L'energia: un asset strategico del nostro paese - L. Del Signore e S. De Carlo

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petrolioL’ incremento di consumo di energia del 40% fra 15 anni verrà assorbito dai paesi non-Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che nel 2014 hanno già superato per la prima volta il 50% del totale anche per i consumi petroliferi.  I Paesi con poca sensibilità all’impatto ambientale hanno trasferito la riduzione delle emissioni di CO2 ai paesi Ocse responsabili solo di un terzo dei rilasci totali. Nei paesi non-Ocse le emissioni di gas serra aumenteranno in modo consistente, con una previsione alla riduzione soltanto dopo il 2030. Con queste previsioni l’ambiente e le politiche ambientali potranno essere il veicolo principale dei possibili scenari energetici. Il salvataggio della Terra dipende dalla riduzione delle emissioni di CO2 per contenere entro i 2°C l’aumento della temperatura del pianeta. Il petrolio e il gas rimanendo strategici nel periodo considerato e considerando i paesi produttori nel Mediterraneo, fortemente destabilizzati politicamente, è fondamentale rafforzare/aprire accordi oltre oceano per diversificare la policy di approvvigionamento.

La crisi della raffinazione europea ha risentito del calo dei consumi dovuto alla recessione e alla concorrenza sleale delle raffinerie extra-Ue che possono contare su incentivi statali, ridotti oneri ambientali e sociali e un basso costo dell’energia. Da rilevare la perdita nel 20% di competitività della raffinazione europea dovuta alle norme approvate negli ultimi 12 anni: tale costo è destinato a crescere con influenze sulle scelte d’investimento delle aziende. “E’ quindi importante che la nuova legislazione europea non aggravi la situazione esistente. Sono molte le barriere per un riassetto della raffinazione europea ed in particolare di quella italiana dovute a costi operativi superiori ai nostri competitor nordeuropei, elevato costo dell’energia, inefficienze nel sistema portuale ed infrastrutturale.” Fra 15 anni, considerando il cambiamento della composizione dei consumi più orientato verso il gasolio, considerando il crescente impiego dei biocarburanti avanzati saranno richiesti adeguati investimenti. A diminuire sarà la capacità totale di lavorazione degli impianti, con aumento della loro complessità. La razionalizzazione  deve essere estesa anche alla rete distributiva carburanti, la logistica delle aziende nella ricerca della massima efficienza in tutte le fasi. Da sottolineare  alcuni ritardi strutturali del nostro Paese. Si ricorda che l’Italia  muove via mare il 40% dell’intero movimento merci dei volumi di prodotti petroliferi.  Da rilevare: porti inefficienti, tasse portuali disomogenee e tra le più alte in Europa, servizi non concorrenziali, concessioni demaniali di breve durata. La soluzione e’ una riforma significativa dei porti e della logistica,  stabilire una governabilità centrale per  gli aspetti amministrativi e finanziari ed il riconoscimento di una adeguata durata delle concessioni relativamente agli investimenti richiesti.

Particolarmente critica è la situazione  sulla rete carburanti autostradale che in questi ultimi anni ha visto dimezzarsi i volumi venduti, in parte per la disaffezione dell’utenza che non trova più conveniente rifornirsi in autostrada. Prendendo come indice 100 l’anno 2007 gli effetti della crisi sui volumi di vendita risulta essere sulla rete ordinaria pari a -19%, mentre -52% per la rete autostradale. In riferimento all’eccessivo numero di punti vendita nella intera rete italiana dati al 1^ gennaio 2014 ( Italia 21800, Germania 14622, Francia 11476, Spagna 10617, Regno Unito 8611), e’ necessaria una radicale razionalizzazione. La Commissione della Camera ha approvato l’emendamento al DDL Concorrenza per l’avvio di un processo di razionalizzazione delle rete carburanti. La continuità in questa direzione e’ doverosa. Una particolare attenzione va rivolta alla sicurezza per combattere la criminalità ambientale e le ecomafie con provvedimenti mirati per la protezione dell’ambiente.

Il problema dell’elevato carico fiscale sui carburanti, oggi intorno al 67% per la benzina, 64% per il diesel del prezzo finale, si riproporrà nei prossimi anni considerato che tra Iva, clausole di salvaguardia e altro, sono già programmati aumenti fino al 2021 per un totale di 3 miliardi di euro, pari a circa 12-14 centesimi al litro. E’ pertanto necessario trovare soluzioni in grado di soddisfare le esigenze di bilancio senza gravare ulteriormente sui “consumatori e sulle imprese”.

Una riflessione approfondita va rivolta nella scelta di fare a meno dell’industria della raffinazione nazionale. Tale ipotesi va opportunamente ponderata con un significativo impatto sociale e di perdita di un importante know-how tecnologico e di competenze. Mantenere la raffinazione deve andare in sintonia con investimenti significativi nel settore ambientale per garantire la salute pubblica e la salubrità del territorio. Pensare di inquinare fuori dall’Italia non significa aver risolto il problema dell’ambiente in quanto il binomio raffinazione – ambiente deve trovare un equilibrio con una forte attenzione in linea con le direttive europee. Queste sono le sfide che il nostro Paese è chiamato a risolvere.

 

delsignoreLeonello Del Signore

consulente industriale




decarloStefano De Carlo

comandante Alitalia Lai