Discorso introduttivo del convegno “Disegniamo la Milano del futuro” – G. Valditara

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milanoNoi oggi offriamo a Matteo Salvini cento pagine di idee e di proposte. Questa iniziativa raccoglie cittadini che amano Milano e che hanno iniziato a immaginare il futuro della nostra città. Sono personalità del mondo milanese della università, delle professioni, dell'impresa. La nostra è una sfida culturale non solo alla sinistra di questa città, è una sfida alla sinistra per un nuovo modello di società. Noi siamo consapevoli che da Milano può partire un percorso per disegnare un nuovo modello di Italia, da Milano può ripartire un'Italia che ancora stenta ed arranca.

La nostra idea di società non ha bisogno di ricorrere a teorie politiche o economiche, è la espressione naturale dello spirito ambrosiano e lombardo, in cui noi ci identifichiamo appieno: cittadini che vogliono tornare ad essere padroni del destino della propria città, cittadini che sono l'anima vitale della volontà di rinascita della loro città. Come è sempre stato nella nostra storia: i milanesi non hanno mai aspettato l'intervento dall'alto, dalle istituzioni, dal pubblico, anzi hanno voluto e costruito da sé il loro futuro. Basti pensare alla vicenda della scelta di Sant'Ambrogio. I milanesi del resto furono i primi in Europa, quasi mille anni fa, a far nascere opere caritatevoli, una trama unica di iniziative di generosa solidarietà civica. Non è forse nemmeno un caso che il francese Federico Ozanam, fondatore della San Vincenzo, sia nato a Milano. La rinata potenza economica dell'Italia del dopo guerra è dipesa innanzitutto da quella borghesia milanese e lombarda che si è subito data da fare e che da due secoli aveva fatto di Milano una delle città più ricche e vitali d'Europa. Lo spirito milanese sta anche nelle parole di un grande lombardo, Contardo Ferrini, a proposito delle tasse: "inopportune coazioni tolgono larghezza e generose prestazioni". Questo i milanesi lo hanno sempre inteso ben prima dei teorici dell'economia liberale

La sfida passa attraverso quattro punti chiave: sicurezza, solidarietà, competitività e crescita, decoro e qualità della vita.

I media negli ultimi mesi hanno riempito di elogi Milano, con una insistenza un po' sospetta. Mi sono sembrate strumentali certe esaltazioni del presente, come strumentali erano certi dileggi del passato. Si voleva preparare il terreno per tirare la volata a un candidato che rappresentasse la continuità. La realtà purtroppo è molto diversa. Milano è la città in Italia con il maggior numero di reati, e un numero molto elevato è causato da stranieri. È fra i primissimi posti per i furti, per i borseggi, per le rapine. Il Sole 24 ore l'ha giudicata nel 2014 la città più pericolosa d'Italia. Secondo dati Censis, nel 2014 è stata la prima in assoluto per furti in abitazione. Nel 2014 sono aumentati del 40% gli omicidi e in modo esponenziale i furti.  Borseggi e scippi sono cresciuti del 17.5%. Un recente sondaggio della Swg rivela che il 53% dei milanesi si sente per niente o poco sicuro. Ben il 44% dei milanesi si sente meno sicuro rispetto ad un anno fa. Le cause sono per il 38% l'immigrazione, per il 36% l'aumento dei reati, per il 34% l'aumento del disagio sociale.  I milanesi hanno paura a muoversi di sera o di notte, a camminare nei luoghi poco illuminati, a camminare nelle vie della periferia urbana, a prendere certi mezzi pubblici. Siamo arrivati al punto che la polizia ha sconsigliato i pendolari di viaggiare da soli sui treni locali dopo le 19.

Noi proponiamo dunque una vigilanza diffusa, che coinvolga anche i cittadini, magari nella veste di ausiliari della sicurezza, selezionati e organizzati dal comune a vari livelli, e che dia ai milanesi, che sentono il bisogno di protezione, un segnale di presenza. Occorre essere presenti su tutti i mezzi delle linee più a rischio, nei parchi, per le vie dei quartieri periferici in particolare nelle ore serali e notturne. La percezione di insicurezza genera di per sé ansia e fa vivere male.  Occorre dedicare risorse a un corpo speciale della polizia locale, che abbia funzioni di vigilanza sulla quiete pubblica e di contrasto alla criminalità da strada: come insegnano Rudolf Giuliani e la teoria delle "finestre rotte", la microcriminalità è il brodo di cultura di una criminalità sempre più aggressiva. Ci vuole un contrasto duro delle occupazioni abusive: è inaccettabile che occupanti abusivi creino piccole casbah a Milano. Ci vuole una lotta dura al fenomeno dei graffiti, che causa ogni anno oltre 60 milioni di danni al patrimonio pubblico e privato e ci vuole un contrasto deciso del commercio abusivo, che danneggia i nostri commercianti e i nostri artigiani; gli strumenti per combattere queste due attività criminose ci sono, manca la volontà politica: peccato infatti che i sequestri di merce contraffatta siano passati dai 6000 del 2014 ai 3000 del 2015 (dati Confcommercio). Dobbiamo pensare anche al recupero delle periferie, incentivando luoghi di aggregazione sociale, sponsorizzando iniziative culturali, sportive, ricreative.

Milano è anche nuove povertà. Noi non possiamo lasciare qualcuno indietro. Dal 2008 al 2014 sono aumentati del 25% i richiedenti aiuto. Il rapporto sulla povertà della Caritas ambrosiana denuncia dal 2008 al 2015 un aumento considerevole di italiani fra coloro che chiedono un aiuto alimentare. La crisi ha colpito duramente molti milanesi. Vi è una difficoltà crescente per gli esercenti commerciali, ma anche per i professionisti. Il comune deve coordinare e stimolare la carità volontaria di cittadini e imprese con un censimento quartiere per quartiere dei bisogni, dando a ognuno la opportunità di adottare un nucleo famigliare destinando un contributo finalizzato a soddisfare bisogni concreti di prima necessità: cibo, vestiario, affitto, elettrodomestici etc. Così ancora: si potrebbe creare la banca dei bisogni e delle opportunità, organizzando la raccolta, la distribuzione ed eventualmente lo scambio di beni non più utilizzati, da destinarsi sulla base delle necessità di ciascun nucleo famigliare. Si deve usare il project financing per costruire asili e per ammodernare le nostre scuole: il privato nella istruzione e negli asili dà servizi necessari alle famiglie e ai giovani, con costi minori.

Milano deve tornare a produrre e distribuire ricchezza. Deve diventare la più importante città dell'Europa centromeridionale. Per farlo occorre una visione strategica che punti sulla competitività. Gli asset decisivi sono ricerca, innovazione, comunicazioni, infrastrutture, efficienza dei servizi comunali. Milano ha una rete eccellente di università, umiliata dal dirigismo renziano che di fatto l'ha estromessa dalla gestione dell'area Expo. Milano deve essere la capitale della modernità e della innovazione. Il nuovo skyline è il simbolo di una città che fu capitale dell'impero romano, ma che non vive sul passato, e deve anticipare il futuro. E allora anche qui proposte concrete: diminuzione delle imposte comunali sugli immobili destinati ad uso commerciale, imprenditoriale, professionale. Milano capitale delle start up, come Londra, Berlino: si mettano a disposizione spazi, incentivi, risorse per favorire nuove iniziative imprenditoriali. Le risorse possono derivare da un piano intelligente di privatizzazioni (penso a Serravalle, e soprattutto a A2A). Circa le aziende strategiche per la città, si deve mantenere comunque un controllo su alcune scelte essenziali nonostante la privatizzazione.

Nella ricerca e nella innovazione occorre fare di Milano un polo mondiale nei settori in cui la città è tradizionalmente forte: nuovi materiali, biotecnologie, ricerca tecnologica, information technology e tecnologie applicate alla finanza, incentivando anche l'arrivo dei migliori scienziati. È necessario creare una vera piazza finanziaria, che sia la più importante di tutto il Sud Europa: investendo dunque sulla formazione degli operatori, ma anche portando qui le strutture chiave. Sfidiamo Renzi e la sinistra: si deve portare a Milano la Consob, ma anche Banca d'Italia; è uno spreco notevole di risorse che chi vigila sulle banche milanesi debba stare a Roma e passare quasi metà dell'anno in trasferta a Milano. La Cassa depositi e prestiti può benissimo entrare in questa piazza finanziaria totale: oggi infatti svolge essenzialmente attività finanziariaE non può mancare l'Antitrust: le aziende controllate risiedono qui. È importante che le istituzioni finanziarie e di controllo operino nello stesso contesto dove ci sono i problemi. E ancora: occorre valorizzare il Made in Milan. È un marchio che va lanciato: come il Made in Italy, ha un notevole valore. Questo significa che il comune deve valorizzare la produzione artigianale milanese. E così anche promuovere in rete i prodotti dell'artigianato, del design, dell'arredo milanese. La regia del comune è fondamentale. Si deve favorire il turismo e il commercio anche con piccole iniziative, ma molto utili: penso alla introduzione e diffusione di pannelli interattivi (touchscreen) nelle zone di maggiore passaggio o ritrovo con una duplice finalità: fornire informazioni (es. orario dei treni, bus, percorsi metro, mappe città, servizi di pubblica utilità come farmacie, segnalazione di musei e monumenti da vedere in zona, ecc.) e stimolare gli acquisti, e quindi promuovere il commercio milanese (es. segnalazione dei ristoranti più vicini, negozi in zona, ecc.). In altre nazioni si sta diffondendo sempre più il concetto di PHYGITAL (abbinamento fisico e digitale) per lo sviluppo commerciale (possibilità di acquistare o agire tramite pannelli touchscreen: dalle specialità alimentari al capo d'abbigliamento fino ai biglietti per un concerto o per una mostra). Una rete di pannelli consentirebbe la fruizione più ampia e completa della città da parte di turisti e professionisti di passaggio che vogliono sfruttare il limitato tempo libero per esplorare la città e viverla. Una sorta di "Milano in tasca", a portata di app di cellulare.

Le infrastrutture sono poi decisive: si deve investire sulla viabilità urbana. Milano è anche una città strozzata: occorre completare la rete di infrastrutture esterne di accesso alla città, e in parallelo rafforzare le linee suburbane. Malpensa non può essere un aeroporto minore: a quando la liberalizzazione degli slot? Infine si deve puntare sulla sempre maggiore efficienza dei servizi comunali, essenziali per accompagnare la crescita,  recuperando una antica tradizione.

Con la giunta Pisapia è aumentato il degrado: Milano è una città sporca, piena di barboni e mendicanti abbandonati al loro destino che trasformano i marciapiedi in dormitori e in latrine a cielo aperto, con un patrimonio edilizio devastato dagli imbrattamenti. Il degrado delle periferie si va accentuando. Anche qui ci deve essere una mobilitazione organizzata dei cittadini nella pulizia e nella sorveglianza sui servizi di pulizia della città. Non possiamo accettare che la gente dorma per strada e trasformi i muri e le vie nel loro gabinetto. Non solo poi la lotta alle tags, ma anche un investimento significativo per abbellire architettonicamente Milano. Milano sia veramente la città delle archistar, sia anche la città dei giovani artisti internazionali più affermati. Mettiamo a loro disposizione spazi e occasioni per abbellire la nostra città. Curiamo la bellezza sobria di Milano anche nei particolari. Basta con obbrobri edilizi come certe orrende sopraelevazioni su palazzi storici. 

Si è fatto ancora molto poco su un tema che riguarda la nostra salute: l'inquinamento. Milano è ancora oggi una delle città più inquinate in Europa, la più inquinata in Italia. L'Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato inquinamento e polveri sottili carcinogeni di tipo 1. Uno studio fatto in 9 paesi su 300.000 persone ha dimostrato una relazione certa fra aumento delle polveri sottili e numero di tumori. Nel 2015 siamo tornati ai livelli di PM10 del 2013: in attuazione di una direttiva europea si diano concessioni edilizie solo per la costruzione di edifici a impatto ambientale zero. Ci vuole un grande piano di elettrificazione per i mezzi pubblici e per le auto private. Da Stoccolma a Berlino a Bolzano si stanno mettendo motori elettrici nei bus cittadini, Milano non può rimanere indietro.

Per concludere una considerazione più generale: Milano è la capitale della regione più avanzata d'Italia. Secondo uno studio di Confcommercio se la spesa pubblica pro capite fosse in Italia come quella lombarda, si risparmierebbero 83 miliardi di euro. Milano non può permettersi un ritorno ad un dirigismo romanocentrico: Milano come tutta la Lombardia ha bisogno di uno statuto di autonomia particolare. Il nuovo sindaco deve pretendere in appoggio e d'intesa con il presidente della Regione l'attivazione dell'art.116.3 della Costituzione. Già Cattaneo scriveva nel 1830 che le scuole professionali sono fondamentali per lo sviluppo di un territorio. Non possiamo permettere che un settore strategico per la crescita di Milano torni a Roma.

Mi sono limitato ad una visione strategica. In questo libro bianco ci sono molte proposte concrete. Gli interventi successivi ne illustreranno alcune. Soprattutto, con serietà e realismo, abbiamo immaginato come finanziare questo ambizioso programma di rilancio della nostra città. Abbiamo messo queste prime idee nelle mani di Matteo Salvini di cui apprezziamo il coraggio e la capacità di parlare chiaro. È solo l'inizio di un percorso che auspichiamo possa estendersi alla Italia intera.


valditarasmallGiuseppe Valditara

professore ordinario di diritto privato romano

Università degli Studi, Torino

già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma