Cultura come motore di sviluppo, qualche stimolo – R. Bertollini

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macchiaioliIl sistema delle nostre industrie culturali, inventivo per eccellenza, si rivela anche reattivo, versatile, capace di tenere anche nella crisi e anzi di rispondere mettendo in campo strategie lungimiranti per agganciare la ripresa puntando sulla qualità, sull’innovazione, sulla bellezza e sulla fantasia. Ad esempio utilizzando professionalità con competenze in arti grafiche, pubblicità, design, web design, tecniche multimediali, sviluppo di software, ecc. O ancora introducendo pratiche per stimolare la creatività come sessioni di brainstorming, lavori di gruppo interdisciplinare e interfunzionale, forme di rotazione del lavoro, incentivi ai dipendenti per lo sviluppo di nuove idee. I risultati potrebbero essere molto importanti.

E cosa dire della spinta sul turismo? Del totale della spesa dei turisti in Italia, 75,8 miliardi di euro nel 2014, il 37,3% (28,3 miliardi) è legato proprio alle industrie culturali. E al richiamo della cultura, della bellezza e della qualità sono con ogni probabilità legate le ottime performance nazionali nel turismo. Se, infatti, leggiamo le statistiche in modo meno superficiale ci accorgiamo che siamo il primo paese dell’eurozona per pernottamenti di turisti extra Ue (con 56 milioni di notti). Siamo la meta preferita dei paesi ai quali è legato il futuro del turismo mondiale: la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, gli Usa e il Canada.

Non dovremmo limitare il campo d’osservazione ai settori tradizionali della cultura e dei beni storico-artistici, ma nell’andare a guardare quanto contano cultura e creatività nel complesso delle attività economiche italiane, nei centri stile delle grandi industrie come nelle botteghe artigiane o negli studi professionali. Si potrebbe avviare la classificazione in 4 macro settori: industrie culturali propriamente dette (film, video, mass-media, videogiochi e software, musica, libri e stampa), industrie creative (architettura, comunicazione e branding, artigianato, design e produzione di stile), patrimonio storico-artistico architettonico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), e performing art e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere). Bisognerebbe valutare gli investimenti in creatività sulle performance aziendali, da parte sia delle imprese appartenenti ai 4 macro-settori del sistema produttivo culturale, sia di quelle che svolgono attività economiche differenti ma che possono, non di meno, beneficiare dell’ibridazione con la cultura.

Da non sottovalutare una maggiore presa di coscienza dell’importanza delle start-up culturali e creative in Italia, attraverso una chiara e mirata regolamentazione che dovrà essere accompagnata da una serie di incentivi e agevolazioni che aiutino ad assumere personale qualificato, colmando il gap conoscitivo esistente attraverso una maggiore presenza delle istituzioni; e dall’altra una maggiore valorizzazione dei giovani neolaureati attraverso non solo percorsi formativi ad hoc quanto attraverso delle esperienze on the job e un maggior supporto agli startupper attraverso spazi di coworking, incubatori e acceleratori, che permettano loro di imparare nella pratica come accedere alle fonti di finanziamento, come sviluppare un business plan, come presentare un progetto e gestire situazioni complesse.

Uno sguardo inoltre alla conoscenza della lingua italiana che, al di là della pesante emigrazione dei nostri connazionali, si è diffusa nel mondo grazie al nostro meraviglioso patrimonio letterario, musicale e culturale che ha portato al suo studio quella fascia di popolazione interessata a questi temi, insomma l’italiano è conosciuto nel mondo come la “lingua colta” e per sua natura Universale. Per esempio l'Opera è un formidabile strumento per la conoscenza della lingua italiana e conseguentemente per la diffusione del concetto Opera/Italia/Italiano, i cantanti anche di medio livello devono necessariamente impararlo, ed è un aspetto totalmente trascurato dai nostri Istituti di Cultura, che tra l'altro sono messi in discussione e alcuni sono stati già chiusi e altri rischiano di seguirli, ma soprattutto possono fare da volano per incentivare la frequentazione all'estero di corsi e l'organizzazione anche nei nostri Teatri di corsi ad hoc. Ma più in generale in tutte le vicende che riguardano la nostra lingua dovrebbe trovare spazio l'Opera.

Da ultimo se si vuole dare una spinta razionale a tutto il settore dello spettacolo dal vivo sarebbe necessario:

dare uno sviluppo al sistema, valorizzando la qualità dell'offerta, anche multidisciplinare, la pluralità delle espressioni artistiche, i  progetti  e  processi  di  lavoro  innovativi, la qualificazione delle competenze artistiche, l’interazione  con l'intera filiera  culturale,  educativa  e  del turismo;

aiutare la crescita di offerta e domanda qualificate, differenziate, con attenzione alle fasce di pubblico con minori opportunità;

dare un ricambio  generazionale,  valorizzando  il  potenziale creativo dei nuovi talenti; 

dare un riequilibrio territoriale dell'offerta  e della domanda;   

dare una diffusione all'estero e processi di internazionalizzazione attraverso coproduzione, collaborazione  e scambio;

dare mobilità  e circolazione  delle  opere,  sviluppo di  reti  internazionali di  offerta.

 

bertolliniRiccardo Bertollini

presidente Fondazione DNArt - Milano