territorio mediante un’analisi attenta di quelli che sono i principali fattori di competitività, evidenziando i punti di forza e di debolezza del Mezzogiorno. In queste zone il settore agroalimentare si presenta ricco di opportunità ed economicamente significativo. L’agricoltura presenta un valore aggiunto pari al 2% della ricchezza complessiva ma che, interagendo con tutti i settori ad essa collegati – industria alimentare, distribuzione, servizi e quindi l’indotto - può raggiungere un elevato valore complessivo, riconosciuto nel mondo per l’elevata qualità della materia prima e la capacità di trasformarla in prodotti di eccellenza.

Le regioni del Sud sono vocate ad un contributo rilevante alla produzione agroalimentare, vantando una importante tradizione nel settore: l’ortofrutta, il lattiero-caseario, il comparto del vino, quello dell’olio e quello della carne rappresentano i settori più qualificanti. Bisogna incrementare il peso competitivo interrompendo, in questa area del Paese, alcune problematiche specifiche: polverizzazione del sistema produttivo, bassa propensione all’internalizzazione ed all’innovazione, valorizzando le vocazioni tradizionali, coniugandole con le tecnologie più avanzate  anche in riferimento ai processi logistici e soprattutto sulla loro capacità di attivare sviluppo anche negli altri settori.

Concentrando sul comparto agroalimentare politiche del lavoro e sviluppo che permettano di integrare i processi di crescita della filiera agroalimentare e del turismo, si potrebbe creare il principale volano dello sviluppo meridionale con la differenza, rispetto al passato, che questo processo non passerebbe per la distruzione del territorio, ma per una sua piena valorizzazione.

La produzione agricola ed agroindustriale vanno assumendo nell’economia italiana un nuovo ruolo, un processo strettamente connesso allo sviluppo sociale, culturale ed economico del Paese con una costante trasformazione del settore primario verso un sistema produttivo avanzato in grado di trattare e trasformare il frutto della terra in prodotti legati alla filiera agroalimentare, coniugando la cultura delle produzioni tradizionali con l’innovazione qualitativa dei prodotti.

Sfruttando i principi della “dieta mediterranea”, la produzione agroalimentare delle aree del Mezzogiorno deve avanzare penetrando nei grandi mercati esteri favorendo la valorizzazione del prodotto “tipico” soprattutto nei grandi mercati asiatici, in particolare cinesi e giapponesi. Il Mezzogiorno va protetto, sostenendolo e valorizzandolo dal momento che esso rappresenta il principale bacino potenziale di produzione agroalimentare d’Italia. Puntando a politiche di sviluppo integrate ed innovative, fino ad ora affidate alla capacità di coltivatori e produttori che hanno creduto nella terra, nella qualità dei prodotti tipici e nella tradizione, si potrà auspicare un mantenimento dell’occupazione, interrompendo l’insidiosa tendenza alla decrescita degli ultimi anni. La domanda di lavoro nel comparto agroalimentare è forte, in controtendenza rispetto alla variazione complessiva di tutti i settori produttivi e rappresenta il primo settore per numero di unità di lavoro a tempo pieno attivate. Non di meno va sviluppata la filiera della coltivazione di uva e della produzione dei vini, pur  se è ancora modesta la quota dei lavoratori attivati nella produzione di vino rispetto a quelli della coltivazione di uva, e molto vi è da organizzare per irrobustire la filiera della coltivazione di olivi e di produzione di olii, soprattutto per l’eccellenza della qualità.

Il miglioramento della qualità delle filiere elencate rappresenta un’occasione incomparabile per favorire un concomitante sviluppo del turismo e della ristorazione. Va, pertanto, dedicata particolare attenzione all'enorme potenziale delle aree meridionali riguardo alle produzioni di qualità che garantiscono il maggiore valore aggiunto. Deve essere risolta la frammentazione delle produzioni e la scarsa capacità di organizzare consorzi, fattori che impediscono di utilizzare pienamente le aree interne meridionali con i loro prodotti di nicchia. Uno stretto collegamento tra comparto agroalimentare e filiera della ristorazione e del turismo potrebbe garantire nel contempo una forte dinamica di sviluppo dell’occupazione meridionale anche qualificata. Questa sinergia di forze ed iniziative è assai verosimile che possano essere il principale volano dello sviluppo con un attento controllo per la valorizzazione del territorio.

I prodotti DOP ed IGP, frutto della ricca tradizione meridionale devono costituire la punta di diamante dell’offerta attraverso un qualificato recupero della qualità. Il nuovo mercato alimentare è ormai portatore delle preoccupazioni dell’uomo verso la tutela della propria salute e di quella dell’ambiente passando attraverso il recupero del mercato diretto. Il prodotto biologico, quello fresco, la diffusione delle piante officinali e dei loro derivati sono occasioni irrinunciabili da intercettare a tutela della qualità della vita, sacrificando parte del profitto, in cambio di interventi che hanno posto l’umanità di fronte a quella che viene riconosciuta come la terza rivoluzione alimentare nella storia della terra. Il Mezzogiorno deve essere inquadrato in una nuova mappa dei territori, nella quale non figurano più terre marginali, ma solo aree a diverso grado di sviluppo e a diversa dinamica demografica.

Nell’ambito delle promettenti prospettive di sviluppo delle aree del Sud vi sono da sottolineare le particolari prerogative della Calabria, regione caratterizzata da condizioni di elevatissima biodiversità e che merita di realizzare un piano che valorizzi le risorse del territorio al fine di una auto-valorizzazione delle proprie capacità di produzione e di espansione. Ci vogliono quindi una incondizionata valorizzazione e un riconoscimento delle produzioni tipiche regionali, non solo come coltivazione e commercializzazione del prodotto fresco, ma anche del trasformato, focalizzando l’attenzione nei confronti di prodotti come il fico dottato della provincia Cosentina, la cipolla rossa di Tropea, le clementine di Sibari, il limone cultivar “Femminello comune” di Rocca Imperiale ed, in particolare, il cedro di S. Maria del Cedro sulla costa tirrenica. La Calabria è uno dei rari posti al mondo dove il cedro ha trovato un habitat ideale nell’esigua fascia che va da Tortora a Cetraro. Studi sperimentali hanno dimostrato che gli estratti di cedro ottenuti mediante macerazione dei fiori, delle foglie, delle bucce e del mesocarpo di frutti possiedono attività salutistiche. In particolare l’estratto ottenuto dal pericarpo ha mostrato una potente attività radical scavenging. Da segnalare, per il medesimo estratto, l’azione inibitoria dell’acetilcolinesterasi, enzima chiave nella patogenesi del Morbo di Alzheimer, ascrivibile alla componente terpenica contenuta nell’estratto. Con lo scopo di valutare l’attività ipoglicemizzante dei campioni di cedro, è stata studiata la capacità degli estratti e degli oli essenziali di cedro di inibire gli enzimi alfa-amilasi ed alfa-glucosidasi. Tutti gli estratti e, particolarmente, l’epicarpo dei frutti maturi hanno evidenziato un’azione inibitoria sia sull’alfa-amilasi che sull’alfa-glucosidasi di tipo concentrazione-dipendente. Tale estratto si caratterizza per il più alto contenuto in polifenoli totali e per la presenza di  flavonoidi. Inoltre, l’estratto idroalcolico dell’epicarpo dei frutti maturi di cedro è in grado di inibire in vitro gli enzimi digestivi alfa-amilasi ed alfa-glucosidasi e di stimolare la secrezione di insulina. Gli effetti dell’estratto di C. medica cv Diamante sono, inoltre, stati testati in vivo sui topi con risultati significativi sulla riduzione dei livelli plasmatici di glucosio, colesterolo e trigliceridi.

L’approfondimento delle conoscenze agronomiche e biologiche degli endemismi tipici del territorio calabrese, l’individuazione di tecniche di coltivazione naturali più idonee, lo studio analitico delle proprietà nutrizionali e salutistiche delle singole specie ed il miglioramento dei processi di lavorazione possono consentire l’immissione sui mercati di prodotti caratterizzati da genuinità ed innovatività ed ampliando l’offerta a favore dei consumatori si potranno offrire agli agricoltori nuove opportunità colturali ed economiche in alternativa alle attuali produzioni cerealicole-foraggere. Uno sviluppo, quindi, promosso in loco  attivando meccanismi endogeni attraverso l’intervento delle istituzioni locali e del ceto imprenditoriale che possano consentire proposte di industrializzazione nel settore farmaceutico, cosmetico ed alimentare partendo dalla materia prima reperibile solo in Calabria quale può essere quella resa disponibile dalle coltivazioni del bergamotto, delle clementine, del cedro e degli altri endemismi che caratterizzano il territorio. Non più gli errori del passato, ma la consapevolezza che lo sviluppo deve essere endogeno, rimuovendo gli ostacoli alla innovazione, attraverso processi del sapere scientifico e del progresso tecnologico che possano essere proposti e forniti dalle Istituzioni universitarie presenti nel territorio.

menichiniFrancesco Menichini

professore ordinario di fitofarmacia

già direttore del dipartimento di scienze farmaceutiche

Università della Calabria